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Come superare gli effetti negativi della quarantena Covid-19

 

Vi spiegheremo perché in quarantena, dovreste sforzarvi di trovare nuovi sensi e significati, anziché rincorrere una sfuggente felicità.
Traveltherapists è un blog di viaggio, certo. Ma non solo.
Abbiamo da sempre scelto di essere però “il blog di viaggio, come mai prima d’ora, avete pensato un viaggio”.
Sin dall’inizio, il nostro obiettivo è stato accompagnare i nostri lettori verso destinazioni nuove, fare da guida o agevolare alcune conoscenze, tramite la lente della psicologia del viaggio.
Con i nostri articoli, coltiviamo l’idea di aiutare coloro che desiderano partire, ma anche quelli che leggono i nostri contenuti solo per sognare un viaggio.
In quanto psicologa, sento l’esigenza di scrivere queste parole, tentando di suggerirvi riflessioni, su come superare gli effetti negativi della quarantena Covid-19.
Coltivare in voi una sorta di pensiero positivo, vi aiuterà a superare questa crisi e chissà, forse persino a crescere grazie a questi eventi.

Gli effetti psicologici della pandemia

La pandemia di Coronavirus non sta solo minacciando la salute fisica di milioni di persone, ma sta anche causando il caos sul benessere emotivo e mentale delle persone in tutto il mondo.
I sentimenti di ansia, impotenza e dolore sono in aumento, mentre le persone affrontano un futuro sempre più incerto.
I bollettini di molte nazioni, riguardanti la perdita di vite umane, somigliano a quelli delle guerre peggiori.
In Italia, tutti siamo stati toccati dalla perdita diretta ed indiretta.
Questo porta con sé dei vissuti spaventosi, il terrore che la situazione possa addirittura peggiorare e mai come prima d’ora, incombe e si deposita nel nostro inconscio, la paura di qualcosa di invisibile, ma letale.
Ciò solleva una domanda. Cosa possono fare le persone per far fronte alle ricadute emotive di questo momento dolorosamente confuso?

La resilienza

Il modo in cui le persone rispondono alle avversità è dagli anni Novanta, argomento di studio in psicologia.
La ricerca accademica in psicologia sulla resilienza ha evidenziato, perché alcune persone sono spezzate dagli eventi negativi e dalle crisi, mentre altre emergono da esperienze stressanti ancora più forti di prima.

La persona resiliente

Ma cos’è la resilienza? In psicologia s’intende con resilienza, la capacità di fronteggiare, resistere e creare una riorganizzazione positiva, agli eventi negativi della vita.
Ma attenzione: non si tratta di un atteggiamento passivo o un’acritica accettazione della realtà problematica.
La persona resiliente, riesce a tener conto di un dato di realtà negativo, del problema effettivo.
Anziché porsi in un atteggiamento passivo, non minimizza e va avanti in modo consapevole, cercando di rendere i fatti negativi, la crisi che sta attraversando, un’occasione di crescita personale e di acquisizione di maggiore forza.

Il tragico ottimismo

Gli studi fatti finora sulla resilienza, evidenziano come le persone riescano a proteggere la loro salute mentale durante la pandemia e rovescia alcune idee comuni che la nostra cultura ha sul trauma e sul benessere.

Per trovare altre risposte e significati, mi sono appoggiata agli scritti del viennese Viktor Frankl, sopravvissuto all’Olocausto.

Neurologo, psichiatra, ma anche filosofo, Frankl teorizzò il “tragico ottimismo”, ovvero la capacità di mantenere la speranza e trovare significato nella vita, nonostante l’inevitabile dolore, perdita e sofferenza.
Quando i ricercatori e i clinici osservano chi affronta bene una crisi, coloro che hanno maggior successo non sono quelli che si concentrano sulla ricerca della felicità per sentirsi meglio; bensì quelli che coltivano un atteggiamento di tragico ottimismo.
Fonte: Wikipedia

Lo studio francese

Per capire come il tragico ottimismo di Viktor Frankl possa venire in nostro soccorso durante la pandemia, potrebbe aiutare, ricordare come la Francia ha risposto agli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre 2015. Le persone hanno riportato un aumento dei sentimenti di paura, ansia e disperazione.
Queste emozioni erano più debilitanti per alcuni che per altri. A Parigi è partito uno studio da parte del National de la Recherche Scientifique (CNRS), che ha avuto i primi risultati nel 2017 e si concluderà nel 2028 per indagare gli effetti psicologici anche sul lungo termine.
Il gruppo di ricercatori, guidato da Denis Peschanski e da Francesco Eustache, ha trovato ovviamente angoscia, nella popolazione in generale.
Eppure, alcuni di loro avevano meno probabilità di diventare depressi rispetto ad altri. Tuttavia, non dobbiamo pensare che questi ultimi, siano affetti dalla sindrome di Pollyanna.
Non hanno negato o minimizzato la tragedia, tutt’altro.
In effetti, hanno riportato gli stessi livelli di tristezza e stress delle persone meno resilienti.
Questa scoperta emerge frequentemente nella ricerca psicologica: in generale, le persone resilienti hanno reazioni fortemente negative al trauma. Sperimentano disperazione e stress e riconoscono l’orrore di ciò che sta accadendo.
Ma anche nei luoghi più bui, vedono barlumi di luce e questo alla fine li sostiene.
Insomma, adottare lo spirito del tragico ottimismo, consente alle persone di crescere effettivamente attraverso le avversità.

