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Cammino di Santiago terapeutico.

Il Cammino di Santiago: un viaggio terapeutico

 

Il Cammino di Santiago de Compostela, è un antico percorso di pellegrinaggio, intrapreso da più di mille anni, partendo dalla Francia e dalla Spagna per recarsi al Santuario dell’omonimo Santo.

La leggenda narra che dopo il suo martirio in Palestina, il corpo del Santo sia stato portato in Galizia dai discepoli e seppellito nel luogo in cui, alcuni secoli dopo, fu costruita l’Obraidoro, la famosa cattedrale.

Noi di Traveltherapists, abbiamo incontrato e intervistato Fabio Davoli, reggiano, che ha intrapreso recentemente il Cammino e ci ha raccontato la sua esperienza.

le mesetas sul cammino  Cammino di Santiago terapeutico
Cammino di Santiago mesetas

1) Quali sono i motivi che ti hanno portato a intraprendere il cammino?

I motivi per intraprendere il Cammino di Santiago sono davvero diversi: ci sono persone che lo fanno per motivi turistici, per motivi spirituali, per motivi religiosi, ma anche come mezzo per elaborare un lutto o la fine di un rapporto d’amore.

I motivi sono disparati e “disperati”. Penso che il punto di contatto fra me e tutte le persone che ho incontrato durante il Cammino, sia segnare la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova fase della propria vita.

 

Un rito di passaggio

Si tratta quindi di un vero e proprio rito di passaggio. Credo che anche le persone che sembrano intraprendere il Cammino solo con finalità turistiche, abbiano in realtà esigenze ben più intime e profonde.

Pensateci razionalmente: fare circa 900 chilometri a piedi, che senso avrebbe? Per questo penso che il Cammino di Santiago, abbia qualcosa di “meravigliosamente” folle.

Lungo la strada c’è un’energia potentissima. Che si sia credenti o meno, è innegabile la percezione di un’atmosfera unica. D’altronde se le persone fanno il Cammino di Santiago da più di 1000 anni, un motivo c’è.

Posso dire inoltre, che in me, sia scattato una sorta di “meccanismo di espiazione”. In 900 chilometri di percorso a piedi, c’è anche molto dolore. Non a caso, anticamente, molti pellegrini intraprendevano il Cammino come mezzo per espiare delle colpe, redimersi, per essere riabilitati dopo una scomunica da parte della Chiesa e addirittura per scontare e commutare una pena.

C’è un mistero che ti conduce lungo la strada e affonda veramente nell’intimo di ogni pellegrino.

pellegrini

2) Come hai organizzato il viaggio? 

 Cammino di Santiago terapeutico: scegliere da dove partire

La maggior parte dei pellegrini non si organizza davvero. Mi spiego meglio: una volta scelto il tipo di Cammino (ce ne sono tanti che partono da Francia e Spagna), il più è fatto.

Potenzialmente, una persona può partire anche da casa sua. Ciò che cambia, è avere un percorso segnato o meno.

Se si intraprende il Cammino francese, da Saint-Jean-Pied-de-Port ai piedi dei Pirenei, fino a Santiago de Compostela, si trovano le frecce gialle del percorso ed è molto comodo, in quanto una delle vie ufficiali.

E’ diviso in circa trenta tappe da più o meno 25 chilometri l’una (non è una suddivisione ufficiale). Se non siete particolarmente allenati, credo che sia una buona media giornaliera di percorso.

Esistono guide che ti aiutano a capire come suddividerlo, senza sovraccaricarsi troppo.

Cammino di Santiago terapeutico: “Sentire il proprio passo”

Dipende da chi sei e da cosa cerchi. Ci sono persone che organizzano ogni tappa a puntino.

 

Credo non sia questo il senso, almeno per me. Ad esempio gli Albergue non prendono prenotazioni e chi intraprende il Cammino, deve accettare una quota di “disorganizzazione” e di imprevisto.

Il bello è proprio che non sai dove dormirai e dove ti fermerai. C’è una parte che può creare ansia e va gestita.

D’altronde è come la vita.

