Com’è la vita delle lesbiche in Giappone? Chiarimenti e 7 locali di Tokyo per donne

Tempo di lettura: 16 minuti

Lesbiche in Giappone.

Com’è la vita delle lesbiche in Giappone? Chiarimenti e 7 locali di Tokyo per donne

Le donne a cui piacciono le donne sono lesbiche. Semplice vero?
Tuttavia, la sessualità è varia e profonda.
E in un paese ancora purtroppo molto arretrato, sui diritti LGBT in Giappone, a volte parlarne risulta abbastanza scomodo.
Se volete fare una prova, cercate in rete e scoprirete quanto poco materiale esista in italiano, ma anche in inglese e quindi non sorprendetevi se siete arrivat* qui trovandoci fra i primi risultati di Google, digitando le parole chiave in questione.
Questo articolo, nasce da una duplice riflessione.
Innanzitutto, ci siamo rese conto che se l’omosessualità maschile in Giappone è in qualche modo un tema scomodo, di omosessualità femminile si parla ancora meno.
E da psicologa non ho resistito alla tentazione di voler approfondire questo aspetto. Perciò in questo articolo parleremo della vita delle lesbiche in Giappone: chiarimenti e 7 locali di Tokyo per donne.
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La più recente e buona notizia è che Tokyo riconosce le unioni omosessuali da fine ottobre 2021, consentendo alle coppie omosessuali riconoscimenti  in aree che vanno dall’alloggio all’educazione dei figli. Il Tokyo Partnership Oath System è stato lodato dalla comunità LGBTQ come un passo verso il raggiungimento della parità di diritti per le minoranze sessuali in Giappone.

Oltre 200 comuni hanno attualmente un tale sistema e la sua introduzione a Tokyo.

Tuttavia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso rimane proibito a livello nazionale e, nonostante i sondaggi mostrino che il pubblico generalmente è favorevole alla legalizzazione di tali unioni, il Giappone è l’unico paese del G-7 a non aver ancora adottato misure per farlo.

Se non si riesce a visualizzare il video, provare ad aprirlo su YouTube.
Quando ci è capitato di chiedere ad alcuni amici giapponesi (gay e non) – dalla mentalità davvero aperta – “ci sono locali per lesbiche a Tokyo”? La risposta è stata “Beh, sai: ci sono locali gay che accettano anche donne.” Un po’ come se le donne omosessuali in Giappone, fossero una “minoranza” della minoranza.
Il secondo motivo per cui ci occupiamo di omosessualità femminile in Giappone, è per la grande quantità di domande che c’è arrivata da ragazze lesbiche italiane e da altri paesi europei.
Molte di loro, sono appassionate di Giappone, ma non hanno trovato nessuna informazione (o quasi) sul web.
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Lesbiche in Giappone: cosa dovrebbe aspettarsi una ragazza, una coppia, un gruppo di lesbiche, una volta arrivate in Giappone?

La nostra idea di viaggio è di inclusione, quindi pensiamo sia giusto e interessante occuparci di un itinerario che passi anche per il divertimento fra i locali per lesbiche di Tokyo.
Speriamo che questo articolo possa essere utile per tutte le ragazze/donne gay che lo leggono, per scoprire qualcosa di più sulla vita delle lesbiche giapponesi e su cosa aspettarsi da un viaggio in Giappone.
Ma prima di tutto, qualche precisazione di carattere storico e sociale.
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 Storia delle lesbiche e dei diritti delle omosessuali in Giappone

Il Giappone ha una storia densa di amore fra donne, dall’antichità ai tempi moderni. Sebbene ci siano stati periodi in cui essere gay era più accettabile di altri, la narrazione è tutt’altro che lineare:

 

  • Antico Giappone (fino al XII secolo): esistono racconti e storie popolari che parlavano di relazioni fra donne. Nella poesia classica si fa riferimento all’omosessualità femminile. I guerrieri samurai spesso adottavano comportamenti sia eterosessuali che omosessuali.

– Racconti come il Konjaku Monogatari-shū descrivevano le relazioni romantiche tra donne. La Raccolta di racconti di Uji contiene una storia di amanti lesbiche.

– Molte poesie nella Raccolta delle Diecimila Foglie (Man’yōshū) parlano esplicitamente dell’amore e del desiderio tra donne e donne.

