Coronavirus: lo “scudo genetico” che protegge il Sud

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Coronavirus: lo “scudo genetico” che protegge il Sud

Secondo un recente studio, è emerso che uno “scudo genetico”, proteggerebbe gli abitanti del sud Italia, dall’epidemia di Coronavirus.
Questa è la tesi dello scienziato Antonio Giordano, italiano che abita negli Stati Uniti.
Lo scienziato è co-autore di uno studio pubblicato di recente su Frontiers Immunology. Lo studio dal titolo Coronavirus Disease (Covid-19): What Are We Learning in a Country With High Mortality Rate?” è disponibile in lingua inglese.
Nonostante l’ipotesi dello “scudo genetico” sia ancora da validare definitivamente, si può dire che esistano comunque solide basi scientifiche.
Una determinata interazione fra Dna e ambiente, avrebbe infatti contribuito assieme ad altri fattori, a determinare la diffusione del Covid-19 nel modo attuale.
Sappiamo quanto sia diversa la distribuzione dei contagi fra nord e sud.
La ricerca di Giordano relativa allo “scudo genetico” ha coinvolto diversi colleghi italiani. Francesca Pentimalli dell’Istituto Tumori di Napoli; Giovanni baglio del Ministero della Salute; Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino. Hanno contribuito anche Luciano Mutti e Patrizia Maiorano, che durante il lockdown hanno provato a ricercare le ipotetiche cause dell’elevato tasso d’infezione e mortalità relativa all’Italia.
Antonio Giordano nel 2007, fonte: Wikipedia

Il sistema HlA

Il sistema HlA (antigene leucocitario) avrebbe un ruolo chiave nel definire la risposta immunitaria sia innata che acquisita. 
Nello studio si parla di  «uno specifico assetto genetico, costituito da particolari varianti dei geni Hla, potrebbe essere alla base della suscettibilità alla malattia da Sars-CoV-2 e della sua severità».
Questo studio evidenzia inoltre la diffusione del Coronavirus in Italia nel Nord del Paese, colpito davvero duramente rispetto al sud.
Anche se inizialmente, come molto di voi ricorderanno, moltissime persone si sono spostate dal nord verso il sud per paura dei contagi prima del lockdown, le regioni del sud hanno evidenziato una realtà di contagi molto più bassa.
E’ stato inoltre ipotizzato che il virus stesse circolando da molto tempo prima del blocco.
Per questo, l’ipotesi che nel codice genetico dei cittadini dell’Italia del sud, ci sia un qualche tipo di fattore protettivo nei confronti del Coronavirus, appare molto più plausibile.
Giordano precisa: «Stiamo aumentando la casistica per arrivare al dato finale».
A coloro che dovessero obiettare che gran parte dei cittadini provenienti del Sud Italia, in realtà siano residenti al Nord da anni se non intere generazioni, Giordano, ricorda che esistono «complesse interazioni tra genetica e ambiente».
Distribuzione del Covid-19 al 20 maggio 2020 in Italia, fonte: Wikipedia

I fattori ambientali

In ultima analisi, è fondamentale tenere conto di altri fattori ambientali importanti.
Ad esempio, il ruolo dell’inquinamento, l’industrializzazione e la forte presenza di polveri sottili.
Questi fattori sono spesso responsabili dell’insorgere o della cronicizzazione di problemi o vulnerabilità respiratorie acquisite dalla popolazione.
Inoltre, le regioni del nord, in particolare la Lombardia con l’area di Milano, densamente abitata e fortemente industrializzata, hanno sicuramente pagato un prezzo molto alto. 
Marzia parmigiani
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