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Le cose da non dire mai ad un giapponese: uchi soto keigo e regole di conversazione

Quali sono le cose da non dire mai ad un giapponese?
Molti viaggiatori che si recano in Giappone per la prima volta, spesso fanno due tipi di errore: o hanno paura di rapportarsi con le persone che incontrano là perché le percepiscono davvero diverse e ne sono intimorite; o al contrario, partono dal presupposto che ci si debba comportare con naturalezza e spontaneità, magari parlando sempre e solo in inglese.
Secondo noi, entrambe le modalità sono errate: così ne abbiamo parlato con alcuni nostri amici giapponesi (ragazzi e ragazze dai 25 ai 38 anni).
Ecco cosa è emerso fra le cose da non dire mai ad un giapponese.

Il viaggio in Giappone dovrebbe iniziare prima del viaggio stesso

In effetti, non si può andare in Giappone, senza prepararsi a comprendere un minimo la cultura di questo paese e noi siamo qui per te, per aiutarti cercando di essere brevi, ma incisive.

Per andare in Giappone occorre parlare giapponese?

Con questo, non vogliamo dire che si debba imparare il giapponese – come abbiamo detto altroveloro cercheranno sempre di comprenderti e aiutarti anche se non parli la loro lingua.
Infatti, noi di Traveltherapists sappiamo pochissimo di giapponese, dato che abbiamo iniziato un corso biennale da qualche mese – con molte difficoltà.
Ma capire le regole base di comportamento con un giapponese, questo sì, è fondamentale per un’esperienza di scambio autentica e appagante.
In questo articolo ci concentreremo non tanto sui rituali sociali, ma sugli argomenti da toccare o meno con un/una giapponese.
In particolare, vedremo le cose da non dire mai ad un/una giapponese: uchi soto keigo e regole di conversazione e interazione.
E da questa cornice cercheremo di fare esempi sulle cose da non dire mai ad un giapponese, per aiutarti nell’interazione (se si vuole evitare di risultare offensivi o maleducati).
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Nonno e nipote al festival di Obon

Uchi (内) e Soto (外)

I concetti di Uchi e Soto sono davvero fondamentali nella cultura giapponese. 

Si tratta di concetti chiave per comprendere questo paese e spiega in parte l’idea che hanno i giapponesi del loro popolo e degli stranieri.

Letteralmente, Uchi (内) significa casa e sfera intima; mentre Soto (外) si riferisce a tutto quello che sta fuori. 

Uchi e Soto indicano l’usanza giapponese di una chiara distinzione tra gruppi interni (uchi) e gruppi esterni (soto).

 

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In Giappone si tende a dividere le persone in due gruppi

I concetti chiave di Uchi e Soto, sottendono l’idea di dividere le persone in due gruppi: un gruppo interno e uno esterno.
Quindi ne deriva che per un/una giapponese, la famiglia e gli amici intimi siano considerati uchi, così come i colleghi e i superiori sul posto di lavoro.
I clienti dell’azienda per la quale si lavora, per esempio, sono sempre considerati soto.  
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Marzia a Shibuya

Keigo: la lingua onorifica giapponese

Quando si parla con qualcuno proveniente da un gruppo esterno – per un/una giapponese – è importante che a livello linguistico, il gruppo esterno sia elevato; mentre il gruppo interno sia abbassato di livello.
Questo viene fatto attraverso l’uso della lingua onorifica giapponese (“keigo”). 
Uchi e soto sono davvero una parte importante della cultura giapponese, sebbene le giovani generazioni tendano a essere meno rigide a livello linguistico.

