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Per sconfiggere il Coronavirus bisogna piantare alberi

Una recente ricerca ha rivelato come il disboscamento massivo, stia facilitando il passaggio di virus pericolosi, dagli animali agli umani.
La distruzione delle foreste in aree frammentate, sta aumentando la probabilità che virus e altri agenti patogeni, passino dagli animali selvatici agli umani.
Questo, secondo uno studio dell’Università di Stanford pubblicato ad aprile 2020.
La ricerca, che si è concentrata sul contatto tra umani e primati nell’Uganda occidentale, dovrebbe farci riflettere, in un momento in cui tutto il mondo sta cercando strategie per prevenire altre possibili pandemie globali.

La ricerca in Uganda

“Il Covid-19 ci ha insegnato che una volta iniziata una pandemia, è molto difficile da controllare”, ha dichiarato Laura Bloomfield, dottoranda a Stanford e autrice principale dello studio.
 “Se possiamo ridurre il potenziale per le persone di entrare in contatto con animali selvatici, ridurremo la probabilità di avere pandemie ricorrenti”.

Una popolazione in rapida crescita

In Uganda, una popolazione in rapida crescita, fa si che più persone stiano tagliando gli alberi a ritmi vertiginosi, per nutrire le loro famiglie.
Gli umani hanno già rivendicato oltre un terzo della terra terrestre per uso agricolo. Le foreste tropicali vengono distrutte a tassi record, o quasi, ogni anno.
In luoghi come l’Amazzonia e l’Indonesia, ad esempio, la foresta pluviale vergine viene bruciata per coltivare materie prime come soia, olio di palma ed allevare bovini.
Di recente, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è fortemente aumentata sotto il governo del presidente Jair Bolsonaro.

L’assenza di confini

Eric Lambin, professore di scienza del sistema terrestre a Stanford ed uno dei coautori dello studio, ha affermato che gli Stati Uniti hanno il proprio esempio di una malattia trasmessa da animali legata a boschi vicini alle comunità suburbane e rurali: la malattia di Lyme. E’ una malattia che  si diffonde dalla fauna selvatica agli umani, tramite le zecche.
Nel caso del nuovo Coronavirus, se dapprima si imputava il passaggio della malattia, dal pangolino al pipistrello, e dal pipistrello all’uomo, sembrerebbe più probabile un passaggio diretto da pipistrello agli umani.
Il dottor Lambin, in merito, ha  dichiarato che se è vero che gli animali ci infettano, è anche vero che siamo noi a intrometterci nei loro habitat. 

I contatti inter-specie in Uganda

In Uganda, i ricercatori hanno combinato i dati satellitari con interviste fatte di persona, su oltre 900 persone vicino al Parco Nazionale di Kibale. Sono stati analizzati i fattori geografici ed i tratti comportamentali che hanno portato ad un aumento delle interazioni fisiche tra umani e primati selvatici.
Sono stati registrati vari casi di contatto, in cui soggetti umani venivano morsi da scimmie. Inoltre, a molte persone è capitato di dover liberare scimmie dalle fauci di animali selvatici. In altri casi ancora, dei contadini hanno trovato il cadavere di scimmie nei loro campi, e li hanno maneggiati per rimuoverli.
Ognuna di queste interazioni ha offerto ai virus un passaggio privilegiato a passare dai primati selvaggi agli umani, favorendo il contagio inter-specie dei virus.

I dati sorprendenti

Tuttavia, i ricercatori si aspettavano di vedere i più alti contatti, dove maggiore è la presenza dei primati: nel cuore del loro habitat.
Invece, hanno riscontrato il contrario. Il contatto era maggiore nelle aree in cui la deforestazione ha raggiunto livelli altissimi, laddove le persone sono fisicamente vicine ai primati selvatici. Semplificando al massimo, le maggiori interazioni fra umani e primati si hanno dove la gente si avventura nella foresta in cerca di legna per l’edilizia o il cibo; e le scimmie e gli scimpanzé, si muovono verso gli umani, nel tentativo di mangiare le loro colture.

Un cambio di mentalità necessario

La pandemia che stiamo vivendo offre diversi spunti di riflessione. Diversi scenari, si possono verificare. Forse il nostro pianeta, sta cercando disperatamente di darci un messaggio di salvezza e di speranza. Forse ci vuole regalare un’altra opportunità.
Se ci pensate, anche prima del Coronavirus, le problematiche legate ai cambiamenti climatici ed al riscaldamento globale, non facevano ben sperare per il prossimo futuro, tanto che si è parlato di imminenti e irreversibili cambiamenti che avrebbero messo a repentaglio l’esistenza del genere umano.
Qui non si vuole certo fare un caso politico: ma tutti noi tocchiamo con mano i disastri planetari legati allo sconvolgimento climatico.

La necessità di politiche di sviluppo

I grandi habitat, se accoppiati con lo sviluppo economico in modo che le famiglie non debbano occupare terreni forestali per l’agricoltura di sussistenza, favoriscono uno sviluppo più sano del territorio. In tal senso, sembrerebbe un’ottima soluzione per ridurre il contatto fra umani e primati e di conseguenza, il rischio di passaggio dei virus da una specie all’altra.
Ci auguriamo quindi, che i governi di tutto il mondo, prendano in considerazione di bloccare il disboscamento, piantando nuovi alberi, almeno per bloccare il passaggio di virus letali dagli animali agli esseri umani.
Questo per la sopravvivenza di tutti noi.
Marzia Parmigiani
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