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Coronavirus: quando arriverà il vaccino per il Covid-19?

Un nuovo fronte del nazionalismo, si sta giocando con la ricerca mondiale per i vaccini contro il Coronavirus. Ogni paese ha bisogno degli stessi strumenti di salvataggio, ma una mentalità che non va verso l’unione di intenti tra i leader mondiali, sta mettendo a rischio l’accesso di una cura per tutti. Ma parlando del Coronavirus: quando arriverà il vaccino per il Covid-19?

Almeno 69 paesi hanno vietato o limitato l’esportazione di dispositivi di protezione. Si tratta di strumenti medici o medicinali, secondo il progetto Global Trade Alert dell’Università di San Gallo in Svizzera. 

I nuovi nazionalismi

Mentre combattono una pandemia che non ha alcun riguardo per i confini, i leader di molte delle più grandi economie del mondo sono in balia dei principi spudoratamente nazionalisti, minando gli sforzi collettivi per domare il nuovo Coronavirus.
Gli Stati Uniti, un’impareggiabile potenza scientifica, sono guidati da un presidente che si fa beffe della cooperazione internazionale mentre persegue una guerra commerciale globale. E’ di qualche giorno fa, la notizia che Trump abbia sospeso i finanziamenti nei confronti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 
L’India, che produce quantità sbalorditive di medicinali, è governata da un nazionalista indù che ha inasprito le sue politiche con i paesi vicini. 
La Cina, uno dei produttori principali di equipaggiamento protettivo e medicine, è impegnata in una missione per ripristinare la sua antica gloria.

Chi vive e chi muore

Ora, proprio quando il mondo richiede collaborazione per sconfiggere il Coronavirus, gli interessi nazionali stanno vincendo. E c’è davvero tanto in gioco: questa è la battaglia che può determinare chi vive e chi muore.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il protezionismo potrebbe limitare la disponibilità globale di vaccini.

La gara dei vaccini per il nuovo Coronavirus

In tutto il mondo, 50 potenziali vaccini sono nelle prime fasi dello sviluppo.
Alla fine, gli scienziati probabilmente riusciranno a creare un vaccino contro il Coronavirus.
Meno sicuro è se i benefici saranno condivisi con gli altri stati.
Con ogni paese del pianeta che ha bisogno degli stessi strumenti di salvataggio in una volta, le rivalità nazionali stanno mettendo a repentaglio l’accesso di queste, per tutti.
La sola Cina produce la stragrande maggioranza delle sostanze chimiche di base utilizzate per produrre materie prime per una serie di medicinali generici usati per il Covid-19.
Questi includono antibiotici, trattamenti per la pressione arteriosa e sedativi. Li metterà a disposizione degli altri paesi?

L’assenza di un obiettivo comune

Per 70 anni dopo la seconda guerra mondiale, l’idea che il commercio globale accresca la sicurezza e la prosperità ha prevalso nelle principali economie.Quando le persone si scambiano merci attraverso i confini, diventa meno probabile che si facciano la guerra. Inoltre, i consumatori ottengono prodotti migliori e più economici. La concorrenza e la collaborazione stimolano l’innovazione.
Ma in molti paesi, in particolare gli Stati Uniti, c’è stato un netto fallimento da parte dei governi nel distribuire equamente la ricchezza e ciò ha minato la fiducia nel commercio.

Cosa sta succedendo nel mondo?

Nelle ultime settimane, Turchia, Ucraina, Thailandia, Taiwan, Indonesia, Bangladesh, Pakistan, Sudafrica ed Ecuador hanno vietato l’esportazione di maschere protettive. L’India ha vietato le esportazioni di respiratori e disinfettanti.
La Gran Bretagna ha vietato le esportazioni di idrossiclorochina, un farmaco antimalarico ora in fase di sperimentazione per potenziali benefici contro il virus.  L’Ungheria ha vietato le esportazioni della materia prima per quel farmaco e quei medicinali che lo contengono.
L’India è il maggiore produttore di idrossiclorochina al mondo. Il mese scorso, il governo ha vietato le esportazioni del farmaco, sebbene stabilisse che le spedizioni potevano continuare in circostanze limitate.

La Cina aspira ad essere leader mondiale

Venendo in soccorso dell’Italia, la Cina ha colto la pandemia come un’opportunità per presentarsi come un cittadino mondiale responsabile. Questo, in contrasto con le democrazie occidentali che non sono riuscite a fare i conti con la minaccia.
La Cina ha inviato medici e ventilatori in Italia, offrendo aiuti a Francia, Germania e Spagna.
Il mese scorso, quando l’Unione Europea ha vietato le esportazioni di equipaggiamento protettivo, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha abbracciato la grandezza della Cina, anche baciando la bandiera cinese.
Invece da quando il presidente Trump è entrato in carica, il leader supremo della Cina, Xi Jinping, ha cercato di sfruttare la debolezza americana nel gestire la leadership globale, come un’opportunità per prendere il controllo del sistema commerciale.

Cina contro Stati Uniti

Le fabbriche cinesi producono l’80% degli antibiotici del mondo e le basi per una vasta gamma di farmaci. I funzionari cinesi si sono impegnati a continuare a rendere queste merci disponibili al mondo. Tali mosse potrebbero rafforzare la posizione della Cina, ma sembra improbabile si rilassi la situazione con l’amministrazione Trump.
La vulnerabilità degli Stati Uniti, non è derivata da acquistare questi prodotti dalla Cina. L’errore grossolano degli Stati Uniti, è acquistare dalla Cina e iniziare una guerra commerciale con loro.
La Cina mira a diventare la prima nazione a decifrare il codice per un vaccino, una pietra miliare che potrebbe cementare il suo status di superpotenza mondiale.

L’impegno cinese nella ricerca del vaccino per in nuovo Coronavirus

Circa mille scienziati cinesi sono ora impegnati nella creazione di vaccini per il virus, con nove potenziali versioni in sviluppo, secondo il governo. 
Il governo sta valutando la possibilità di aggirare alcune fasi di studi clinici pianificati per portare i potenziali vaccini in situazioni di emergenza, il prima possibile.
Tuttavia bisogna fare i conti con la  scarsa collaborazione internazionale.

Il caso della SARS

Nel 2003, quando un altro Coronavirus, noto come SARS, si diffuse in Cina con un impatto mortale, i funzionari dei Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie si schierarono a Pechino per aiutare il governo a elaborare una strategia di contenimento.
Negli anni seguenti, le autorità cinesi e americane hanno collaborato alle epidemie in Africa.
Ma negli ultimi anni, le autorità americane di sanità pubblica hanno drasticamente ridotto la loro presenza a Pechino sotto la direzione dell’amministrazione Trump.

Una sfida globale

Insomma, in tutto il mondo, 50 potenziali vaccini sono ora nelle prime fasi di sviluppo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Come la storia ci insegna, gli scienziati alla fine produrranno una versione efficace. Ciò che è meno certo è se i benefici saranno condivisi. Una cosa tuttavia è certa: questa è una sfida globale che richiede una risposta globale.
Marzia Parmigiani
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