Il disturbo post traumatico da stress

Per molto tempo, diversi psicologi hanno abbracciato una narrazione della vittima sul trauma, credendo che lo stress grave, causi danni duraturi e forse irreparabili alla propria psiche e salute.
Nel 1980, l’American Psychiatric Association ha aggiunto il disturbo post-traumatico da stress al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e da allora il PTSD ha ricevuto molta attenzione da parte dei media e degli individui comuni che cercano di capire cosa succede alle persone che attraversano tragici eventi della vita.

La crescita post traumatica

Eppure gli psicologi ora sanno che solo una piccola percentuale di persone sviluppa il disturbo in piena regola mentre, in media, da metà a due terzi dei sopravvissuti al trauma, esibisce quella che è nota come crescita post-traumatica.
 
Dopo una crisi, molte persone acquisiscono un nuovo senso della vita, sviluppano relazioni più profonde, apprezzano maggiormente ciò che hanno e segnalano altri benefici.

Le persone che crescono dopo una crisi, trascorrono molto tempo cercando di dare un senso a ciò che successo e capire come li ha cambiati. In altre parole, cercano e trovano un significato positivo.
Frankl l’ha definita “la capacità umana di trasformare in modo creativo gli aspetti negativi della vita in qualcosa di positivo o costruttivo”.  Certo, alcune persone sono naturalmente più piene di speranza di altre.  

La ricerca dei benefici

Altre ricerche mostrano che coloro che cercano i benefici ed i significati positivi, crescono non solo psicologicamente, ma anche fisicamente. 
I sopravvissuti agli attacchi di cuore, ad esempio, che hanno trovato significato nelle settimane successive alla loro crisi, otto anni dopo, avevano maggiori probabilità di essere vivi e in migliore salute rispetto a quelli che non lo facevano.
Ciò non significa che le persone dovrebbero sopportare le avversità con una faccia sorridente e beota.
In effetti, Frankl ha affermato specificamente che il tragico ottimismo non significa “felicità”. Frankl dice “Ma la felicità non può essere perseguita; deve derivarne. Bisogna avere un motivo per “essere felici”. “

Non cercate la felicità, cercate nuovi significati

Aveva ragione: nella cultura occidentale, quando le persone si sentono depresse o ansiose, spesso viene loro consigliato di fare ciò che le rende felici.
Gran parte dei canali di consulenza sulla salute mentale legati alla pandemia trasmettono messaggi, incoraggiando le persone a distrarsi da cattive notizie e sentimenti difficili, a limitare il loro tempo sui social media.
Questo resta un buon suggerimento. Ma sottrarsi alla riflessione sui fatti, non fa trovare i significati. 

Quando le persone fanno cose che li rendono felici, come giocare o dormire, si sentono meglio, ma quei sentimenti svaniscono rapidamente.

Se le persone cercano un significato, tuttavia, spesso non si sentono felici.

 

In questo momento, molte persone stanno stabilendo connessioni più profonde con gli altri e si sentono più grate agli operatori sanitari, agli insegnanti, ai volontari.
Questo certamente non sarà ricordato come un periodo storico felice, ma potrebbe essere ricordato come un tempo di nuovi significati e speranza.
Ciò ovviamente non rende la pandemia una cosa positiva.
Avremmo fatto volentieri a meno di questa tragedia che non sappiamo ancora come evolverà.
La vita è, come dicono i buddisti, diecimila gioie e diecimila dolori. 
Per quanto desideriamo, nessuno di noi può evitare la sofferenza.
Ecco perché è importante imparare a trarre un insegnamento dal dolore.
Sono Marzia Parmigiani, psicologa clinica iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna.
Speriamo di avervi aiutato, in un momento così difficile quale la pandemia Coronavirus.
Se avete domande, compilate il form sottostante. Vi risponderò il prima possibile.
Marzia Parmigiani

Bibliografia:

Frankl; V. E. – “L’uomo in cerca di senso, uno psicologo nei lager ed altri scritti inediti”, FrancoAngeli 2017.

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2 risposte

  1. Una lettura davvero interessante. Cercavo un contenuto per rincuorarmi. Proverò a sforzarmi di trovare significati nuovi, ma la stanchezza è tanta! Grazie

    1. Certo, siamo tutti stanchi. L’importante è dare un senso e tenere sempre presente perché lo stiamo facendo. Grazie a te!

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