 

  • Giappone premoderno (1185–1868): le pratiche lesbiche si diffusero nella cultura dell’élite urbana attraverso il teatro e il commercio del sesso. La consapevolezza del desiderio femminile omosessuale emerse attraverso la letteratura.

– Nel periodo Edo, le relazioni wakashu-joshi tra intrattenitrici adulte e donne più giovani erano una pratica comune. Il teatro kabuki ha contribuito a creare consapevolezza.

– Temi omoerotici delle monache buddiste sono apparsi nell’arte ukiyo-e di maestri come Katsushika Hokusai.

– Gli scritti descrivono relazioni lesbiche tra dame di compagnia della corte imperiale.

 

  • Era Meiji (1868-1912): quando il Giappone si aprì all’influenza occidentale, l’omosessualità fu dichiarata illegale in alcune aree sotto l’ascesa del cristianesimo. Tuttavia, esisteva ancora una vivace comunità lesbica che prendeva il nome dai termini inglesi “sister”.

– Sotto le crescenti influenze occidentali come il cristianesimo, ostili all’omosessualità, l’adozione delle leggi sulla sodomia rese il lesbismo tecnicamente illegale.

– Tuttavia, la compagnia femminile di classe S prosperava nelle scuole, condividendo relazioni intellettualmente ed emotivamente appaganti. Termini inglesi come “sorella” o “S” per identità femminile condivisa divennero parole in codice popolari.

 

  • Era Taisho (1912-1926): durante questo periodo conservatore, influenzato dal crescente militarismo, tutte le espressioni dell’omosessualità continuarono a essere represse. Tuttavia, il lesbismo permeava le accademiche che frequentavano l’università e l’appassionata poesia omosessuale prosperava fuori dai radar del pubblico.

– Man mano che le leggi sulla moralità diventavano più severe, le pubblicazioni e i media lesbici furono banditi dai codici di censura.

– Tuttavia, gli ideali dell’amore libero Taisho hanno portato molte studentesse nelle scuole e nelle università femminili a impegnarsi segretamente in appassionate amicizie romantiche e nell’esplorazione sessuale.

– Anche la letteratura e la poesia a tema lesbico revisionate privatamente tra i circoli dell’intellighenzia femminile, come l’opera della poetessa Yoshiya Nobuko, ebbero successo. La scrittrice è stata una delle maggiormente prolifiche del Giappone moderno, specializzata in romanzi rosa serializzati e narrativa per ragazze adolescenti, nonché una pioniera nella letteratura lesbica giapponese, compreso il genere di Classe S. Inoltre, molte delle sue storie sono state trasformate in film. Nel gennaio 1923, Yoshiya incontrò Chiyo Monma, un’insegnante di matematica in una scuola femminile di Tokyo e assieme hanno avuto una relazione sentimentale durata oltre 50 anni.

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Cosa significa Classe S?

Classe S (クラスS, Kurasu Esu), nota anche come S kankei e comunemente abbreviata come S o Esu (エス), ha origine come termine giapponese wasei-eigo all’inizio del XX secolo. Descrive profonde amicizie emotive tra ragazze. Questo termine classifica anche un genere di letteratura femminile (少女小説, shōjo shōsetsu), che narra storie incentrate su queste relazioni, spesso evidenziando le dinamiche tra un senpai (senior) e un kōhai (junior).

La “S” nella Classe S ha varie interpretazioni, che rappresentano “sorella”, “shōjo” (少女, che significa giovane ragazza), “sesso”, “schön” (in tedesco bella) e “fuga”.

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Hotaru Kari (Caccia alle lucciole), illustrazione di Shigeru Sudō [ ja ], 1926

La classe S è caratterizzata come una forma unica di affetto tra ragazze. È importante notare che sebbene comprenda l’amore, non è sinonimo di relazioni romantiche o letteratura romantica. Invece, la Classe S è specificamente utilizzata per denotare relazioni platoniche fondate su profonde connessioni emotive e intense amicizie, senza l’elemento di attrazione o attività sessuale.

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La scrittrice Nobuko Yoshiya. Fonte: Wikipedia

  • Era Showa (1926–1989): l’oppressione del lesbismo fu estenuante mentre il governo praticava l’eugenetica e le donne non conformi di genere, ma gli obiettivi del secondo dopoguerra videro emergere il moderno movimento per i diritti delle lesbiche mentre protestava per il riconoscimento e i diritti.

