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Coronavirus: la crisi potrebbe rendere una potenza l’Europa

Il piano dell’Unione europea da 750 miliardi di euro per aiutare a far fronte alla crisi economica, sembra insignificante. Soprattutto, in confronto agli Stati Uniti che hanno approvato una legge di aiuto di 2,2 trilioni di dollari.
Dall’altra parte del mondo, il Giappone sta preparando un totale di circa 200 trilioni di ¥ in misure di ripresa economica. Ciò in risposta alla pandemia di Covid-19.
Tuttavia, concentrarsi sui soli valori finanziari, non rende conto della complessità.
II vero significato della proposta dell’UE è comprendere come funzionerà. Parliamo di un’istituzione che ha visto minacciata la sua stessa esistenza per oltre un  decennio e le relative implicazioni.
Se adottato, il piano potrebbe trasformare l’UE da un’unione libera di paesi, in una vera federazione di Stati. 
C’è ancora molta strada da fare, ma se ci si riesce, potremmo vedere gli Stati Uniti d’Europa emergere da questa crisi.
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Il piano di ripresa economica dell’Unione Europea post Coronavirus

Di fronte alla peggiore crisi economica della storia moderna, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno proposto un fondo di salvataggio da 500 miliardi di euro.
La Commissione europea, ha reperito questi fondi, prendendo in prestito sui mercati dei capitali. Successivamente, questi fondi avrebbero sostenuto la spesa dell’UE, anziché essere prestati ai governi nazionali. 
Tale piano è stato ampliato a 750 miliardi di euro dalla presidentessa della Commissione europea Ursula von der Leyen.
La presidentessa vuole che € 500 miliardi siano concessi sotto forma di sovvenzioni ai paesi in difficoltà. Il resto sarebbe costituito da prestiti a condizioni.
Con le economie nazionali che hanno perdite del 10-20%, un fondo di solo il 3% del prodotto interno lordo dell’UE, non sembra molto. 
Ma la proposta potrebbe essere trasformativa. 

Il “momento hamiltoniano” dell’Europa

Dare alla Commissione la capacità di raccogliere fondi da sola, viene chiamato il “momento Hamiltoniano” dell’Europa.
Questo perché ricorda l’accordo del 1790 tra Alexander Hamilton e Thomas Jefferson. L’intesa sui prestiti pubblici ha aiutato a trasformare 13 stati, nei veri e proprio Stati Uniti, creando un governo centrale potenziato.
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L’opposizione dei paesi del Nord Europa agli aiuti all’Europa meridionale

L’accordo non è assolutamente concluso. Il processo decisionale della Commissione implica consenso, quindi tutti e 27 i membri devono approvare il piano e molti si oppongono.
In particolare, quattro paesi: Austria, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. Questi sono ardenti oppositori degli aiuti ai governi dell’Europa meridionale. Secondo loro, “hanno solo loro stessi da incolpare” per politiche economiche inette o corrotte. 
Tutti rimandano alla crisi finanziaria globale del 2008 e notano che anche allora l’UE non ha compiuto questo fatidico passo.
Tuttavia, la Merkel, che da tempo si oppone a qualsiasi politica che consenta ai governi nazionali di prendere le decisioni sbagliate, è uno dei sostenitori di questa proposta. 
Angela Merkel

L’Unione Europea dopo la Brexit

La Merkel, come Macron, riconosce la gravità del momento. 
L’Unione europea si sta riprendendo dalla Brexit. Negli ultimi tempi, però l’ascesa dei partiti di destra negli Stati membri che sfidano le norme e i principi democratici della comunità, sono preoccupanti.
Inoltre, la perdita di solidarietà a seguito dell’inondazione di immigrati degli ultimi anni, ha fatto il resto.
La crisi dell’euro ora viene martellata dalla pandemia di Covid-19. 
Per la Merkel, l’UE sta affrontando la “crisi più grave della sua storia. Tale crisi richiede risposte adeguate”.
Wolfgang Ischinger, ex diplomatico tedesco, ha avvertito che “E’ una questione di sopravvivenza dell’Unione europea”. 
Respingendo le denunce secondo cui il piano di salvataggio sia “un dono” per i governi che hanno gestito male le loro economie, ha ribattuto. 
“Si tratta di assicurare la sopravvivenza del progetto europeo a cui la Germania è stata attaccata negli ultimi 70 anni. Il nostro futuro politico. “

Il futuro dell’Unione Europea è importante non solo per gli europei

Dopo essere entrata in carica l’anno scorso, Von der Leyen ha affermato di voler guidare una “Commissione geopolitica” che si sarebbe concentrata sulle relazioni esterne. 
Ciò è in parte una reazione agli shock innescati dall’approccio “America first” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Inoltre, il suo successivo ritiro o indebolimento di accordi, trattati e istituzioni internazionali ha aumentato le preoccupazioni.  
È anche una reazione a un crescente senso di minaccia da parte della Russia e della Cina. Entrambi sono considerati poteri revisionisti, ostili non solo allo status quo internazionale, ma anche al progetto europeo.
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La Cina alimenta le divisioni all’interno dell’Unione Europea

I diplomatici europei parlano di un “nuovo realismo” nel pensare alla Cina. L’indicazione più significativa, è il documento di strategia pubblicato un anno fa che ha identificato il paese come “un rivale sistemico che promuove modelli alternativi di governance”. 
Si pensa che Pechino stia identificando e allargando energicamente le divisioni all’interno dell’UE. Per farolo, usa “bastoni e carote” economiche. 
In questo contesto, l’annuncio da parte degli Stati Uniti della scorsa settimana è preoccupante. Ritirerà quasi un terzo delle sue truppe dalla Germania entro settembre.
Josep Borrell, il ministro degli affari esteri dell’UE, ha avvertito il mese scorso che il successo di qualsiasi strategia dell’UE dipende da migliori relazioni con il resto dell’Asia democratica. Un partner vitale è il Giappone. 
Infatti, due anni fa, Tokyo e Bruxelles hanno firmato due accordi progettati per inaugurare una nuova era di cooperazione e leadership internazionale. 
La politica degli Stati Uniti rende il partenariato UE-Giappone e la cooperazione con altri governi affini, sempre più urgenti.  
  
Jean Monnet, uno dei fondatori dell’Unione Europea, sosteneva che “l’Europa sarebbe stata costruita attraverso le crisi e che sarebbe stata la somma delle loro soluzioni”. 
La pandemia di Covid-19, potrebbe dargli ragione.   
Marzia Parmigiani
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