Giappone: le tecniche di artigianato architettonico tradizionale diventano Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO

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Giappone: le tecniche di artigianato architettonico tradizionale diventano Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO

Nonostante tutto, il 2020 porta anche notizie positive al Giappone.
Infatti, giovedì 17 dicembre – come stabilito dall’ente culturale delle Nazioni Unite – le tecniche di artigianato architettonico tradizionale del Giappone, sono state aggiunte al Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.
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Hōryū-ji – Fonte: Wikipedia

Cosa significa Patrimonio Culturale Immateriale?

L’UNESCO considera per Patrimonio Culturale Immateriale: “l’insieme delle tradizioni, espressioni orali, arti dello spettacolo, rituali, eventi festivi, artigianato. Pratiche agricole tradizionali che sono espressione vivente dell’identità delle comunità e delle popolazioni che in esse si riconoscono”.

La Conferenza Generale dell’Unesco nel 2003, ha adottato la “Convenzione per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale”.

Si tratta di un accordo internazionale volto a conservare, valorizzare e salvaguardare gli aspetti del patrimonio intangibile dell’umanità.

 

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Teatro Kabuki

Le tecniche artigianali giapponesi entrate nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO

Le abilità, le tecniche e le conoscenze tradizionali di questo tipo di artigianato includono 17 aree essenziali.

Si tratta di strategie per riparazione e restauro di santuari, templi e antiche case, tradizionalmente realizzate con legno.

Per fare qualche esempio, fra le strutture considerate abbiamo il magnifico Hōryū-ji.
Si tratta di un tempio buddhista, incluso nel Patrimonio dell’Umanità che si dice risalga all’anno 607.
Hōryū-ji, nella prefettura di Nara è la più antica struttura in legno sopravvissuta così a lungo, al mondo.
Questo tempio assieme al castello di Himeji nella prefettura di Hyogo, può ancora essere ammirato nella loro antica struttura.
Ciò grazie a lavori di riparazione basati su queste particolari e antiche tecniche tradizionali.
Anche l’antico castello nella prefettura di Hyogo è un sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1993.
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Castello di Himeji

 

Sakan tatami e corteccia

Tra le tecniche riconosciute questa settimana dall’UNESCO, ci sono anche altre forme d’arte.
Ad esempio, il metodo di intonacatura sakan e la produzione di tatami. E ancora, la raccolta della corteccia di cipresso giapponese per i rivestimenti e la verniciatura a lacca delle strutture tradizionali.
Per quanto riguarda il metodo sakan, oltre ad una particolare intonacatura (terra, fibre vegetali, sabbie e inerti), s’intende un insieme di ceramiche, xilografie e porcellane, fiorite durante il periodo Edo (1603-1868).

Migliorare la resilienza delle antiche strutture di legno giapponesi

Nonostante questo utilizzo di materiali naturali, le tecniche secolari sono attualmente indispensabili per migliorare la resilienza dei vecchi edifici.
Soprattutto di fronte a terremoti e tifoni, o per ripristinare strutture danneggiate da calamità naturali.
Un esempio è il castello di Kumamoto, gravemente danneggiato dai terremoti nel 2016.
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Il meraviglioso castello di Kumamoto
Assieme all’artigianato architettonico (che è stato formalmente aggiunto sabato), altre eredità giapponesi sono inserite nel Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO.
Per esempio, le arti dello spettacolo del noh (danza drammatica classica) e del kabuki (teatro tradizionale) e la cucina tradizionale Washoku.
L’Onu seleziona i candidati ogni 2 anni.
Prossimamente, il Giappone spera di inserire la danza popolare furyū-odori.
Si tratta di un insieme di balli tradizionali allegri.
Sono fatti su canti tradizionali con abiti colorati, molto presenti durante i matsuri, nella lista del patrimonio culturale immateriale nel 2022.
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Marzia Parmigiani
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