Lo spazio e le differenze culturali

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Lo spazio e le differenze culturali

Le persone vivono in una realtà ambientale con la quale sono in continuo rapporto di interscambio in un incontro che le unisce al territorio e ne crea la storia, la memoria.


Un luogo è paesaggio e cielo con le sue ombre, le luci ed i movimenti.

E’ un insieme di odori che ne sottolineano le attività e che variano da stagione a stagione. E’ rumore, con il traffico, il brusio del mercato e il baccano delle fabbriche; ed è silenzio, per molti, sinonimo di tranquillità e pace.

Quando visitiamo un ambiente per la prima volta, lo facciamo di solito con interesse e curiosità: il nostro è uno sguardo socialmente organizzato ed entusiasta.

Ma cosa portiamo noi nella nostra interazione nel luogo che visitiamo? Come si combina il nostro essere con lo spazio che ci circonda? Cosa succede mentre viaggiamo?

In questo articolo, noi di Traveltherapists vi parleremo dello spazio e le differenze culturali.

 

 

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Gli spazi nel XXI secolo

Chi si accinge ad una valutazione degli spazi in epoca attuale, deve considerare tutti i cambiamenti di contesto.

 

Nonostante la progressiva urbanizzazione si accompagni a notevoli modificazioni, sembra che alcuni elementi tendano ad esser mantenuti.

 

L’architettura del passato, quella contemporanea non mira all’eternità, bensì al presente, un presente sostituibile all’infinito.

Molti borghi italiani, costituiscono un importante eccezione, visibile nel rispetto della loro strutture nel tempo.

 

Alcuni, sono rimasti praticamente immutati, perlomeno nel centro storico e questo è un punto di forza soprattutto per il turismo.

Al di fuori del centro, le cose però sono in continua modificazione: aree residenziali, quartieri periferici a volte immersi nel degrado e scollegati dal centro città, zone esterne dove per lo più vivono gli immigrati extracomunitari.

 

 

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Città e cultura

La città esiste in varie forme da cinquemila anni.

 

Sembra improbabile possa esser sostituita da qualche altro organismo strutturato.

 

Rappresenta un’espressione della cultura del popolo che la produce, un’estensione della società, che svolge molte funzioni complesse e indipendenti.

Di alcune di queste, possiamo esser inconsapevoli.

Un aspetto rilevante, è costituito dalla forma assunta dai nuovi territori metropolitani.

 

Siamo infatti di fronte ad una tendenza globale dei territori a diventare metropoli.

 

Per questo motivo paiono costituirsi sorte di “città di città”, territori con una gerarchizzazione molto debole.

 

 

La “solitudine” delle persone

In tal senso si sta delineando una nuova figura di cittadino.

 

La sua esperienza sia sociale che psicologica è scissa.

 

Da un lato, un’esperienza locale costituita da rapporti di vicinato, abitudini, quotidianità.

Dall’altro, un’esperienza metropolitana di tipo occasionale, con una maggior possibilità di recitare diversi ruoli.

Possiamo dire che in Italia, la maggior parte delle cittadine sia organizzata regolarmente.

 

Troviamo un “centro”, di solito la piazza dove si trovano i monumenti che simboleggiano l’autorità religiosa (chiesa) e l’autorità civile (municipio).

 

 

 

Sociosemiotica dello spazio: la memoria linguistica e le differenze culturali

L’agire e l’interpretazione dello spazio, hanno una corrispondenza nella lingua. Infatti esiste una specie di memoria linguistica dell’esperienza che l’individuo ha dello spazio.

 

Lo stesso oggetto, fenomeno o percorso, può esser descritto in modi differenti.


Se poi parliamo della descrizione di una porzione di mondo, si nota con facilità che questa viene resa in modi diversi.

 

Ad esempio, a seconda che si esamini un fenomeno da un punto di vista soggettivo o da uno oggettivo.