 

  • Era Heisei (1989-2019) e dall’era Reiwa in poi (1989-in corso): con una maggiore occidentalizzazione, la comunità lesbica e LGBT ha fatto passi da gigante in Giappone. Alcune aree riconoscono le unioni omosessuali nonostante non vi sia uguaglianza matrimoniale a livello nazionale. I media presentano sempre più storie fra donne.

– La crescente occidentalizzazione ha portato ad una maggiore consapevolezza delle identità LGBT, con l’emergere di diverse figure di alto profilo della cultura popolare, ma permangono atteggiamenti conservatori ostinati.

– Come abbiamo anticipato, oltre 200 governi locali e distretti ora rilasciano certificati che riconoscono le coppie dello stesso sesso come equivalenti al matrimonio, sebbene non esistano tutele nazionali. Anche la rappresentanza nei media continua ad aumentare.

Il percorso non è stato lineare né facile. Ma le prove della cultura lesbica attraversano tutta la storia giapponese, perseverando contro le ondate di restrizioni e trovando espressione dall’antichità al presente. Ora che abbiamo fatto alcune precisazioni storiche, possiamo continuare con il nostro discorso.

Lesbiche in Giappone: i paragoni delle lesbiche con maschi e femmine

Ancora oggi purtroppo di fronte ad una coppia di donne (ma anche di uomini), alcune persone amano fare la domanda “Chi è il maschio o la femmina”? Ma questa domanda per le coppie omosessuali è semplicemente un’imposizione dell’eteronormatività che parte dal presupposto che tutti debbano essere attratti dal sesso opposto, quindi è abbastanza sgradevole da sentire.
Un altro stereotipo sulle donne omosessuali, è che le relazioni fra lesbiche abbiano una storia breve.
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Storia moderna delle lesbiche in Giappone

Tuttavia, occorre dire che – generalmente – esistono pochissime fonti storiche sulle donne omosessuali. Insomma, è difficile conoscere davvero la storia delle “donne che amano le donne” in Giappone.
In Giappone, in passato, si pensava che le donne non potessero essere soggetto di pulsioni e gusti sessuali, a causa dei valori patriarcali. Infatti, vigeva l’idea che le donne fossero di proprietà degli uomini ed erano relegate a semplici oggetti del desiderio. Per questo motivo, le relazioni amorose tra donne erano considerate un’evenienza dell’adolescenza. In realtà, le donne che amano le donne, esistono da molto tempo, ma le testimonianze arrivate fino a noi, sono davvero poche.
Naturalmente, prima che la parola lesbica fosse coniata, nessuno riconosceva “una donna che ama le donne” come una “lesbica”.
Tuttavia, l’orientamento sessuale è un giudizio di sé, ma occorre anche un’auto-consapevolezza per definirsi lesbica in senso stretto.
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Lesbiche in Giappone: il rapporto Kinsey 

Dopo la seconda guerra mondiale, le relazioni sessuali tra donne iniziarono a essere descritte in varie riviste specializzate. E poiché la parola “lesbica” è stata usata nel Rapporto Kinsey del 1948 (uno studio che mostra che la maggior parte degli esseri umani ha un certo grado di bisessualità), la parola “lesbica” è stata usata anche nelle riviste dedicate. Le lesbiche erano considerate come “donne con libido attiva, quindi, donne dallo spirito libero”.
Per questo, in seguito sono state considerate anche una categoria del porno. Anche attualmente, cercando “Les” o “Lez” su Google, fra i primi risultati, ci sono siti per adulti.
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Il gergo delle lesbiche in Giappone

Poiché l’abbreviazione “Les” è stata spesso usata in modo dispregiativo, le lesbiche giapponesi hanno iniziato a usare un altro termine: “bian”, dopo gli anni Novanta.
Quindi in Giappone, il termine bian (da lesbian) nel gergo comune, indica una donna omosessuale. Indipendentemente da come una donna lesbica si possa presentare nell’aspetto, sottolineiamo che non necessariamente esistono ruoli maschili e femminili nelle coppie omosessuali. Anzi, le parole maschio e femmina andrebbero proprio evitate, perché si riconducono a eteronormatività e stereotipi di genere.