 

Il Cammino porta con sé, tutti gli imprevisti e la bellezza della vita. 

Ti trovi in un posto che ti piace e vuoi fermarti? Fallo.

Te la senti ancora di camminare? Continua a farlo. Ecco cosa intendo con “sentire il proprio passo”.

via sulle mesetas
Le Mesetas

 

 Cammino di Santiago terapeutico: l’attrezzatura per il Cammino

Gli scenari che si incontrano sul Cammino sono meravigliosi e i più disparati. Dalla pianura alle rocce, dalla montagna alle pietraie e  per questo occorre attrezzarsi bene.

Non è tanto importante dove si va a dormire, ma è fondamentale scegliere le cose giuste da portare. Ci sono cose sulle quali non risparmierei: scarpe e calze sono fondamentali. Ci vuole una scarpa equilibrata, che vada bene per i tanti scenari. Io ho acquistato scarpe Salomon e mi sono trovato benissimo.

I piedi vanno assolutamente preservati perché sono il mezzo del cammino. Io facevo in modo di cambiare spesso le calze (che devono essere senza cuciture per non creare attrito). Molte persone utilizzano la vaselina per i piedi.

Lo zaino dev’essere comodo e che faccia sentire meno peso possibile sulle spalle.

Io ho portato un sacco a pelo, tre magliette, tre pantaloni, una felpa, calze e mutande, tutto in microfibra. E’ utilissima la giacca a vento.

Portate il meno possibile perché le strutture sono attrezzate con lavatrici e asciugatrici.

E’ importante anche una piccola torcia, perché può capitare di doversi muovere nel buio, sia nelle strutture che per strada.

 

Arrivare in aereo vicino alla prima tappa

Io ho scelto appunto il Cammino francese, che è un po’ più lungo, ma è anche il più attrezzato.

Probabilmente è anche il più turistico, quindi più affollato.

Ci sono più strutture e servizi pronti ad accoglierti (ad esempio, ci sono più farmacie sul percorso).

Credo che la scelta del Cammino da intraprendere, dipenda un po’ dalle esigenze personali.

Se si preferiscono percorsi meno affollati, potete tranquillamente scegliere un altro itinerario.

Io ho comprato un biglietto aereo per Lourdes e da lì mi sono avvicinato alla prima tappa del Cammino francese.

A Saint-Jean-Pied-de-Port, c’è un ufficio del Turismo che darà ogni informazione utile.

Insomma, per me l’organizzazione del viaggio è stata: biglietto aereo di andata, biglietto di ritorno, attrezzatura e una buona dose di improvvisazione.

 

I nostri piedini su una tappa del Cammino
Piedini Traveltherapists su una tappa del Cammino

3) Qual è la giornata tipo di un pellegrino?

Io sono partito senza preparazione atletica, questo va detto.

Ciò che è davvero impegnativo, non è fare 30 chilometri al giorno, ma è la routine del pellegrino.

Mi spiego meglio: facendo questa cosa per giorni e giorni e magari non riposando bene, il corpo in parte si abitua, ma in parte può fare molto male in un ritmo quasi militare.

Ho visto molte persone fare 40-50 chilometri al giorno, per un paio di giorni e poi non riuscire più a camminare per il dolore e tornarsene a casa.

Al mattino, prima parti, meglio è. Camminare nello ore più calde, d’estate intendo, non è consigliato.

Io mi svegliavo alle 5.30 per essere in strada alle 6 circa. Sottolineo nuovamente, che ognuno ha il suo passo e non bisogna forzarlo.

Meglio decidere in base a ciò che sente e a come si trova meglio.

Il problema è che se si arriva alla sera (per esempio alle 20), la maggior parte degli Albergue è piena e si rischia di restare fuori.

L’obiettivo è arrivare all’ora di pranzo, farsi la doccia, mangiare, lavare i vestiti, curare i piedi e provvedere alla propria cena.

 

 Cammino di Santiago terapeutico: la routine degli Albergue

Si va generalmente a letto molto presto, attorno alle 22. Questo perché com’è ho detto, occorre riposarsi per poi partire presto. Dato che si conoscono tantissime e diverse persone durante il Cammino, un classico nelle strutture sono le “cene comunitarie”.

