Perché essere multipotenziale spiazza?

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Perché essere multipotenziale spiazza? La multipotenzialità può essere definita come la caratteristica di alcuni individui di sviluppare interessi, competenze e passioni creative in una vasta gamma di ambiti e discipline, dimostrando una spiccata curiosità intellettuale e versatilità nel trasferire conoscenze e abilità tra contesti anche molto diversi (Kaufman, 2013). Tale definizione mette in evidenza la naturale predisposizione dei multipotenziali a esplorare domini differenti, facendo emergere doti e talenti inaspettati.

Siamo davvero solo una cosa, quindi posso essere solo donna? o posso essere solo mamma o forse solo psicologa o copywriter? Non posso forse essere tutto questo? Posso avere più interessi, avere un’identità con tante sfaccettature, tante sfumature, tutte interessanti e pronte ad agire nel mio essere.

Questo articolo, dunque nasce da una riflessione personale, da un mio punto di vista e soprattutto da questa frase che di solito mi dicono le persone che conosco: “come fai a fare tutte queste cose?!”.

Come fai a fare tutte queste cose?!

Se da un lato questo costrutto rappresenta un punto di forza in termini di potenziale creativo e innovativo, la multipotenzialità mal si concilia con i rigidi modelli sociali e lavorativi oggi dominanti.

Ricordiamoci che sono basati sulla sempre maggiore specializzazione fin dalle prime fasi del percorso formativo e professionale. Ne deriva non di rado un profondo disagio esistenziale per queste persone, che si sentono “fuori posto” e faticano a trovare il proprio “spazio”, scontrandosi con incomprensioni e pregiudizi diffusi (Rinn e Bishop, 2015).

Obiettivo di questo articolo: è quindi analizzare più approfonditamente le implicazioni psicosociali della multipotenzialità, sia rispetto al vissuto soggettivo di chi presenta questa caratteristica, sia alle reazioni che essa tende a suscitare nelle persone con cui il multipotenziale interagisce.

Dopo una definizione essenziale del costrutto e delle sue principali dimensioni, verranno presi in considerazione alcuni recenti studi, condotti con metodologie miste, che hanno indagato le percezioni e gli atteggiamenti prevalenti nella società nei confronti dei multipotenziali (Sajjadi et al., 2020; McClain et al., 2021). Immancabile sarà ovviamente un commento, dopo gli studi analizzati.

I risultati mettono in luce la persistenza di stereotipi culturali e pregiudizi che vedono queste persone come superficiali, volubili e inaffidabili, contrastando con evidenze empiriche più obiettive circa le loro reali capacità e risorse personali.

Successivamente, si focalizzerà più direttamente sul vissuto soggettivo dei multipotenziali, attraverso l’analisi di testimonianze. Emergono chiaramente le difficoltà di comprensione e accettazione che queste persone incontrano nei più diversi ambiti relazionali, dal contesto lavorativo e professionale alle relazioni affettive e familiari (Ferri-Reed, 2014; Rinn, 2020). Tali difficoltà portano non di rado all’isolamento sociale o alla rinuncia ad esprimere pienamente se stessi.

Infine, verranno formulate alcune possibili interpretazioni, alla luce di teorie psicodinamiche, del disagio e degli atteggiamenti difensivi che l’incontro con i multipotenziali tende a suscitare nelle persone che aderiscono più rigidamente ai modelli sociali dominanti.

In conclusione, verranno avanzate anche alcune proposte per favorire una maggiore accettazione e valorizzazione di questa peculiare caratteristica in tutti gli ambiti, a partire da quello educativo e formativo.

Percezioni sociali e stereotipi sui multipotenziali: perché essere multipotenziale spiazza?

La multipotenzialità indica la caratteristica di alcuni individui di sviluppare interessi, competenze e talenti in una vasta gamma di ambiti, dimostrando curiosità intellettuale, versatilità e capacità di fare connessioni tra domini anche molto diversi (Kaufman, 2013). Più precisamente, mostrano una spiccata attitudine ad esplorare discipline eterogenee, facendo emergere potenzialità e attitudini inaspettate in una varietà di settori creativi e intellettuali.

Kaufman (2013), in uno studio basato sull’analisi fattoriale di diverse dimensioni psicologiche in campioni di studenti universitari con alti livelli di creatività, definisce la multipotenzialità come: una caratteristica saliente di personalità, connotata da interessi culturali ampi e una continua spinta motivazionale alla mastery, ovvero al raggiungimento della piena padronanza, in una vasta gamma di domini.