Ciò non significa che fra le lesbiche giapponesi, non esistano alcune sfumature che descrivono sia l’espressione che il ruolo sessuale.

Sono “Fem”, “Boy”, “Neko”, “Tachi” e “Riba”. Vediamole assieme!

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1) Fem & Boy

“Fem” e “Boy” non sono parole che descrivono il ruolo femminile o maschile in una coppia, ma indicano il grado di femminilità e mascolinità della persona. Solitamente si riflette nel modo di vestirsi. In base a quello che s’indossa, si sceglie come apparire a livello sociale. Allora viene da sé, che di fronte a una ragazza con i capelli corti e la cravatta, qualcuno potrebbe che “fa l’uomo”.

Ma se si riflette in modo più approfondito, pensando ad una coppia etero, la cosa non funziona. In quante coppie etero un uomo ha i capelli lunghi e una donna quelli corti? Non per questo, si pensa ad una inversione di ruoli. Insomma, non si può pensare in modo superficiale. Spesso il modo in cui si appare, non corrisponde al “ruolo” sessuale.
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2) Neko, Tachi e Riba

“Neko” (ネ コ), “Tachi” (タ チ) e “Riba” (リ バ) indicano il grado di “passività”, “attività”, “reversibilità” di una donna omosessuale in Giappone. Questo riguarda le abilità e le preferenze a letto, ma anche il modo in cui si gestiscono le relazioni sentimentali.
A livello di attività sessuale e relazioni sentimentali, “Neko” si riferisce a passivo e “Tachi” si riferisce ad attivo. Chi ama essere sia attivo che passivo, si definisce “Riba”. Ovviamente, non tutte le lesbiche possono essere divise in “Neko”, “Tachi” e “Riba”.
Tuttavia, usare espressioni intermedie, come Riba orientata a Tachi, Riba orientata a Neko, è abbastanza comune. Esistono inoltre altre etichette come “fem tachi” (Skatachi) o “fem neko”, per indicare una versione in apparenza più femminile delle sopracitate.

I loro opposti sono Zuboneko o Boyneko. Si tratta di donne passive nell’attività sessuale che preferiscono abiti da ragazzo (sinonimo boyine). Un’altra definizione comune è biffe “Bian as Feminine for Feminine”. Si tratta di una donna femminile che cerca una donna altrettanto femminile. In questo senso, l’espressione “fem x fem” è comune. Il termine per indicare in modo negativo una lesbica insensibile o addirittura violenta, in giapponese è Jaritachi.

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Donne lesbiche celebri in Giappone

In Giappone, alcune donne famose hanno fatto coming out e rappresentano un modello per le omosessuali giapponesi. AyaBambi, per esempio, è un’artista internazionale e attivista LGBT che ha attirato molta attenzione anche all’estero. La popolare Akaya Ichinose si è dichiarata lesbica in un’intervista al settimanale “FLASH” nel 2009 e si è sposata con la ballerina Akane Sugimori nel 2015.
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Akaya Ichinose

La sua autobiografia, “Bian Marriage”, descrive la sua vita, matrimonio compreso. Nanae Takizawa, invece è una ex giocatrice di pallavolo che ha rivelato di essere omosessuale durante un show televisivo. Asako Makimura è una scrittrice di talento, conosciuta come “Makimu”.
Nel 2013 ha pubblicato un libro intitolato “Yuri no Real” e ha sposato la sua compagna in Francia. Kanako Otsuji, attivista LGBT, è membro della Camera dei rappresentanti del Partito democratico costituzionale.
Inoltre, ha scritto il libro “Coming Out-A Journey to Find Your Ownness”, che riassume la sua sessualità e i problemi sociali che devono affrontare le persone LGBT in Giappone.

Lesbian fūzoku

Nonostante la prostituzione sia ufficialmente illegale in Giappone, l’industria del sesso prospera grazie a scappatoie e controlli lassisti, operando sotto le spoglie di “fuzoku”. Questo settore serve prevalentemente uomini eterosessuali, ma studi recenti hanno evidenziato l’impatto trasformativo dei servizi sessuali lesbici per le donne.