Si fa una colletta e si prepara da mangiare tutti assieme.

E’ un momento conviviale molto bello.

Ognuno di noi ha ritmi di vita davvero differenti, ma se si vuole finire il Cammino in un tempo utile, bisogna entrare in un’ottica come questa.

 

4) Dove si dorme e dove si mangia?

Gli Albergue Municipal, sono le strutture più ambite, spartane e più economiche.

Esistono anche le Canoniche, che sono strutture religiose, che accolgono sempre dietro offerta.

Alcune persone scelgono di dormire all’addiaccio con il sacco a pelo. Comunque come abbiamo detto, le strutture non mancano.

 

Il cibo durante il Cammino

Pur avendo di solito molto appetito, mi è successa una cosa strana durante il Cammino. Il cibo non era più così importante: certo, facevo colazione con tanta cioccolata e frutta, pranzo più leggero e cena sostanziosa, ma sentivo molto meno del solito, la fame.

 

5) Che tipo di budget giornaliero?

Ecco, anche qui dipende.

Ti confesso che dopo tappe molto impegnative, trovarsi degli Albergue con piscina a buon prezzo, è davvero una tentazione!

Ovviamente se una persona non ha molti soldi, deve darsi un budget molto basso.

Una volta che si trova un alloggio a poco, tipo Albergue, bisogna solo provvedere ai pasti o eventuali medicine.

Io me la sono cavata con 20/30 euro al giorno.

Ripeto, ci sono persone che spendono di più per una buona cena, che si premiano dopo una tappa difficile con un bell’hotel.

Per questo dipende dalle decisioni personali e ovviamente da quanti soldi si hanno a disposizione.

Sul Cammino, i prezzi sono un po’ più alti nelle città principali che sono Pamplona, Léon, Burgos e Santiago, ovviamente.

Il simbolo del Cammino di Santiago
Le indicazioni con la conchiglia stilizzata, che guidano il pellegrino

6) Hai incontrato una tipologia precisa di viaggiatore secondo te o ce n’è sono varie? Se si quali?

Esistono viaggiatori che arrivano qui da tutto il mondo. A parte gli europei, ho incontrato stranamente moltissimi coreani.

Dagli hippy che dormivano nei boschi, a persone che dormivano solo in hotel cinque stelle, ho incontrato davvero tanti tipologie diverse.

C’erano persone che facevano il Cammino come allenamento sportivo. Volevano solo essere altamente performanti, e arrivare alla fine quanto prima, perdendosi la bellezza del tutto.

C’erano poi, pellegrini in cerca di solitudine e persone alla ricerca di nuovi incontri.

Per me, la cosa bella è che la strada è uguale per tutti, così come la fatica. Insomma, il Cammino è democratico.

 

7) Cos’è la “Compostela” o credenziale del cammino?

La Credenziale è un documento importantissimo.

Si tratta di un libricino che si può avere direttamente sul Cammino, anche se io consiglio di portarlo direttamente dall’Italia.

Altrimenti negli uffici del Turismo (quello di Saint-Jean-Pied-de-Port è uno dei principali). In Italia, affidatevi alla Confraternita di San Giacomo. Sono pellegrini che possono farla avere prima, mandandola via posta previa offerta.

Per info:http://www.confraternitadisanjacopo.it/

Sulla Credenziale ci sono spazi per i vari timbri, così negli Albergue Municipal si può dormire ad un prezzo donativo (5 euro).

Alcuni Albergue hanno altri prezzi, ma mai più di 15 euro a notte.

Queste strutture sono tenute in piedi dai volontari, persone che spesso in precedenza, hanno fatto il Cammino e mettono a disposizione il loro tempo, le loro ferie, per permettere ad altri di fare questa esperienza.

 

8) Le tappe più belle e quelle peggiori?

Non esistono tappe più belle o peggiori per me. Esistono tappe più dure, ma io ho avuto problemi ai piedi per esempio, in una tappa molto tranquilla. Questo perché come ho detto prima, il fisico accumula fatica giorno dopo giorno.