I risultati empirici confermano l’esistenza di questo specifico fattore, concettualmente e statisticamente distinto da altre dimensioni creative come l’innovazione, la leadership intellettuale o la produzione artistica.

Successivi approfondimenti (Rinn et al., 2018) hanno ulteriormente validato la multipotenzialità come un costrutto categoriale, identificando una sotto-popolazione di individui che si differenziano qualitativamente dalla maggioranza meno versatile e più specializzata. Questo rafforza l’idea che i multipotenziali abbiano una configurazione neuro-cognitiva peculiare, che si esprime appunto nella spiccata propensione ad esplorare e padroneggiare ambiti tra loro eterogenei.

Contrapposizione con modelli dominanti? Perché essere multipotenziale spiazza?

Sebbene questa caratteristica rappresenti potenzialmente un punto di forza in termini di creatività e innovazione, entra in conflitto con i rigidi modelli sociali e lavorativi oggi imperanti, improntati ad una standardizzazione dei percorsi formativi e ad una crescente iper-specializzazione fin dalle prime fasi della vita professionale (Rinn e Bishop, 2015).

Come osservano Rinn e Bishop (2015) nella loro approfondita review della letteratura sul tema, i modelli educativi e culturali dominanti enfatizzano e premiano la focalizzazione in un singolo ambito disciplinare, con aspettative di precoci scelte verso una carriera altamente specializzata. Questa tendenza si scontra però con le caratteristiche e le esigenze psicologiche di coloro che sono portati ad esplorare interessi e talenti multipli, rischiando di inibire o deviare il pieno dispiegamento del loro potenziale innovativo.

Sulla base di tali evidenze, gli autori sollecitano un ripensamento critico dei sistemi formativi nella direzione di una maggiore flessibilità e personalizzazione dei percorsi, soprattutto per gli studenti più dotati e creativi. L’uniformità delle strutture accademiche e professionali odierne costituisce uno dei principali ostacoli ad una piena espressione e valorizzazione dei profili multipotenziali.

Stereotipi e pregiudizi diffusi per i multipotenziali

Alcuni recenti studi che hanno indagato, con metodologie sia qualitative che quantitative, le percezioni e gli atteggiamenti prevalenti nella società nei confronti delle persone con caratteristiche di multipotenzialità, mettono in evidenza la persistenza di diffusi stereotipi culturali che dipingono questi soggetti come volubili, superficiali, intellettualmente dispersivi e complessivamente poco affidabili (Sajjadi et al., 2020).

Tali percezioni contraddicono però le evidenze empiriche disponibili circa le reali capacità e risorse personali tipiche dei multipotenziali, nonché il loro peculiare potenziale innovativo sul piano professionale, come dimostrato da alcune recenti indagini su campioni di lavoratori con documentato profilo multipotenziale (McClain et al., 2021).

In particolare, McClain e colleghi (2021) hanno presentato a un vasto campione di oltre 500 partecipanti descrizioni sintetiche di persone reali con caratteristiche di comprovata multipotenzialità oppure descrizioni di individui con una solida specializzazione. I soggetti dovevano esprimere su scale prestabilite le loro valutazioni rispetto a dimensioni come affidabilità, competenza, leadership e potenziale di crescita professionale. 

I risultati confermano l’esistenza di un significativo bias negativo nei giudizi espressi verso i profili multipotenziali, sistematicamente sottovalutati rispetto agli specialisti su tutti i parametri considerati. Ciononostante, gli autori riscontrano un’attenuazione di tale pregiudizio nelle fasce più giovani del campione, il che fa ben sperare in termini di un lento cambiamento culturale in atto nella direzione di una maggiore apertura e valorizzazione della multipotenzialità nell’attuale mondo del lavoro.

Testimonianze e vissuti soggettivi dei multipotenziali

Diversi studi qualitativi che hanno raccolto testimonianze dirette ed esperienze autobiografiche di persone con caratteristiche di comprovata multipotenzialità mettono in luce le difficoltà di comprensione, integrazione e accettazione che questi soggetti tipicamente incontrano nei più diversi ambiti relazionali e di vita (Ferri-Reed, 2014; Rinn, 2020).

In particolare, analizzando un ampio set di interviste narrative condotte con adulti multipotenziali in vari contesti professionali, Ferri-Reed (2014) identifica delle problematiche ricorrenti relative al mancato riconoscimento e valorizzazione della loro versatilità da parte dei datori di lavoro e colleghi. Emergono vissuti di isolamento, fatica a adattarsi alle rigide strutture organizzative e frustrazione per non riuscire ad esprimere appieno il proprio potenziale innovativo, con ricadute negative sulla soddisfazione lavorativa e il benessere psicologico.

