Kintsugi: l’arte giapponese che insegna ad affrontare lo stress

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Kintsugi: l’arte giapponese che insegna ad affrontare lo stress

A tutti noi è capitato di rompere un oggetto e di pensare “Ecco, è da buttare”.
Oggi vi diciamo che non è così.
Kintsugi (金継ぎ), l’arte giapponese di riparare le cose, considera una nuova eventualità: quello di vedere un nuovo potenziale, una nuova bellezza, nella ricostruzione delle cose, partendo proprio dai “cocci”.
In questo articolo vogliamo parlarvi del Kintsugi: un’arte giapponese utile non solo per gli oggetti, ma il cui insegnamento diventa fruibile anche nell’affrontare lo stress nella vita di tutti i giorni.
figura a pezzi salute mentale kintsugi
Inserire oro per ripapare le crepe e le cicatrici personali, la pratica Kintsugi

Cosa significa Kintsugi?

Originariamente, Kintsugi era l’arte giapponese di rimettere insieme pezzi di ceramica rotti, con l’oro.
La filosofia di Kintsugi si basa sul concetto che considerando e valorizzando crepe e imperfezioni, si possa arrivare alla creazione di una qualcosa, un’opera d’arte più resistente e più suggestiva. 
La forma di ogni coccio, di ogni crepa è peculiare e per questo, l’intento non è quello di far tornare l’oggetto come nuovo.
Kintsugi, invece, si propone di evidenziare le cicatrici come nuova parte dell’opera e lo fa grazie ad una tecnica antica 400 anni.
Spesso le persone hanno bisogno di metafore per comprendere i processi di guarigione psicologica.
Quindi Kintsugi è un modello utile per la comprensione del rinnovamento interiore.
Che voi stiate attraversando la rottura di un legame, la perdita del lavoro, un lutto ed ogni altro genere di difficoltà, quest’arte giapponese ci insegna che riparare ciò che è rotto, può dare vita a qualcosa di ancor più bello e forte.
Kintsugi è appunto l’arte giapponese di rimettere insieme i pezzi.
Una metafora potente anche per noi occidentali quando si parla di riprendere in mano la situazione e ripartire.
Kintsugi mette oro fra le crepe, un messaggio volto all’accettazione dei propri difetti e imperfezioni per andare avanti.
Di questi concetti, ne parla ampiamente lo chef Candice Kumai nel libro, “Kintsugi Wellness: The Japanese Art of Nourishing Mind, Body, and Spirit”.
Candice Kumai autrice del libro sul Kintsugi
Chef Candice Kumai – autrice del libro sul Kintsugi – fonte: Instagram

Realizzare il pieno potenziale personale

Secondo l’autrice, che ha passato un lungo periodo in Giappone, in questa interessante metafora del Kintsugi, le persone non arriveranno mai a realizzarsi pienamente se non attraversando i momenti difficili della vita.
Certo, ne faremmo tutti a meno, ma sono inevitabili per ognuno di noi. 
Cogliere l’insegnamento del Kintsugi corrisponde a consapevolezza e impegno.
Un percorso che inizia con alcuni principi fondamentali delineati nel suo testo, purtroppo ancora non disponibile in italiano che vi proponiamo di seguito.
Detto questo, Kintsugi richiede lavoro e consapevolezza per essere veramente terapeutico. 
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Le pratiche Kintsugi nella vita quotidiana

Wabi sabi: valorizzazione

Una vita perfetta non esiste dato che i momenti difficili esistono per tutti.
Soltanto accettando e valorizzando sia le parti buone e cattive di noi, possiamo mettere a fuoco i nostri punti di forza.
Questo cambio di mentalità dovrebbe donare un atteggiamento positivo e maggiormente energico.
mani che si stringono

Eiyoshoku: nutrizione

La chef Kumai si propone di usare la cucina come una forma di cura di sé e meditazione.
Una mente è positiva quando vive in un corpo sano, che si nutre in modo semplice e sano.
Il nostro corpo e la nostra mente si legano a ciò che mangiamo.
Perciò, se ci alimentiamo in modo semplice e pulito anche la nostra mente avrà beneficio.
La nutrizione quindi, è un aspetto fondamentale nella cura di sé e non per fattori meramente estetici. 
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Yuimaru: stare insieme

Un’altra pratica benefica citata da Kumai nel suo libro è Yuimaru: ovvero la valorizzazione dello stare insieme. 
Quando si ha la possibilità di essere veramente sé stessi con familiari e amici, quando si può abbassare la guardia ed essere vulnerabili di fronte ad altri e quando ci si prende cura di coloro che amiamo, solo allora, ci si potrà prendere cura di sé stessi.
Se abbiamo una buona rete sociale, tendiamo a prenderci anche più cura di noi stessi. Insomma si innesca un circolo “virtuoso”.

Gaman: resilienza

Gaman si può tradurre con resilienza. E’ la capacità di esser flessibili, resistenti e mantenere la calma di fronte alla difficoltà.
Esercitarsi con gaman è fondamentale nella vita di tutti i giorni ad esempio meditando e focalizzandosi sulla respirazione. 
Attivarsi di fronte a circostanze negative, consente anche di imparare cose nuove.
Quindi anche dalle difficoltà come un divorzio o problemi economici, gaman ci incoraggia a focalizzarci sul nostro potenziale e sulla nostra forza interiore.
gruppo di amici abbracciati

Kansha: gratitudine

Ed in ultimo, non in termini di importanza: kansha.
Nel sistema di benessere Kintsugi, forse l’elemento più importante è il kansha.
Si tratta della capacitò di esprimere gratitudine sia per il bene che per il male.  
Quando si sta male, se ci si focalizza su quello che si ha davvero, si diventa in grado di guarire più in fretta e di essere maggiormente resilienti.
Essere grati, significa anche vivere nel momento presente e non sprecare energie focalizzandosi su ciò che non si ha.
Questo corrisponde ad un vero cambio di prospettiva, ad uscire dal proprio ego, cercando di concentrarsi sulle cose positive e non su quelle negative.
Insomma, grazie alla pratica del Kintsugi, molte persone potrebbero scoprire che a parte la moda, la dieta o l’estetica, esiste la possibilità di delineare una nuova versione del benessere.
Un processo che riguarda il provare ad essere resilienti, tramite il superamento delle difficoltà e delle sfide che la vita ci impone, per diventare sempre più una versione migliorata di noi stessi, pur valorizzando tutte le nostre cicatrici.
Esattamente come succede con le crepe di un vaso rotto che viene riparato con l’oro.
Marzia Parmigiani
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