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Hyakki Yagyō la parata dei cento Yōkai: la “versione giapponese” di Halloween

Forse non molti sanno che nel folklore giapponese esiste una celebrazione che ricorda una “versione” davvero suggestiva di “Halloween“.
Scegliamo di parlarne oggi per celebrare questo Halloween 2020.
Sarà una data che per tanti motivi ci ricorderemo sempre, come tutti voi.
Parliamo di Hyakki Yagyō, la parata notturna di 100 Yōkai (mostri e goblin) in Giappone.
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Quando si celebra Hyakki Yagyo?

Solitamente Hyakki Yagyo cade il terzo sabato di ottobre e questo inevitabilmente, evoca sovrapposizioni di pensiero con le simbologie di Halloween.
In questo articolo parliamo di Hyakki Yagyo la parata dei cento Yōkai: la “versione giapponese” di Halloween.
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Perché in Giappone si crede in così tanti esseri soprannaturali?

In ogni società esistono delle simbologie e dei fenomeni che servono per “rielaborare” le inquietudini e le paure.
Da questo punto di vista, lo yōkai è semplicemente lo specchio delle preoccupazioni diffuse nella società.
In Giappone, il fenomeno riflette la paura degli estranei e l’ambiguità della morte.
Insomma, l’abbondanza di esseri soprannaturali in Giappone è la diretta espressione, il riflesso di una società in cui molteplici identità e desideri, si combinano con ambiguità di significato.
E’ dal periodo Heian (794-1185) che demoni, spiriti, fantasmi e folletti sono inclusi nell’Hyakki Yagyō (百 鬼 夜行).
Il Giappone è il paese che ha reso popolari arti come il teatro kabuki ed i cosplayer e possiamo dire con certezza, che forse nessun altro paese ama (e odia), teme e immagina creature “differenti” allo stesso modo.
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In Giappone, i mostri e qualsiasi essere ultraterreno o inspiegabile, sono conosciuti come yōkai e Oni.
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Dove si svolge principalmente lo Hyakki Yagyo in Giappone?

Lo Hyakki Yagyo, ovvero la “parata notturna di cento demoni” si snoda attraverso città e villaggi causando caos e paura.
Il Festival principale è a Kyoto, presso il Taishogun Shopping Street.
Questa popolare area è chiamata “Ichijo Yokai Street” (Ichijo Dori) e per le strade maschere, terrificanti costumi marciano, spesso incutendo timore nei bambini e inquietando i passanti.
Per farvi un’idea, qui potete vedere il video della parata dei 100 demoni del 2019.

Yōkai, Oni e Yūrei

Gli yōkai sono profondamente radicati nella cultura pop giapponese.

Fra le centinaia di creature leggendarie dal Giappone, per esempio troviamo kamaitachi (donnola con artigli che infesta le montagne); gashadokuro (scheletro gigante dei morti non sepolti) e tsurube-otoshi (mostro che cade dagli alberi).

Occorre però dire che alcuni yōkai non sono giapponesi, ma derivano da leggende cinesi o personaggi di testi buddisti (come gli Oni, demoni giganti simili agli orchi).
Gli Oni sono tipicamente raffigurati come figure enormi con una o più corna che crescono dalle loro teste. 
Su Wikipedia si legge relativamente agli Oni: “Stereotipicamente, sono concepiti come di colore rosso, blu o bianco, indossano perizoma di pelle di tigre e portano mazze kanabo di ferro.” 

Ora, alcuni di voi ricorderanno l’anime “Urusei Yatsura”, il popolare cartone degli anni Ottanta conosciuto in Italia come “Lamù”.

Urusei Yatsura che si traduce in qualcosa di simile a “Gentaglia del pianeta Uru”.
Considerate però che la protagonista Lamù viene dal pianeta Oniboshi, che si può appunto tradurre come pianeta degli Oni.
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Lamù la Oni di Urusei Yatsura
Questo per mostrarvi quanto lo Hyakki Yagyō sia radicato nella cultura popolare giapponese.
Da Lamù ai Pokemon, l’arte espressiva giapponese è piena di yokai e riferimenti allo Hyakki Yagyō. Anime, manga, fanart.
Probabilmente anche a voi come me, in passato è capitato di vedere anime o leggere manga, senza capire bene il senso di alcuni simboli o espressioni.
Studiando la cultura giapponese ho trovato tante risposte in modo casuale, come nell’esempio di Lamù che bene spiegano quanto questo mondo immaginario faccia parte della cultura del Giappone.
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La parata notturna dei 100 demoni