 

 

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L’importanza della lingua

La lingua inscrive al proprio interno i diversi modi di percepire e di vivere lo spazio e costruisce unione di significanti e significati.

 

La base, sono le possibili esperienze topologiche vissute dalle persone nelle diverse culture.

Se consideriamo la lingua come il riflesso delle esperienze concrete nel mondo di ogni gruppo etnico, non sarà difficile capire quanti modi diversi ci sono, d’intendere e di dare un significato o un valore particolare allo spazio.

Il punto di vista di un soggetto è la collocazione di una persona in un tragitto che ha un senso ed un valore.

Da queste valutazioni, dipendenti strettamente dal contesto culturale d’appartenenza, il soggetto crea un’interpretazione particolare di ciò che ha davanti.

Uno stesso luogo, in particolare per nativi e stranieri, assume importanza o significati diversi, a seconda dei punti di vista. Da questo ne deriva che lo stesso posto ha valore diverso per differenti persone.

La componente biologica predispone i nostri strumenti percettivi indirizzandoli funzionalmente in base alle nostre esigenze di specie.

 

Così si definirà “passato biologico” (Infracultura), per indicare la nostra “dotazione strumentale” con la quale percepiamo lo spazio e attraverso la quale, ci relazioniamo con lo spazio preordinato.

 

Occorre tenere in mente questi elementi e l’effetto che possono avere sul comportamento e sul modo  di “agire lo spazio”.

 

 

 

Hall e la teoria prossemica

La teoria di Hall, definita dallo stesso autore come Prossemica rientra nel campo degli studi antropologici.

Ha come oggetto di studio l’utilizzo dello spazio personale e sociale e la percezione di questo da parte dell’individuo.

 

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Le differenze culturali

Hall ha studiato il comportamento prossemico in svariate culture, individuando ad esempio per gli Americani, quattro diverse distanze utilizzate per l’interazione sociale: intima, personale, sociale e pubblica.

Ogni zona interattiva ha una momento di vicinanza e uno di lontananza.

 

Hall ha messo in evidenza che le distinte modalità della comunicazione umana (cinestetica, olfattiva, visiva, orale, uditiva) sono utilizzate in maniere diverse a seconda delle zone.

 

Esistono inoltre tre tipi di organizzazione spaziale:

  1. Spazio preordinato (con limiti stabili, evidenti e invisibili quali linee di confine, disposizioni architettoniche delle metropoli o suddivisione dello spazio deputato ad uso abitativo);
  2. Spazio semi-determinato (organizzazione di oggetti mobili, che possono quindi esser spostati secondo le necessità);
  3. Uno spazio informale (distanza mantenuta negli incontri con gli altri).

Lo Spazio preordinato

“Dello spazio preordinato è importante ricordare che costituisce un po’ lo stampo in cui si riversa e si modella gran parte del nostro comportamento”

Lo spazio non è mai vuoto.

Ci troviamo costantemente di fronte a relazioni tra gli oggetti ed i soggetti già esistenti.

Secondo la teoria prossemica, agiamo quindi in uno spazio preordinato, nel quale esistono componenti fisiche di tipo naturale, architettonico o storico.

Nel complesso creano un ambiente vissuto.

In questo, l’individuo si regola in base alla sua personalità e dal quale si può discostare poco e gradualmente, pena l’incomunicabilità e l’emarginazione.

Questo spazio è organizzato secondo schemi ben precisi, come può esser ad esempio, l’interno delle abitazioni.

 

 

Lo spazio preordinato e le differenze culturali

Nella società occidentale attualmente le tendenze, i bisogni e le aspettative sugli interni e nel concepire l’organizzazione dello spazio sono cambiati.

 

E’ evidente la ricerca di spazi aperti, l’abolizione di rigide divisioni.

L’allontanamento dalle tradizionali separazioni giorno/notte; sociale/privato; la scelta di elementi e strutture flessibili, la creazione di oasi meno definite delle comuni stanze, create per rispondere ai bisogni di chi abita.