Il fenomeno del lesbian fūzoku, non è da intendersi qualcosa di interno alla comunità lesbica, ma piuttosto un ampliamento del “mercato della prostituzione” per includere le donne. È una forma moderna di sfruttamento, che si rifà a un termine obsoleto e offensivo usato per descrivere le lesbiche, tomogui (“cannibali”). Questi servizi sono proposti a tutte le donne come un'”esperienza” e in qualche modo come un rimedio alla solitudine o una risposta al trauma causato dall’aggressione maschile.

Clientela diversificata di tutte le età

Un locale di spicco del fuzoku è il “Lezukko Club”, fondato nel 2007, con filiali a Tokyo e Osaka. Il manager, Obou-san, ha riferito ai media giapponesi che le loro clienti vanno dai 20 ai 70 anni. Sebbene commercializzato come servizio lesbico, molte clienti non si identificano come lesbiche. La base clienti comprende donne bisessuali ed eterosessuali, alcune delle quali hanno partner maschili. Molti cercano questi servizi per esplorare la propria sessualità.

Quindi le clienti possono esplorare l’intimità lesbica senza necessariamente identificarsi come omosessuali. In questi locali, la clientela è diversificata, dai dipendenti che subiscono molestie sul posto di lavoro alle casalinghe intrappolate in vite insoddisfacenti. Alcune sono addirittura donne dell’industria del sesso. Invece di abbandonare la propria situazione, denunciare abusi o porre fine a matrimoni infelici, cercano un conforto temporaneo attraverso l’intimità e la compagnia di un’altra donna.

Nonostante la sua rappresentazione come rimedio, questa forma di “servizio lesbico” perpetua le tradizionali dinamiche patriarcali. Cerca di dividere le donne e distrarle da potenziali critiche, allineando la sessualità lesbica con i programmi capitalisti guidati dagli uomini e convertendo i traumi delle donne in un’impresa commerciale.

Differenze con Fuzoku per uomini

In contrasto con fuzoku riservato agli uomini, che spesso dà priorità agli atti sessuali, i servizi incentrati sulle donne enfatizzano la connessione emotiva e la conversazione. Inizialmente, molte clienti faticano ad articolare i servizi desiderati, spesso lasciando vuota la colonna del messaggio. Tuttavia, le visite ripetute le aiutano a comunicare le loro preferenze in modo più chiaro. Il libro di Obou, pubblicato quattro anni fa, suggerisce che il fuzoku lesbico potrebbe essere una necessità per tutte le donne, sottolineandone l’aspetto educativo.

Incoraggiare l’esplorazione personale

Visitare gli stabilimenti fuzoku lesbici richiede determinazione, poiché alcune donne temono il giudizio della società. Obou osserva il notevole coraggio necessario per utilizzare questi servizi, molte delle quali riflettono per anni prima di effettuare la loro prima visita.

Il fuzoku lesbico offre un rifugio sicuro in cui le donne possono sfuggire alle tradizionali aspettative di genere. In questi spazi esprimono liberamente i propri desideri sessuali, cercano compagnia e scoprono le loro reali inclinazioni, senza vincoli sociali.

Dopo questi chiarimenti sulla condizione delle lesbiche in Giappone, vi presentiamo 8 locali di Tokyo per sole donne.
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Kanako Otsuji

I “Bian” bar di Tokyo: guida ai locali per lesbiche nella capitale giapponese

A Tokyo esistono diversi locali per donne, dove si può andare da sole, in coppia o con le amiche. Come accade in altre parti del mondo, anche in Giappone, è possibile andare anche da sole, alla fine è un’esperienza utile anche per dare un’occhiata e bere qualcosa.

Ma ricordate, prima di andare in uno di questi locali  che è sempre bene controllare i loro social per avere aggiornamenti su aperture/chiusure o eventuali variazioni degli orari di apertura.

 

Controllate lo stile e il tipo di locale

Ci sono varie tipologie di bian bar. Esistono locali dove non ci si siede, e altri dove ci si può accomodare su tatami, per una serata più rilassante. Altri ancora hanno una clientela mista, quindi scegliete bene ciò che preferite!

 

1) Lesbiche in Giappone: Lagoon, Shinjuku

Lagoon è un grazioso locale con un logo a foglia ed è ottimo se non si è mai stati in un locale per donne e se si va da sole. Si tratta di un bar perfetto per fare amicizia e ci sono solo 7 posti al banco, quindi è facilitata la vicinanza. Aperto dalle 19, ottimo se non si può fare tardi.