Durante lo hyakki yagyō – la parata notturna dei 100 demoni – per le strade del mondo, si narrano anche storie di yūrei, fantasmi rimasti intrappolati nella nostra realtà e inclini a vendicarsi dei vivi.
Nonostante il significato letterale di hyakki come “cento demoni”, in realtà sono molti di più.
I giapponesi usano il termine hyaku per indicare un numero elevato, il totale dei demoni coinvolti è molto più alto.
Tuttavia, la parata non è limitata solo ai demoni.
Troviamo fantasmi (幽 霊; yurei), mostri o goblin (化 け 物; bakemono) e oggetti posseduti (付 喪 神; tsukumogami).
Lo studioso Toriyama Sekien (鳥 山石 燕) nel periodo Edo catalogò tutti gli yokai e gli Oni dello Hyakki Yagyo, sul Gazu Hyakki Yagyou (画 図 百 鬼 夜行) nel 1776.
Toriyama Sekien (1712-1788) in quel periodo, iniziò a mostrarli in una luce più umoristica.
Invece nell’era Meiji (1868-1912) – durante gli anni degli orrori della guerra con la Cina e con la Russia – nell’immaginario collettivo la paura si spostò verso gli altri esseri umani.
Insomma lo yōkai, fin dall’inizio, è diventato una parte molto vivace della cultura popolare.
Infatti lo troviamo nel teatro, nella narrativa, nei giochi e nel costume.
Ovviamente la concezione dello yōkai è riflesso dell’animismo giapponese.
Il fatto che siano così presenti e persistenti nel corso dei secoli, si deve al fatto che la stessa società giapponese, ha alimentato la sua esistenza nell’immaginario popolare.
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Lo Hyaku Monogatari

Durante il periodo Edo, lo Hyakki Yagyō creò una nuova tradizione in un gioco di narrazione orale noto come Hyaku Monogatari (百 物語).
In questo gioco, le persone si riunivano di notte, accendendo cento candele.
A turno erano raccontate storie di fantasmi, spegnendo una candela per volta, alla fine di ogni storia.
Man mano che le narrazioni procedevano, l’aria diventava più lugubre a causa del buio provocato dallo spegnimento di altre candele.
La paura in queste circostanze diventava davvero elevata.
Questo gioco è stato immensamente popolare, tanto che ha portato a un cambiamento nella scena artistica verso la raffigurazione dei vari yōkai nati da queste storie nell’arte ukiyo-e (un tipo di stampa artistica giapponese).
Mentre questi nuovi yōkai impazzavano nell’immaginazione della gente, gli artisti iniziarono ad aggiungerli alle loro versioni di Hyakki Yagyō, a volte con effetti sorprendenti. Ecco qualche esempio di yōkai.
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Nurarihyon (ぬらりひょん)

Nurarihyon è uno yōkai molto potente, uno dei protagonisti più popolari della parata notturna dei cento demoni.
Ha caratteristiche umanoidi tranne che per la testa, grande e a forma di una zucca: da cui il suo nome “zucca scivolosa”.
Ha un’indole godereccia e ama il bello. Spesso frequenta posti lussuosi e mangia cibo costoso.
Solitamente è portato in giro da servi umani su un palanchino, e per questo gli altri yōkai trattano Nurarihyon con il massimo rispetto.
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Fonte: Wikipedia

Nozuchi (野 槌)

Simile ai bruchi pelosi giganti, i Nozuchi hanno una bocca gigante e un forte appetito.
Sebbene non siano noti per attaccare gli umani, se un umano si avvicina troppo a uno dei loro nidi sugli alberi, non si fanno scrupoli a mordere o uccidere quella persona.
Un morso di un Nozuchi porta a morte dolorosa.
Nozuchi è anche ritratto come uno dei leader dell’Hyakki Yagyō.
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Fonte: Instagram @thiagox.as

Otoroshi (おとろし)

Otoroshi deriva dalla parola giapponese Osoroshi (恐ろしい), che significa “spaventoso”.
Ricoperto da folta e ribelle criniera su tutto il corpo, ha zanne e artigli sporgenti e un profilo curvo.
Otoroshi tende a frequentare santuari e templi, di solito in agguato in cima a cancelli e ingressi.
Piuttosto che infestare questi luoghi sacri, Otoroshi agisce come una specie di guardiano, insidiando gli umani malvagi e mangiandoli prontamente. 
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Fonte: Wikipedia

Tsukumogami (付 喪 神)

Gli tsukumogami tendono a sfoggiare tratti e vestiti umanoidi che, a seconda dell’oggetto, possono essere divertenti o addirittura terrificanti.
Gli tsukumogami costituiscono un interessante sottoinsieme di yōkai.
Sono giunti alla ribalta durante il periodo Kamakura (1185–1333) e sono stati oggetto di dibattito sia sull’origine che sulla terminologia.

Gli oggetti di 100 anni di età evolvono in spiriti consapevoli

Infatti, secondo la credenza, quando un oggetto creato dall’uomo raggiunge i 100 anni di età, si evolve in uno spirito o kami, acquisendo essenzialmente una sorta di consapevolezza. 
Qualsiasi cosa potrebbe diventare uno tsukumogami.
Dagli attrezzi agricoli e strumenti musicali agli ombrelli e alle lanterne.
A seconda dell’oggetto in cui abita un kami, gli tsukumogami possono apparire grotteschi o divertenti.
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Lo spirito di un ombrello rotto buttato nella spazzatura che torna dal suo proprietario per vendicarsi di essere stato gettato via.