Questo ci mostra come le differenze di organizzazione spaziale siano frutto non solo di diverse culture, ma anche del trascorrere del tempo nella medesima cultura.

“Abitare uno spazio”, principalmente vuol dire incontrare altre persone per scambiare prodotti, pensieri e sentimenti e sperimentare la vita e la miriade di opportunità.

Inoltre, significa creare una propria identità comune fatta anche di un certo numero di valori collettivi.

E non ultimo, significa essere se stessi ed eleggere un piccolo mondo riservato e individuale.

Il termine “abitare” contiene anche gli spazi realizzati dall’individuo per dar corpo alle tre forme.

 

La città con il suo spazio urbano è sempre stata il centro dell’abitare collettivo.

L’edificio pubblico raffigura la socialità e la casa, un luogo appartato in cui l’individualità può liberarsi.

 

Nel complesso, la città, l’edificio pubblico e la casa realizzano un ambiente completo.

 

Questo territorio è comunque legato alla natura, che nel nostro ambito è da intendersi principalmente come il paesaggio, con le sue peculiarità generali e specifiche.

 

 

Al di là di queste considerazioni che spiegano le relazioni nello spazio preordinato in tutte le culture, esistono poi peculiarità proprie di ogni cultura.

 

Ciò rende un Paese affascinante, perché diverso dal proprio.

Visitare altri paesi

Gli stranieri in viaggio nei paesi mediterranei ad esempio, spesso sono colpiti dalla presenza dei tanti odori che si mescolano nelle città; profumi strettamente legati alle attività tipiche quotidiane.

 

 

Camminando per una città europea, si può facilmente notare un più intenso sentimento di calore e di intimità.

 

Passeggiando per un qualsiasi borgo francese, a particolari ore del giorno, si potrà esser rapiti dal profumo di pane caldo, appena sfornato.

 

In Sicilia, si sarà colpiti dal profumo degli agrumi, dall’aroma delle granite d’espresso servite nei bar; in Grecia, dal pungente odore d’incenso utilizzato per i riti religiosi ortodossi e trasportato da venti incessanti.

Le differenze, le sfumature ed i paesaggi di odori non solo forniscono coordinate per orientarsi nello spazio, ma aumentano il gusto di vivere quotidiano.

 

Marzia e Elina Val di Noto

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Lo spazio preordinato

Lo spazio preordinato sta alla base delle organizzazioni individuali e sociali.

Guida e influenza il comportamento, fissandosi indelebilmente nel suo intimo.

Gli edifici sono manifestazione di schemi preordinati: essi si raggruppano in forme caratteristiche, come si dividono nel loro interno secondo schemi stabiliti dal condizionamento culturale.

La configurazione del paesaggio umanizzato, fatto di paesi, borghi e città e d’intervalli di campagna non è disposta a casaccio, bensì legata a un piano che muta con i tempi e le culture.

L’abitudine agli schemi culturali

Lewis Mumford nel suo testo La cultura delle città nota che coloro che sono abituati ad uno schema reticolare, soprattutto gli americani, trovano difficoltà ad adattarsi ad altre configurazioni.

 

Spesso questa sensazione svanisce quando gli stessi si recano regolarmente all’estero.

 

Un altro esempio che parla dello spazio e le differenze culturali.

Allo stesso modo, non c’è da stupirsi se chi è cresciuto in città dalla struttura radiale francese, o disegnate secondo l’impianto romano del reticolo parallelo, si trova disorientato o in difficoltà in paesi come il Giappone, dove tutto lo spazio preordinato è organizzato su basi differenti.

In Presentation of self in everyday lifeGoffman parla del rapporto fra la facciata che la gente presenta al mondo e l’io più segreto che si nasconde dietro.

In ogni persona, infatti abbiano diversi livelli di penetrazione.

 

In questo si allude anche alla funzione delle strutture architettoniche, in cui ci si può anche celare.