Mesetas di sera  Cammino di Santiago terapeutico

Io ho trovato paesaggio straordinari: dalla montagna alle Mesetas, dai campi di grano ai vigneti della Rioja.

Ho trovato la Galizia incantevole, anche se molto piovosa pur essendo in agosto.

Per esempio io ho trovato bellissime, ma complicate le Mesetas che sono su di un altopiano. Un percorso difficile e faticoso con pochissima ombra.

 

9) I momenti più difficili?

Sai, ci sono tre domande che di solito si scambiano i pellegrini: come ti chiami, da dove vieni e perché sei qui.

L’ultima domanda è quella a cui si tende a non rispondere immediatamente, molti ci girano attorno altri te lo dicono apertamente.

Spesso si scopre solo dopo un po’ che si parla con un pellegrino. La motivazione per cui si fa il Cammino è fondamentale per superare i momenti più difficili. E i momenti più critici sono sicuramente legati al corpo.

Mi sono trovato con ginocchia doloranti, tendiniti, piedi con vesciche che non entravano più nelle scarpe. Io sono stato un po’ incosciente perché non avevo preparazione atletica e sono andato oltre alle mie capacità fisiche.

Ci sono stati momenti di sconforto in cui era solo la mente, la motivazione e lo scambio con gli altri pellegrini, a portarmi avanti.

 

10) Cosa ti sei portato a casa di questa esperienza?

Il Cammino di Santiago è un cammino di vita. Le dinamiche messe in gioco, sono le stesse della vita di tutti i giorni.

E’ uno specchio nel quale si è praticamente obbligati a guardarsi. Se sei in ascolto con te stesso, un po’ sei obbligato a metterti in discussione.

Non ho avuto illuminazioni religiose o folgorazioni, ma sono tornato a casa con nuovi elementi di me da considerare e sui quali lavorare. Forse erano cose di me che io ignoravo o non volevo vedere.

Non voglio scadere nel cliché del Cammino di Santiago come viaggio interiore, ma innegabilmente qualcosa in più su di te, lo impari.

 Cammino di Santiago terapeutico
Una via di Santiago di Compostela

Io non sono credente, ma quando sono atterrato a Lourdes, ho visitato la città.

Ho incontrato un volontario che ha detto una cosa che mi è rimasta impressa sull’acqua miracolosa di Lourdes.

“L’acqua di Lourdes, è solo acqua ed il potere del rito, lo darai tu.”

Questo dice molto anche sul Cammino, per me.

La strada è una strada. I sassi sono sassi. Santiago è una città con una cattedrale.

Le reliquie di San Giacomo, sono ossa.

Il peso ed il significato di quello che vai a fare, lo dai tu. E questo è il messaggio principale che mi porto a casa.

Dopo il Cammino, io non ho ribaltato la mia vita.

Quest’esperienza però, sedimenta nel tempo, e potrebbe portare ad intuizioni successive fondamentali per la propria esistenza.

 

 

 

 

Intervista fatta a Fabio Davoli nell’agosto del 2019

Cammino di Santiago terapeutico: il necessario da acquistare:

Noi di Traveltherapists, oltre alle indicazioni forniteci nell’intervista da Fabio, vi proponiamo una lista del necessario da acquistare per il Cammino di Santiago.

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Ti consigliamo anche cosa vedere a Santiago de Compostela: https://traveltherapists.it/santiago-de-compostela-cosa-vedere/

Aggiornamento 04 marzo 2021: a seguito delle restrizioni imposte dal lockdown dovuto al Coronavirus, dopo la riapertura estiva, non sappiamo ancora quando sarà possibile fare interamente il Cammino di Santiago.

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Marzia Parmigiani

 

 

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4 risposte

  1. e’ un articolo molto interessante che sintetizza al meglio questo viaggio “particolare” e bellissimo che immaginavo troppo ” impegnativo” da molti punti di vista

  2. Leggendo l’articolo mi sono trovato virtualmente li…lungo il cammino terminato pochi mesi fa ma che mi porto dentro indelebilmente.

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