La sindrome di Parigi: lo shock culturale e i giapponesi

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La sindrome di Parigi e i giapponesi.

La sindrome di Parigi: lo shock culturale e i giapponesi

Parigi! Popolare in tutto il mondo, amata da chiunque! L’immagine della Ville Lumière evoca diverse idee di romanticismo e di bellezza.

C’è che pensa alla “città degli innamorati”, chi alla buona cucina e ai colorati bistrot. E ancora, chi al profumo del pane e dei croissant, chi alle opere d’arte, alla moda, ai vicoli caratteristici con strade acciottolate e così via.

Ma ovviamente, quando si arriva a Parigi, non tutto è come si immaginava. Certo, visitare un luogo nella realtà, quasi mai conferma l’idea che ne avevamo. A volte, alcuni luoghi sorprendono in positivo, altre in negativo.

Parigi nella realtà, pur essendo una magnifica città dal carattere unico, non è il luogo stereotipato che vive nell’immaginario di tante persone.

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Traffico, orde di turisti, rumori di ogni tipo, animano infatti la capitale francese. E alcuni potrebbero trovarla meno fascinosa rispetto al loro pensiero iniziale.

Ma qualunque occidentale, alle prese con una possibile delusione in un viaggio a Parigi, probabilmente riuscirebbe a divertirsi. Questo, concentrandosi sui punti di forza e cercando di prendere il meglio dalla propria vacanza.

Ma per i turisti giapponesi non sempre è così. In questo articolo parleremo della sindrome di Parigi, fenomeno di base culturale di carattere sociale e psicologico. Una condizione che mostra come i giapponesi siano più sensibili a questa forma di shock culturale.

Ma andiamo con ordine: cosa è la sindrome di Parigi?

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La sindrome di Parigi e i giapponesi: cosa è la sindrome di Parigi?

Sebbene il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali V (DSMV) dia particolare attenzione agli aspetti culturali rispetto alle precedenti edizioni, non considera la Sindrome di Parigi fra i disturbi psichiatrici riconosciuti.

Tuttavia, diversi psichiatri come Davidson (2019), la considerano alla stregua di un vero e proprio disturbo psichiatrico e non semplicemente uno shock culturale estremo.

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La sindrome di Parigi (パリ症候群, Pari shōkōgun) è un forte senso di delusione mostrato da alcuni soggetti (una decina all’anno, prima della pandemia) durante una visita nella capitale francese.

Questa condizione deriva dal fatto che i visitatori non trovano ciò che si aspettavano.

Una sorta di grave di shock culturale, uno stato insolito esclusivo per i cittadini giapponesi.

La sindrome di Parigi può esprimersi in diverse forme, compresi sintomi fisici ed emotivi di ansia, senso di derealizzazione e depersonalizzazione, ma anche stati deliranti acuti, allucinazioni e idee persecutorie.

Insomma, un piccolo ma significativo numero di turisti giapponesi, sono talmente sconvolti dalla differenza tra realtà e immaginazione quando visitano Parigi, da sperimentare sintomi psichiatrici quali ansia, allucinazioni e paranoia che possono accompagnarsi a stordimento, nausea e vomito.

Questo quadro psichiatrico è stato osservato non solo nei turisti giapponesi in visita a Parigi, ma anche in altre parti di Francia e Spagna. ma perché i giapponesi la vivono così male?

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Perché i giapponesi soffrono della Sindrome di Parigi?

Per comprendere la Sindrome di Parigi, occorre inquadrarla nel peculiare contesto sociale del Giappone.

In un paese in cui è celebre la filosofia conosciuta come omotenashi declinata nell’ospitalità, la faccenda si comprende nel profondo.

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La cerimonia del tè giapponese

Cosa è omotenashi nell’ospitalità?

In Giappone, la cultura profondamente radicata dell’eccellenza nell’ospitalità, deriva dalla cerimonia del tè Chado.