 

Un comodo rifugio nel quale diventa possibile sentirsi liberi ed essere se stessi.

Lo spazio acquista di certo, una determinata significazione fra la percezione di un’estensione (continua) e la percezione di una struttura (discontinua).

 

Solo tramite la discontinuità, infatti, il senso affiora, creando differenze e dotando di significato i diversi luoghi.

 

 

Lo spazio semi-determinato

Lo spazio semi-determinato, è definito dalla prossemica come uno dei livelli dell’esperienza spaziale.

E’ rappresentato dall’organizzazione degli oggetti mobili che può esser modificata senza troppa difficoltà, almeno fisicamente.

In realtà le resistenze che si possono riscontrare hanno valenze squisitamente psicologiche.

Analizzandolo in dettaglio, è sorprendente riscontrare come il medesimo luogo possa comunicare significati opposti a persone dei differenti culture: lo spazio e le differenze culturali.

Spazio semi-determinato e comportamento umano

L’antropologo statunitense, Edward Hall, si è dedicato particolarmente a questi studi, coniando il termine “prossemica”.

Ciò quindi si concentra nella descrizione e nella comprensione dei rapporti esistenti tra corpi, oggetti e spazi, analizzati nel loro interagire dinamico.

Si possono riscontrare “effetti profondi, e misurabili, che la sistemazione dello spazio semi determinato può avere sulla condotta umana.”

Sembrano esistere degli spazi, come quello delle sale d’aspetto ferroviarie che tendono a mantenere le persone in un isolamento reciproco.

L’autore lo definì di “fuga sociale” ed altri che individuò come spazi di “attrazione sociale”, che  inducono la gente a riunirsi, come i tavolini dei bistrot francesi.

Dobbiamo considerare che uno dei motivi per cui spesso nel viaggiare notiamo cose particolari è che questo è strettamente legato alle differenze culturali.

Per esempio uno spazio di fuga sociale in una cultura, può esser invece uno spazio di aggregazione per un altra, quindi uno spazio non  può essere universalmente valutato.

Infatti ciò che è preordinato  per una cultura potrebbe esser semi-determinato per un’altra e viceversa.

 

In Giappone le pareti sono mobili e si aprono o chiudono in merito alle esigenze quotidiane. Negli Stati Uniti, invece,  è normale cambiare stanza, per ogni attività.

 

 

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Marzia allo Starbucks di Kyoto sul tatami

Spazio informale

Sappiamo che lo spazio informale consiste nella distanza che manteniamo interagendo con gli altri.

Abbiamo già detto come anche questo, sia strettamente legato alla cultura di riferimento.

Consideriamo ad esempio la postura.

Un arabo potrebbe mettere i suoi piedi su un tavolo assieme ai suoi pari, soltanto per offesa.

Eppure l’abitudine di alzare i piedi su un mobile come una scrivania, è un costume tollerato, tipicamente americano.

 

L’importanza dello sguardo

Importante fra le culture è anche l’utilizzo dello sguardo durante le interazioni con gli altri.

Secondo alcune popolazioni africane, è mancanza di rispetto guardare direttamente negli occhi.

Questo, soprattutto se si parla a qualcuno di rango superiore o più anziano: viene preso come atteggiamento aggressivo.

Lo stesso è riscontrabile nella cultura cinese.

Ancora, arabi, francesi e italiani sono in accordo, nel considerare il contatto visivo diretto come indispensabile in qualsiasi interazione.

Lo spazio informale influenza enormemente il comportamento e le emozioni delle persone nella medesima cultura, ma anche in culture differenti.

Turiste americane, rientrate dopo un viaggio dalla Francia, sembravano rimpiangere l’insistente sguardo dei francesi nei loro confronti, praticamente assente nei loro connazionali.

Speriamo di avervi dato alcuni strumenti in più su come concepire il rapporto con gli spazi e le relazioni con gli altri e di avervi invogliato ad ulteriori riflessioni.

 

 

Marzia Parmigiani

 

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