Fairbnb: l’alternativa etica ad Airbnb

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Fairbnb: l’alternativa etica ad Airbnb

Tutti noi abbiamo utilizzato, o almeno sentito parlare di Airbnb. Non tutti sanno forse che negli ultimi anni è nata in diverse città d’Italia e d’Europa una sua alternativa etica: Fairbnb. Scopriamo assieme di cosa si tratta.

            Il logo di Fairbnb – fonte: Google

Il platform cooperativism

Trebor Scholz nel 2014, ha introdotto un dibattito sulla governance nell’economia online parlando di platform cooperativism.

Il platform cooperativism riguarda cooperative di lavoro, con un impianto tecnologico aperto e volto al rispetto sia delle condizioni lavorative, sia alla redistribuzione agli utenti dell’utile creato con il loro lavoro in una prospettiva etica. Fairbnb è un progetto che s’inquadra in quest’ottica. Il suo obiettivo è quello di mitigare l’effetto negativo dell’impatto turistico sui locali, per proteggere la residenzialità, impedendo la gentrificazione. Quest’ultima corrisponde alla trasformazione dei quartieri popolari in zone lussuose, facendo impennare i prezzi degli alloggi e portando le persone meno agiate ad esser escluse.

 

Un Airbnb “fair”

Il nome non a caso richiama Airbnb, ma in una crasi con la parola inglese “fair” che si traduce, in giusto o equo. Una piattaforma di home sharing che funzioni con principi e regole molto diversi, pur offrendo gli stessi servizi dell’azienda californiana.

La logica include anche quella del crowdfunding civico: ben la metà della commissione trattenuta in ogni transazione, sarà investito in progetti che sostengono la comunità locale.

Un utilizzo quindi della tecnologia, al servizio della sostenibilità sociale, attraverso un modello trasparente di business che si basi su una governance democratica.

I creatori

Gli otto membri fondatori della cooperativa, creatori di Fairbnb, cercano adesioni e sostenitori in tutto il mondo. E’ un esempio di community powered tourism, un modello alternativo alla speculazione sfrenata. Uno dei progetti futuri è anche quello di affidarsi a cooperative sul territorio locale, che possano affiliarsi o essere inglobate in Fairbnb, per gestire i servizi che ruotano attorno alla piattaforma. Personale che accolga i visitatori o faccia le pulizie per esempio. In questo modo, Fairbnb si propone di mantenere gli utili dei servizi all’interno delle comunità che li generano.

 

Progetto internazionale con cuore italiano

Fairbnb è una startup italiana, una cooperativa innovativa. In Italia il progetto è partito da Venezia e Bologna: due città che hanno costantemente boom prenotazioni su Airbnb.

          Bologna, città Fairbnb

 

Città simbolo, con un fervente tessuto sociale. In queste aree si ha necessità di conservare una autenticità che non sia dispersa in zone che possono solo esser popolate da turisti, perché irraggiungibili a livello economico per i cittadini. Dopo la diffusione di Airbnb, chiunque avesse una casa in centro storico in una città popolare, ha provato a guadagnarci mettendola sulla piattaforma. Una conseguenza abbastanza prevedibile, se ci pensiamo: ma sia in Italia che all’estero, ben poco è stato fatto a livello legislativo per controllare questo fenomeno e ciò ha portato alla lievitazion degli affitti.

In effetti in molti luoghi, guadagnare con Airbnb è diventato l’unico modo per riuscire a pagare l’affitto stesso. 

         Venezia, città Fairbnb

Promuovere uno stile di vita differente

Aprire la propria casa a stranieri, sconosciuti, mettendo in affitto l’intera casa o una stanza, non è solo un modo per guadagnare soldi, ma rappresenta la possibilità di promuovere uno stile di vita differente. E’ un messaggio attivo di inclusione, di allargamento del senso di comunità. Un modello da promuovere, senza apportare negatività ai residenti o aumentare l’illegalità. 

Lotta all’illegalità ed empowerment della comunità

Ogni alloggio sarà esaminato preventivamente, prima di essere proposto sulla piattaforma, per evitare subaffitti o divieti condominiali. Come abbiamo detto prima, il 50% delle commissioni trattenute da Fairbnb su ogni transazione (Airbnb si attesta fra il 12 e il 20%) sarà corrisposto a comitati locali per realizzare progetti sociali sul territorio. Le amministrazioni locali, manterranno un rapporto di collaborazione costante con Fairbnb per definire le imposte ed ogni adempimento, ed evitare evasione ed elusione fiscale. 

 

2019: Fairbnb arriva a Genova

A Genova Fairbnb sarà coordinato da Focus, una cooperativa emergente sociale genovese.

Fairbnb ha come regola, quella di contattare soltanto chi è proprietario di un unico appartamento.

Airbnb rivela che il 44% di coloro sulla piattaforma come host, sono proprietari multihost. Non è raro trovare persone che acquistano appartamenti in serie per poi metterli sulla piattaforma. A Genova saranno due i progetti finanziati. Coloro che affitteranno un alloggio nel centro storico, supporteranno le attività del Laboratorio Mediterraneo (Lab Med). Questo è promosso da Nuovi Profili, che offre servizi di orientamento e sostegno in ambito scolastico, lavorativo e amministrativo. Chi alloggerà in altri quartieri della città, potrà supportare il Centro Recupero Eccedenze Alimentari (C.R.E.A.).

      Genova, città Fairbnb

Quest’ultimo progetto è a supporto della Valpolcevera. Si tratta di un’area disagiata, scarsa visibilità, povertà e scarsamente collegata con il centro della città. Nel 2018, il crollo del ponte Morandi, ha contribuito ad isolare ancor di più una zona già emarginata che in questo modo si sta cercando di risollevare.

La prossima volta che cercate un alloggio, date una chance a questo sistema che potrebbe rappresentare l’alternativa etica del futuro.

Se siete interessati a questo progetto o desiderate ulteriori informazioni:https://fairbnb.coop/it/

 

 

 

 

 

Marzia Parmigiani

 

 

 

 

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