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Covid-19: il mondo ci sorveglia grazie ai nostri smartphone

Tutti i paesi del mondo, stanno usando maggiori misure di sorveglianza per gestire la tragica pandemia del Covid-19.

Sicuramente siamo tutti d’accordo sul fatto che debbano essere approntati tutti i potenziali strumenti, utili per arginare questo terribile virus. Dall’altro lato, però, si pone un problema etico, legato alla tutela della privacy ed il diritto alla propria riservatezza. Il “Big Brother”, il grande fratello, raccontato nel celebre romanzo di George Orwell, “1984” è stato finalmente esplicitato.

Ma cosa stanno monitorando esattamente?

Le tecnologie di sorveglianza

Covid-19 è la prima crisi sanitaria globale a disporre di tecnologie di sorveglianza per il monitoraggio dei casi. Tuttavia tale controllo, potrebbe diventare la prassi e questa sorveglianza, potrebbe finire per diventare permanente.

Ma quali sono le implicazioni e gli effetti sulla nostra vita?

Le crescenti preoccupazioni globali sul nuovo Coronavirus, hanno costretto i paesi ad attuare misure quali sospensioni dei voli, quarantena obbligatoria, lavoro da remoto e/o smart work, chiusure di bar e ristoranti e, in alcuni casi, chiusure delle frontiere.

Tuttavia, un’informazione che forse non viene condivisa a sufficienza, è la costante sorveglianza di coloro che hanno o potrebbero diffondere il Covid-19.

Covid-19: il mondo ci sorveglia grazie ai nostri smartphone

Il nostro caso

Facciamo un esempio: noi siamo appena tornate dal Giappone (fine marzo 2020). Siamo partite alla fine di febbraio, quando ancora il problema del Covid-19, sembrava riguardare prevalentemente il sud est asiatico. Infatti, molte persone erano preoccupate per la nostra partenza.

Circa 10 giorni dopo, la situazione si è letteralmente ribaltata. Il Giappone, a fronte di quasi 127 milioni di abitanti, aveva solo un migliaio di casi, mentre in Italia, conosciamo tutti la triste evoluzione.

 

Isolamento preventivo

Al rientro, abbiamo comunicato all’igiene pubblica, come da decreto, il nostro rientro e abbiamo fornito indirizzo e numero di telefono. Ci hanno chiamato oggi, per sapere se stiamo bene, ma molto probabilmente siamo anche monitorate tramite GPS negli spostamenti.

Essendo in isolamento, non possiamo uscire neanche per fare la spesa per le due settimane previste. Quindi, se noi girassimo liberamente per la città, probabilmente le autorità lo saprebbero e potrebbero sanzionarci. Ovviamente siamo d’accordo sul fatto di essere sorvegliate in questo momento per il bene comune.

Tuttavia, con le tecnologie di sorveglianza online utilizzate dalle amministrazioni sui cittadini, ci sono preoccupazioni reali sulla quantità di dati raccolti in nome della salute pubblica.

 

In che modo siamo sorvegliati?

In che modo i paesi stanno sorvegliando i loro cittadini durante questa pandemia globale? Alcuni hanno fatto ricorso all’utilizzo dei dati di localizzazione, come il rilevamento della posizione in tempo reale, per tenere traccia dei casi confermati e monitorare le distanze sociali per prevenire la diffusione del virus. Altri, utilizzano i riconoscimenti facciali e app nascoste.

 

La Cina

Il robusto sistema cinese di sorveglianza di massa, è già predisposto per monitorare i movimenti dei suoi cittadini. I cinesi utilizzano un nuovo software di riconoscimento facciale che identifica i volti parzialmente coperti, ma anche app e software che forniscono codici QR. Si tratta di codici colore che stabiliscono se è possibile accedere agli edifici e spazi pubblici, o rimanere in quarantena.

 

 

 

Le forme di sorveglianza digitale in altri paesi

Altri paesi hanno sfruttato la tecnologia di sorveglianza per raccogliere i dati sulla posizione dei cittadini in vari modi. Per esempio, il servizio segreto israeliano utilizza tecnologie di localizzazione in tempo reale per tracciare la posizione dei suoi cittadini, senza la necessità di un’ordinanza del tribunale.
L’Iran ha incaricato i cittadini di scaricare un’app che raccoglie i dati sulla posizione. Attualmente, è stato rimosso dal Play Store.
In Corea del Sud, tramite sms, vengono regolarmente inviati alla popolazione generale i movimenti delle persone con diagnosi di Covid-19.

 

Il controllo avviene anche attraverso i social

Singapore, Hong Kong e Taiwan hanno anche utilizzato combinazioni di localizzazione e rigorosa sorveglianza dei casi in quarantena, per prevenire i cluster di casi.
Infine, gli Stati Uniti stanno ora discutendo le misure di localizzazione con Big Tech come Facebook e Google per monitorare le distanze sociali e i casi in quarantena.
Ovviamente, la salute pubblica deve precedere la privacy individuale durante una crisi, ma solo durante una crisi.

Solo un’emergenza?

Invece, il numero di paesi che implementano forme di sorveglianza di quarantena e di allontanamento sociale, è in aumento.

Per ora sembra appropriato, specialmente nei paesi che lo hanno fatto con successo senza una sorveglianza generale delle loro popolazioni, come Singapore e Taiwan.

Israele ha anche modificato le sue leggi di emergenza per chiarire la durata e la supervisione della loro operazione e come verranno utilizzate le informazioni.

 

Un nuovo livello di violazione della privacy

Ma è fin troppo facile per paesi come la Cina, e in misura minore gli Stati Uniti e il Regno Unito, prendere confidenza con questo nuovo livello di violazione della privacy, senza urgenza di ripristinare le misure una volta gestita la pandemia. Tutti noi ricordiamo il limite di liquidi “temporaneo” da 100 ml a flacone sui voli? Sappiamo che non è stato solo temporaneo.

La localizzazione di massa, non dovrebbe rimanere un appuntamento fisso nell’agenda di Governo. Occorrerebbe una limitazione alle misure attuate, compresa una scadenza dei dati raccolti e dei poteri di sorveglianza del governo, una volta che la pandemia sarà contenuta.

È difficile dire se queste nuove misure saranno mai ritirate, ma data la forte tendenza verso una maggiore sorveglianza dal Covid-19 in poi, si può supporre che questi metodi di sorveglianza rimarranno in qualche forma.

Esiste un modo non invasivo per proteggere la salute pubblica?

Mentre il monitoraggio dei casi è necessario per contenere la sua diffusione, dobbiamo ricordare che il Covid-19 si è intensificato così rapidamente fino a diventare pandemia globale, a causa di una fatale combinazione di negazione, censura e ritardate risposte efficaci da parte dei governi, alla sua comparsa.

L’implementazione rapida di nuove misure di sorveglianza, senza considerare come verranno archiviate le informazioni o quando scadranno tali misure, lascia la possibilità che queste misure sopravvivano alla pandemia, erodendo permanentemente la privacy individuale.

E’ più utile pensare che bloccare con successo una pandemia virale, non debba comportare la sorveglianza di massa.

Le risposte rapide da parte di un governo e/o dei suoi civili sono fondamentali per impedire la trasmissione.

 

 

Marzia Parmigiani

 

 

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