Omotenashi significa prendersi cura degli ospiti con tutto il cuore, agendo prima della richiesta, essendo rispettosi ed empatici con i clienti. Insomma, questo termine indica un microcosmo del modo di fare e della mentalità giapponese dell’ospitalità incentrata appieno sulla cura del cliente e non sulle aspettative.

Perciò, una comune ospitalità quale quella tipica dell’Occidente, potrebbe deludere il visitatore giapponese.

A Parigi, mediamente il servizio è normale, non scortese, tuttavia molto meno appagante rispetto agli standard del Giappone.

Inoltre, un’altra nota dolente è la criminalità. Come è noto, il Giappone ha uno dei tassi di criminalità più bassi al mondo, mentre non si può dire la stessa cosa di Parigi o della Francia in genere.

Secondo dati recenti (RFI, 2019) il tasso di criminalità è in crescita nella capitale francese e spesso i ladri prendono proprio di mira asiatici, in particolare turisti cinesi e giapponesi.

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Il fatto di visitare un paese in cui si è bersagli del crimine, quando nel proprio paese è possibile lasciare borsa, portafogli e smartphone sul tavolo di un bar incustoditi, per poi ritrovarli, può essere davvero traumatico.

Inoltre, secondo Forbes (2010), il Giappone è anche uno dei paesi più puliti al mondo. Parigi e le altri capitali europee come Roma o Madrid, non hanno gli stessi standard.

In altre parole, tutte queste differenze tra lo stile di vita e la cultura giapponese e i comuni standard occidentali della capitale francese, è probabilmente ciò che rende questo popolo più suscettibile alla sindrome di Parigi.

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Puerta del Sol – Madrid

Il legame mentale delle persone con uno spazio geografico specifico, non si nota solo nella Sindrome di Parigi, shock culturale che in casi molto rari si può manifestare in soggetti giapponesi che visitano la capitale francese per la prima volta.

Anche la Sindrome di Gerusalemme, sebbene rarissima, può verificarsi in pellegrini e turisti che visitano la Città Santa e scompensarsi per agire come se fossero figure bibliche o messianiche (anche se è importante sottolineare che solitamente questi soggetti risultavano già in precedenza sofferenti di qualche forma di disturbo mentale).

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Gerusalemme

La sindrome di Parigi e i giapponesi: il pregiudizio e lo stereotipo reciproco

Anche coloro che dall’Occidente visitano il Giappone, portano con sé determinate immagini, stereotipi e pregiudizi.

Spesso si pensa che il Giappone sia tecnologicamente avanzato rispetto alle altre nazioni, con robot e intelligenze artificiali ovunque.

Altri pensano che il Giappone sia esattamente come nei cartoni animati e nei fumetti giapponesi, dove quasi tutti hanno capelli di colori strani o vestiti in modo bizzarro.

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Insomma, occorre fare tanta attenzione a pregiudizi e stereotipi quando si pensa ad un luogo ed è per questo che viaggiare è fondamentale per conoscere la realtà delle cose!

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Takeshita Street, Tokyo

Il Giappone, Parigi, la Francia, l’Italia e tutto il resto del mondo, sono molto di più degli stereotipi e delle immagini che abbiamo costruito nel tempo.

Anche se un luogo non è proprio come lo abbiamo immaginato, ciò che conta è la scoperta e il lato sorprendente che rende ogni paese del mondo, degno di esser visitato!

Personalmente devo dire che prima di visitare il Giappone, “temevo” che le mie aspettative fossero deluse dai troppi anni passati a idealizzarlo. Devo dire che il Paese del Sol Levante, non solo ha soddisfatto le mie aspettative, ma le ha addirittura superate! Ovviamente questa è la mia esperienza personale.

firma marzia parmigianiBibliografia:

Witztum, E.; Kalian, M.; “Jerusalem Syndrome and Paris Syndrome: Two Extraordinary Disorders”;

Ecks, S: PhD “The strange absence of things in the “culture” of the DSM-V”.

 

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