Hong Kong: il virus dell’epatite passa dai ratti agli umani

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Hong Kong: il virus dell’epatite passa dai ratti agli umani

A Hong Kong, sale la preoccupazione per l’epatite E, che sembra “saltare” dai ratti agli umani. Una settimana fa, un nuovo caso.
Nel 2018, ad Hong Kong era stato rilevato un particolare ceppo di epatite, la E, che era stato visto in precedenza solo nei ratti ed un paziente zero era stato individuato.

Un salto di specie

Mentre i ratti hanno trasmesso diverse altre malattie alle persone, questa è stata la prima scoperta nell’uomo della variazione del ratto dell’epatite E, una malattia del fegato.
I ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno identificato l’infezione nel 2018, in un uomo di 56 anni che aveva ricevuto un trapianto di fegato a maggio 2017.
È stato guarito dalla malattia a marzo, dopo di che hanno verificato i loro risultati prima di annunciare il caso.
Il dottor Yuen Kwok-yung, presidente della sezione malattie infettive del dipartimento di microbiologia dell’Università di Hong Kong, lo aveva definito “un campanello d’allarme”.
E il dottor Siddharth Sridhar, un assistente professore clinico nel dipartimento di microbiologia dell’università, ha suggerito che Hong Kong avrebbe dovuto lavorare di più sul controllo dei roditori, come ha fatto durante l’epidemia di SARS del 2003 e del 2004.
In aree densamente popolate come Hong Kong, “le infezioni che saltano dagli animali agli umani devono essere prese molto sul serio”, ha detto il dott. Sridhar.  “Per questo tipo di infezioni rare, infezioni insolite, è sufficiente anche un solo caso per rendere le autorità della salute pubblica e i ricercatori molto attenti alle implicazioni della malattia.  Un solo caso, è già un rischio. “

Il caso del paziente zero

Sebbene il paziente avesse ricevuto un trapianto di fegato, i ricercatori hanno escluso l’infezione dai suoi donatori di sangue e di organi, tutti risultati negativi per la malattia.  I ricercatori hanno invece evidenziato escrementi di topo, spazzatura scoperta e passaggi aperti trovati vicino alla casa del paziente, come importanti fattori di rischio nelle malattie trasmesse dai roditori.
Purtroppo può capitare che le malattie passino tra animali e umani: come nel caso del Coronavirus e del virus Ebola. 
Le infezioni trasmesse da ratti sono relativamente rare. 
Ce ne sono stati solo 4 ad Hong Kong nel 2018 e 9 nel 2017.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la variazione umana dell’epatite E infetti ogni anno 20 milioni di persone, più comunemente in Asia orientale e meridionale. Nel 2015 sono morte circa 44000 persone.
La maggior parte dei casi umani di epatite E, che in genere causa sintomi lievi tra cui nausea e diarrea, si risolvono entro sei settimane, ma possono essere più gravi per i pazienti con sistema immunitario indebolito. La malattia è più comune nelle aree con servizi igienici e approvvigionamento idrico scadenti.

Il nuovo caso si epatite E nel 2020

La variazione nel ratto dell’epatite E è stata scoperta nel 2010 in Germania, ma è stata riscontrata nei ratti di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti.
Purtroppo, una settimana fa a maggio 2020, un nuovo soggetto umano è risultato positivo al virus dell’epatite E. La cosa strana è che questa persona non ha recentemente viaggiato e non è stato in contatto con topi o fonti idriche contaminate. Nessuno dei familiari ha sintomi sospetti. Inoltre, non si conoscono tempi di incubazione del virus. Questo elemento complica la possibilità di tracciare il contagio. I topi di Hong Kong sono portatori dello stesso virus, del germe patogeno che passa agli umani.
Il modo in cui arrivi ad infettarlo, attraverso cibo contaminato o un altro animale che fa da anello di congiunzione, non è ancora chiaro. La Cnn sottolinea come a parte gli 11 casi di Hong Kong, solo un altro caso sia stato confermato a livello globale.
Si tratta di un uomo canadese, che aveva viaggiato in Africa. A Hong Kong, i nervi sono molto scoperti e la popolazione sta cercando di avere un comportamento prudente.
Per combattere la diffusione del virus, un’opzione potrebbe essere la derattizzazione del territorio e la pratica delle misure igieniche come lavarsi spesso le mani e altre cautele che stiamo utilizzando anche durante l’epidemia di Coronavirus.
Marzia Parmigiani
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