Le differenze di pensiero fra gaikokujin e giapponesi (gaijin vs gaikokujin)

Gli occidentali solitamente conoscono il termine gaijin per indicare lo straniero, in particolare, di etnia caucasica.
In realtà è dispregiativo in questa forma: se ti senti chiamare così in Giappone, non è un buon segno perché probabilmente hai fatto qualcosa in negativo per essere notato.
Il termine neutro per straniero, in giapponese è gaikokujin.
Questa parola la potrai sentire alla tv, o nelle interviste dei politici e nei contesti più formali.
Indica semplicemente chi viene da fuori.
Per esempio, i nostri atleti alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo 2020, saranno chiamati così.
In ogni caso, gli occidentali tendono ad essere etno-centrati e critici, e spesso ne vanno orgogliosi.
Gli stranieri in Giappone non hanno problemi a criticare, anche il loro stesso paese e si sentono così sinceri e onesti.
Per questo motivo, credono di poter dare opinioni anche sul Giappone, con i nativi. Ecco una fra le cose da non dire mai ad un giapponese.
Se fai questo con un giapponese, lo troverà davvero offensivo, ma non te lo dirà. 
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Studentessa delle superiori di Tokyo felice di conoscerci in un fast food della capitale giapponese

1) Le cose da non dire mai a un giapponese: in Giappone non dare opinioni non richieste

Noi siamo abituati a confrontarci, a dare giudizi, opinioni o consigli, e a fare domande, in particolare su temi come religione, storia o politica.

Forse ti piacerebbe parlare della storia, di Hiroshima o Nagasaki, o di commentare l’ordine e la pulizia del paese del Sol Levante, pensando di fare qualcosa di buono.
Ti consigliamo di non farlo, a meno che l’opinione non ti sia chiesta esplicitamente (ma è abbastanza improbabile).
I giapponesi tendono a tenere per sé le proprie opinioni e giudizi.
Non è raro, al momento in cui viene chiesto il loro parere, sentirsi rispondere che non si sa abbastanza di una cosa per poter dare un’opinione.
Ovviamente, i giapponesi hanno opinioni.
Tuttavia, pensano sia scortese esprimerli al di fuori della loro cerchia ristretta di familiari e amici intimi (come abbiamo detto, uchi).  
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Marzia sulla metro di Tokyo

2) Le cose da non dire mai ad un giapponese: usare i nomi in modo corretto in giapponese

In Giappone, fra le cose da non dire mai ad un giapponese, abbiamo il primo problema con il nome. Infatti, è sconsigliato utilizzare il nome di battesimo.
Cerca di evitare di dire “anata” – che significa tu – se parli giapponese. 

La formula corretta è utilizzare il cognome dell’altra persona e aggiungere “-san” come suffisso.

Quindi non offenderti se i giapponesi ti chiamano con il tuo cognome + “san”.
Un altro problema è che spesso non sono sicuri di quale parte del tuo nome sia il tuo cognome. 
Supponiamo che il tuo nome sia “Chiara Rossi”.  Presumono che “Chiara” sia il tuo cognome e ti chiameranno “Chiara-san”.

I giapponesi chiamano persino i propri amici con il nome cognome e sono molto formali e gerarchici riguardo all’età e allo status nel linguaggio e nel comportamento.

Per questo, alcuni stranieri hanno iniziato a mettere prima il cognome sul biglietto da visita da presentare in Giappone per contrastare questo errore.  
Indipendentemente da ciò che la tua controparte giapponese ha sul suo biglietto, in giapponese il cognome verrà prima. 
Supponiamo che il suo nome sia “Ken Yamahata”. Il suo biglietto da visita si leggerà “Yamahata Ken.
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Marzia con amiche giapponesi a Tokyo

3) Le cose da non dire mai ad un giapponese: non fare commenti sulla famiglia di un giapponese

Se ti capita di avere un conoscente, un amico o un collega giapponese, fra le cose da non dire mai ad un giapponese, ci sono i commenti critici sulla sua famiglia.
Se se sei abbastanza fortunato/a da ricevere un invito a casa sua, non commentare le dimensioni, la bellezza o le condizioni della sua dimora o quartiere. 
Sembra strano, ma anche i complimenti possono essere interpretati come condiscendenti, insomma, un debole elogio.
Purtroppo alcuni stranieri – anche italiani –  partono subito con il confronto su quanto sia spaziosa la propria casa.
Altri, parlano invece di quanto sia più semplice e rilassato lo stile di vita nel loro paese d’origine (troppe volte abbiamo sentito farlo).