Molti intervistati riportano la sensazione che i loro interessi multipli vengano percepiti più come una debolezza o una dispersione piuttosto che come un punto di forza da valorizzare. Di conseguenza, tendono spesso a reprimere alcuni ambiti di competenza per conformarsi alle aspettative e agli schemi prevalenti nel loro settore professionale specifico.

Percezione di diversità e non conformità: perché essere multipotenziale spiazza?

Uno studio fenomenologico condotto da Rinn (2020) su 14 individui con QI molto elevato e comprovate passioni e talenti diversificati in ambiti tra loro eterogenei si è focalizzato sulle loro esperienze soggettive, a partire dall’infanzia fino all’età adulta.

Attraverso interviste semi-strutturate in profondità e un’analisi tematica dei contenuti, sono emersi alcuni pattern ricorrenti nei vissuti del campione. In particolare, la maggior parte degli intervistati riferisce di essersi sempre percepita come “diversa” e non perfettamente integrata nei gruppi sociali fin dall’epoca scolastica.

Molti ricordano di aver faticato a adattarsi ai rigidi programmi di studio standardizzati, sentendo l’esigenza di stimoli più diversificati e di modalità didattiche meno convenzionali maggiormente coerenti con i loro bisogni e interessi molteplici. Sul piano relazionale, il loro senso di eccentricità e non conformismo ha spesso generato incomprensioni e isolamento da parte dei coetanei.

Tali vissuti di estraneità sono proseguiti sovente in età adulta, sia nelle relazioni intime e affettive che in ambito lavorativo, dove i partecipanti riportano episodi di biasimo e scetticismo da parte di superiori e colleghi rispetto alla loro apparente versatilità. Ciò ha condotto molti di essi a sentirsi costretti, per motivi di accettazione sociale, a reprimere alcune delle loro passioni e competenze multiple per conformarsi agli schemi dominanti.

Perché essere multipotenziale spiazza? Aspirazioni creative frustrate

Uno studio di Sajjadi e collaboratori (2020) che ha coinvolto tramite interviste semi-strutturate 15 laureandi con spiccate caratteristiche di multipotenzialità ha messo in evidenza vissuti analoghi di percezione di diversità fin dall’infanzia, di difficoltà di integrazione nel sistema scolastico tradizionale e di incomprensione da parte della maggioranza degli insegnanti rispetto ai loro bisogni e interessi molteplici.

In questo caso però, avendo potuto accedere ad università più flessibili e stimolanti sul piano intellettuale, gli studenti intervistati descrivono un maggiore senso di accettazione e possibilità di coltivare le proprie passioni multiple in vari settori disciplinari. Ciononostante, diversi di essi esprimono il timore che questa loro naturale curiosità e versatilità possa essere percepita negativamente nel mondo professionale una volta terminati gli studi.

In particolare, alcuni partecipanti riportano il preoccupante suggerimento ricevuto da docenti e mentori di reprimere i propri interessi multipli una volta entrati nel mercato del lavoro, per concentrarsi su un singolo ambito specialistico maggiormente spendibile. Si tratta di un consiglio vissuto con frustrazione e sofferenza interiore dai soggetti in questione, sentendo di dover rinunciare o sacrificare alcune delle loro autentiche e profonde passioni creative per necessità di adattamento alle rigide strutture sociali odierne.

Costrizione alla rinuncia

In sintesi, le evidenze qualitative disponibili restituiscono in modo eloquente l’esperienza soggettiva di inadeguatezza, isolamento e mancata valorizzazione che contraddistingue frequentemente l’esistenza delle persone con una spiccata multipotenzialità (Rinn e Bishop, 2015).

Emergono vissuti ricorrenti di percepirsi come “anormali”, di scontrarsi con l’incomprensione e lo scetticismo altrui rispetto alla propria apparente versatilità. E di intravedere un doloroso dilemma tra la possibilità di esprimere pienamente il proprio peculiare potenziale innovativo in diversi domini e la necessità di conformarsi alle aspettative sociali di specializzazione. Facendolo dunque in un’unica area per avere chances di riconoscimento e successo professionale.

Tali evidenze sollevano importanti interrogativi, che verranno affrontati nel capitolo successivo, rispetto alle possibili interpretazioni del profondo disagio suscitato nei più dall’incontro con profili tanto eccedenti gli schemi e modelli culturali oggi dominanti e sulle sue ricadute in termini di equilibrio psico-sociale per gli individui multipotenziali.