Infatti, molti bar aprono alle 20 o alle 21.

Orario di apertura: lun-gio 19-24; ven-sab 19-3.

Giorni di chiusura: domenica e festivi.

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Indirizzo: 2-18-10 Shinjuku, Shinjuku-ku, Tokyo New Chidori-gai edificio 1F.

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2) Dorobune Lesbian Bar, Shinjuku

Tetsuban Onna Sakaba Dorobune è anche un bar consigliato per un debutto nei locali per donne a Tokyo. Apre alle 19 ed è possibile anche cenare. Il menu comprende piatti a base di verdure fresche, abbondante sakè e il famoso okonomiyaki.Dorobune organizza anche diversi eventi stagionali, come veglioni di Natale e di fine anno.

Questo locale è anche un bar dog-friendly!

Orario di lavoro: mar-gio-dom, dalle 19-24, chiuso il lunedì.

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Indirizzo: 2-Shinjuku, Shinjuku- ku 7-3 Vera Heights Shinjuku Gyoen 205.

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3) Lesbiche in Giappone: Agit Tokyo, Shinjuku

Agit è GIRLS WELCOME e GAYMIX bar. La porta d’ingresso è semi aperta, così si può sbirciare e capire se ci ispira. Anche qui si può godere di un momento di relax e assaggiare deliziosi sakè e stuzzichini.

Orario di lavoro: 20-8, chiuso il martedì.

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Indirizzo: 2-15-9 Shinjuku, Shinjuku-ku Matsui Building 1F.

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4) Gold Finger, Shinjuku

Il Gold Finger, chiamato anche “GF” è uno dei bar per donne più famosi ed esiste nel 1991. L’ingresso è ampio e le finestre sono grandi, così si possono vedere quanti clienti ci sono e com’è l’atmosfera dall’esterno. Gold Finger organizza grandi eventi e feste che si tengono una volta al mese, il che è perfetto per ampliare le conoscenze.

Durante l’Happy Hour si possono avere due drink per 1000 yen.

Orario di lavoro: tutti i giorni 18-20.

Indirizzo: 2-12-11 Shinjuku, Shinjuku-ku Hayashi Building 1F

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5) Lesbiche in Giappone: Ellevie, Shinjuku

Ellevie è un bar dal logo rosa, che si trova accanto a Lagoon. Si trova al primo piano di uno stabile e qui troverete posti a sedere al tavolo e al banco.
Atmosfera molto luminosa!

Orario di lavoro: lun/mer/ven/sab 19-23 e chiuso la domenica.

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Indirizzo: Tokyo 2 -18-10 Shinjuku, Shinjuku-ku, Tokyo New Chidori- gai 2F.

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6) Sky Urue, Ikebukuro

Il bian bar Sky Urue  ha un’atmosfera rilassata e ci può sedere sui divanetti o al bancone. E’ possibile fare la carta punti per avere una consumazione in omaggio ogni 6.

Orario di lavoro: dalle 19 alle 00.30, venerdì e sabato fino alle 2.

Domenica dalle 19.30 alle 00.30.
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Indirizzo: 2-61-15-1 Ikebukuro, Toshima-ku.

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7) Lesbiche in Giappone: Bar Heart, Ikebukuro

Questo bar di Ikebukuro, ha un simpatico logo a cuore, come punto di riferimento. Il Bar Heart si trova in un seminterrato assieme ad altri locali, quindi fate attenzione a entrare in quello giusto! Ci si può sedere al tavolo o al bancone e la maggior parte della clientela è sui 30 anni.

Orario di lavoro: 19-1.
Giorni di chiusura: domenica.

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Indirizzo: 2-56-8 Ikebukuro, Toshima-ku, Tokyo White BL Underground B1.

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Bibliografia:

“Storia e legge dell’omosessualità: la sessualità come dignità”, Akashi Shoten;

“Analisi del discorso della rivista Lesbian Minicomi in Giappone: dagli anni ’70 all’inizio degli anni ’80” “Bollettino della Facoltà di studi umani contemporanei, Wako University No. 10”, Ikuko Sugiura.

 

 

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