Kappa (河 童)

I Kappa sono rimasti nell’arte e nel mito per secoli, e per una buona ragione.
Queste squamose creature umanoidi si trovano nei fiumi e negli stagni di tutto il Giappone.
Sono capaci nuotatori, in grado di sopraffare un umano nonostante la loro bassa statura.
Hanno un misto di caratteristiche anfibie, in particolare un guscio e il becco affilato di una tartaruga.
Se adorati correttamente, i kappa sono noti per l’aiuto a irrigare i campi e impedire le inondazioni.
Attenzione però, se un umano viene sorpreso a nuotare da solo, i Kappa non mostrano pietà.
I Kappa amano inoltre scoreggiare rumorosamente in pubblico, grazie al fatto di avere non uno, ma ben tre ani!
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Fonte: Wikipedia

Nekomata (猫 又)

Data la natura misteriosa e sfuggente del gatto, non c’è da meravigliarsi che alcuni degli yōkai più popolari appaiano come gatti.
Il Nekomata sembra a prima vista innocuo, finché non ci si accorge che non ha una, ma due code. 
Quando un gatto normale, di solito molto grande e potente, raggiunge una certa età, si trasforma in uno yokai.
Questa evoluzione è contrassegnata dalla divisione della sua coda in due.
Nekomata ha un temperamento fiero e non ha remore a scherzare con gli umani.
I Nekomata sono in grado di resuscitare i morti e usare la loro magia oscura per controllare le persone che eseguono i loro ordini.
Possono anche evocare enormi palle di fuoco in grado di distruggere case e villaggi. 
Nekomata imita anche comportamenti umani, come camminare in posizione eretta e indossare abiti, arrivando persino ad adottare una sembianza umana per infiltrarsi nel mondo umano.

Animismo, Shintoismo e Buddismo

Nessun altro paese può eguagliare la moltitudine e la diversità di esseri soprannaturali che infestano o arricchiscono il folklore giapponese.
E’ lecito chiedersi come mai.
Innanzitutto molto dipende dalla base religiosa della cultura giapponese: lo shintoismo e il buddismo.
Lo shintoismo, come forma di animismo, si associa all’espressione “yaoyorozu no kami”.
Letteralmente significa “8 milioni di dei o divinità”.
In Giappone è prepotente l’idea che quasi tutto abbia una sensibilità o presenza spirituale.
Se lo shintoismo punta a una molteplicità di identità ed essenze spirituali, il buddismo al contrario parla della metamorfosi che le anime subiscono nel lungo viaggio verso la realizzazione del nirvana.
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Questa idea shintoista del fatto che quasi tutto possa avere un’anima è espresso appunto nello “Hyakki Yagyo” di Kano Gensen Masanobu (1689-1755).
Qui troviamo animali antropomorfizzati, demoni e creature derivanti dal biomorfismo.
Ma la particolarità è che ci sono anche oggetti di uso quotidiano, inclusi strumenti musicali e ombrelli, che sono animati.
Dall’altro lato, l’influenza buddista viaggia su atmosfere più spettrali e simili a un modo di pensare occidentale.
In tal senso, la manifestazione del soprannaturale è molto più vicina al moderno senso occidentale.
Ciò significa che i fantasmi sono collegati a stati emotivi intensi come la sofferenza, il senso di colpa o il desiderio di vendetta.
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Yōkai in Occidente

La cultura occidentale tende a classificare gli yōkai giapponesi come “demoni”.
Si tratta di connotazioni piuttosto negative nella maggior parte dei contesti religiosi e horror occidentali.
In Occidente alla parola demone si associa il male, la possessione, il peccato e la dannazione. 
Tuttavia, la maggior parte degli yōkai ha trovato dimora nel mondo dei fumetti occidentali.
Dalle immagini alla televisione e all’arte digitale, gli yōkai continuano a sfilare nel mondo reale, suscitando curiosità e ispirazione.
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Speriamo di avervi incuriosito e fatto scoprire un Giappone alternativo in questo articolo per aiutarvi comunque a passare un Halloween piacevole ed all’insegna del mistero.
Tuttavia, soprattutto in questi giorni, cercate di non uscire troppo tardi da soli di notte, non si sa mai chi si possa incontrare!
Marzia Parmigiani 
Bibliografia:
Addiss, S.;  “Fantasmi e demoni giapponesi: l’arte del soprannaturale” (1985).
Baldessari, F., Parmigiani M.; Sindoni, E. – “Ombrelli Rotti – Il Giappone che non ti aspetti: animismo e le sue conseguenze” (2020).
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