Interpretazione psicodinamica e proposte inclusive

Le evidenze presentate circa le difficoltà di comprensione, integrazione e accettazione tipicamente riscontrate dalle persone con una spiccata multipotenzialità nei più svariati contesti relazionali e professionali sollevano interrogativi rispetto alle possibili interpretazioni psicologiche di tali fenomeni.

In particolare, alcuni autori che hanno affrontato la tematica da una prospettiva psicoanalitica e psicodinamica (Rinn e Bishop, 2015; Jonathan, 2009), fanno riferimento a reazioni difensive che l’incontro con questi individui creativi, versatili e intellettualmente eccedenti gli schemi culturali consolidate attiverebbe in coloro i quali aderiscono più rigidamente ai modelli dominanti.

Tali reazioni sarebbero riconducibili a vissuti inconsci di minaccia stimolati dalla sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di troppo complesso, destabilizzante o inafferrabile. Di qui atteggiamenti istintivi di svalutazione, biasimo o messa in discussione delle reali capacità del multipotenziale per ridimensionarne l’impatto potenzialmente ansiogeno e mantenere una parvenza di controllo psicologico.

Enfasi sulla specializzazione come difesa

In particolare, la già descritta enfasi culturale sulla iper-specializzazione precocissima e sulla canalizzazione dei percorsi formativi e professionali entro schemi rigidi e standardizzati viene letta alla luce di queste teorie come una forma di difesa sociale contro la molteplicità e imprevedibilità degli interessi e talenti umani (Rinn e Bishop, 2015).

Obbligare gli individui, fin dalla giovane età, a conformarsi ad aspettative di precocissima scelta e focalizzazione serve inconsciamente a preservare una illusoria sensazione di gestibilità e controllo, negando o reprimendo ciò che eccede tali schemi. In questa prospettiva, l’incontro con profili multipotenziali risveglia ansie profonde mettendo in crisi consolidate certezze.

La risposta istintiva è allora di biasimare o svalutare queste persone additandole come anomale, disperse o inaffidabili per alleviare l’impatto destabilizzante della loro stessa esistenza sugli equilibri culturali dati.

Perfezionismo sociale e competitività esasperata: perché essere multipotenziale spiazza?

Un ulteriore fattore interpretativo proposta da Jonathan (2009) sottolinea come la multipotenzialità disturbi anche gli ideali sociali di perfezionismo estremo e competitività esasperata oggi imperanti. L’implicita ammirazione collettiva per chi eccelle ossessivamente in un singolo ambito entra in conflitto con l’attitudine più ludica e versatile dei multipotenziali.

Di qui deriverebbero ulteriori spinte inconsce alla svalutazione come reazione difensiva, alimentata anche dal timore narcisistico che questi individui tanto originali possano rivelarsi migliori degli specialisti stessi nei rispettivi settori di eccellenza. Ne consegue un bias culturale sistematico nel sottostimarne le capacità per preservare un’illusione di superiorità minacciata.

Perché essere multipotenziale spiazza? Proposte per una società più inclusiva

Alla luce di tali elementi interpretativi, gli stessi autori propongono una serie di azioni multilivello orientate a favorire una maggiore accettazione e valorizzazione della multipotenzialità nella società attuale (Rinn e Bishop, 2015; Jonathan 2009).

In ambito formativo, si sottolinea l’esigenza di una radicale maggiore flessibilità e personalizzazione dei piani di studio per consentire agli studenti più creativi e motivati di coltivare i loro interessi multipli. Contestualmente, si auspicano programmi di sensibilizzazione nelle scuole sulla tematica della diversità e dell’inclusione, affrontando esplicitamente anche gli stereotipi impliciti che colpiscono i profili meno comuni.

In ambito professionale vengono proposti assessment più sofisticati per identificare e valorizzare competenze trasversali e potenzialità ancora inespresse, nonché percorsi organizzativi su misura. Infine, sul piano culturale, si raccomanda una comunicazione pubblica e mediatica maggiormente attenta alle rappresentazioni fuorvianti o discriminatorie verso qualsiasi forma di neurodiversità.

Minaccia all’identità normativa: perché essere multipotenziale spiazza?

Un ulteriore angolo visuale pertinente è offerto dalla prospettiva della psicologia sociale. In particolare, la teoria dell’identità normativa (Marques et al., 2001) considera gli standard e le aspettative condivise all’interno di un gruppo come elementi essenziali per la definizione dell’identità dei membri e per la regolazione dei loro comportamenti.