4) Prova a stare in silenzio con un giapponese

Ti sembra imbarazzante?
Ebbene, stare in silenzio con un giapponese non è così strano come accade con un occidentale: provare per credere!
Non avere la foga di riempire qualsiasi vuoto nella conversazione.
Se ti trovi a tu per tu con un/una giapponese che non conoscevi prima e sta passando del tempo con te, sappi che in qualche modo ti ha scelto.
Non hai idea di quanto sia un vero privilegio per quanto sono selettivi con gli stranieri.
La persona che hai di fronte farà di tutto per comunicare con te, anche se non parlate la stessa lingua.
Parti da questo presupposto e prova anche ad ascoltare.
Non devi riempire ogni momento di silenzio con la conversazione; vedrai quanto sarà apprezzato.

Tra l’altro i giapponesi nativi tendono ad essere ottimi ascoltatori, mentre gli stranieri tendono a parlare troppo (nella lingua madre).

 

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Marzia a Shinjuku

I giapponesi nella relazione con gli stranieri: le cose da non dire mai ad un giapponese

Dall’altro lato, anche i giapponesi hanno difficoltà a rapportarsi con gli stranieri e possono sentirsi persi, senza sapere come interagire in modo appropriato con loro.
In Giappone, gli stranieri, i turisti e i clienti sono sempre considerati “soto”.
Molti visitatori sono colpiti dal livello di educazione e gentilezza.
Infatti, i giapponesi sono generalmente educati con le persone soto.
Tuttavia, non significa che la loro gentilezza e cordialità siano sincere o vogliano diventare tuoi amici.
E’ vero anche che alcuni di loro potrebbero essere veramente interessati a conoscerti, ma la maggior parte di loro sta semplicemente seguendo il comune modo di fare e la loro educazione. Ricorda che i giapponesi tendono al “wa” (armonia).
Soprattutto al di fuori del mondo del lavoro, questa relazione uchi/soto diventa vaga e confusa con gli stranieri.
Ecco perché capita che gli stranieri considerati (soto), abbiano difficoltà ad essere veramente accettati nella società giapponese.
Per questo, le persone che desiderano diventare cittadini giapponesi (uchi) devono affrontare molti ostacoli.
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Fonte: Instagram Ufficiale

Honne e Tatemae

Il concetto di uchi/soto si applica anche a un’altra significativa usanza giapponese, honne e tatemae.  
Quando sei nel tuo gruppo (uchi), puoi essere onesto (honne).
Tuttavia, quando sei con estranei (soto) tendi ad essere più onorifico ed eviti di dire le cose direttamente (tatemae).
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Uno straniero sarà mai considerato come un giapponese?

Diverse persone vi diranno che non importa quanto bene parli giapponese o impari la loro cultura e i costumi: uno straniero non sarà mai accettato come giapponese.
E quindi? Perché una persona che proviene da un’altra nazione, dovrebbe volere essere considerato giapponese? Si desidera davvero rinunciare alla propria identità?
Si può vivere benissimo in Giappone da stranieri, rispettando e comprendendo la loro cultura.
Perché non provare a imparare il giapponese o togliersi le scarpe nel genkan (ingresso); e continuare a fare le cose della propria tradizione?
La vita è fatta di sfumature: non si diventa giapponesi, come non si diventa italiani.
Tuttavia, si può entrare in armonia con lo stile di vita e le regole di un popolo, pur mantenendo la propria identità.

E non avete idea dell’appeal che ha questo approccio per uno straniero che ci osserva da fuori nel suo paese. Soprattutto in Giappone!

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Marzia Parmigiani

 

 

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