L’emergere di profili troppo eccentrici o non conformi rispetto a tali norme condivise attiverebbe delle spinte ironiche alla derisione o esclusione al fine di preservare l’integrità e la distintività del gruppo di appartenenza.

In quest’ottica, la comparsa di individui con caratteristiche di spiccata multipotenzialità e versatilità rappresenterebbe una devianza rispetto agli standard culturali dominanti di specializzazione precoce e conformità.

Ne deriverebbe istintivamente una tensione normativa ad osteggiarli e svalutarli per ridimensionare l’impatto perturbante sull’identità convenzionale e ristabilire psicologicamente l’integrità del sistema di valori stabiliti.

Multipotenzialità come schema cognitivo alternativo

Perché essere multipotenziale spiazza? È interessante anche la prospettiva della psicologia cognitiva. Alcuni autori (Baer, 2016) discutono come gli stereotipi e i pregiudizi impliciti verso gruppi che si discostano dalle norme sociali maggioritarie derivino da distorte elaborazione di informazioni dovute alla mancanza, nei più, di schemi mentali e modelli alternativi cui attingere per categorizzare correttamente tali profili inusuali.

Nel caso specifico, l’assenza di rappresentazioni cognitive della multipotenzialità nei sistemi concettuali della maggioranza porterebbe ad assimilare in modo aberrante i tratti salienti di queste persone entro categorie familiari, ma inadeguate, come “poco affidabili” o “professionalmente deboli”. L’attivazione automatica di tali stereotipi distorsivi guiderebbe poi valutazioni e giudizi sistematicamente negativi.

Diventa allora cruciale, per contrastare tali distorsioni, diffondere modelli concettuali alternativi, ad esempio attraverso gli strumenti di comunicazione di massa, per consentire una corretta rappresentazione cognitiva della multipotenzialità.

Perché essere multipotenziale spiazza? Critica agli assetti sociali dati

La prospettiva della psicologia critica offre infine interessanti interpretazioni del fenomeno (Rinn e Bishop, 2015). In quest’ottica, oltre ai meccanismi difensivi inconsci, la tendenza a biasimare la multipotenzialità rifletterebbe una più generale resistenza del sistema socio-economico attuale ad aprirsi a potenziali di trasformazione radicale insiti in simili profili.

La loro stessa esistenza pone implicitamente in discussione i modelli standardizzati oggi egemonici, aprendo a futuri alternativi centrati sulla valorizzazione delle differenze e sull’incontro creativo tra saperi ed esperienze anche molto eterogenee. Di qui la volontà di ghettizzarli come non adeguati o addirittura patologici per perpetuare l’esistente.

Verso una società della complessità – Perché essere multipotenziale spiazza?

In definitiva, come sintetizzano Rinn e Bishop (2015), la questione della multipotenzialità intercetta criticamente la sfida della contemporaneità ad abbandonare una sterile ricerca di certezze standardizzanti e ad abbracciare positivamente la complessità della natura umana in tutte le sue potenziali manifestazioni, senza preconcetti riduttivi.

Solo una tale apertura culturale consentirà di evolvere verso modelli realmente inclusivi, dove anche chi incarna tipi psicologici e attitudinali non convenzionali possa trovare il proprio spazio di espressione e valorizzazione.

Perché essere multipotenziale spiazza? Spiazzamento e minaccia degli schemi abituali

In particolare, una tematica cruciale che è affiorata trasversalmente dalle diverse angolature adottate è quella del potenziale spiazzamento e del senso di minaccia percepito istintivamente da molti di fronte a personalità tanto originali, poliedriche e inafferrabili rispetto alle comuni coordinate culturali.

Le storie di vita e le esperienze riportate restituiscono una fenomenologia ricorrente di incomprensione, pregiudizio ed emarginazione che accompagna frequentemente l’esperienza dei multipotenziali nei contesti più vari. Sia sul lavoro che nelle relazioni private, queste persone sono spesso vittime di bias impliciti che tendono a metterne in dubbio le reali capacità, sminuendone la credibilità o l’affidabilità professionale e la maturità psico-emotiva.

Perché essere multipotenziale spiazza? Bisogno di certezze e meccanismi difensivi

Tali resistenze sembrano radicate in un bisogno profondo, individuale e collettivo, di conservare un senso di prevedibilità e gestibilità dell’esistente che viene istintivamente turbato dall’eccedenza e dalla molteplicità che questi profili incarnano.

Di qui derivano reazioni difensive, più o meno consce, tese a ricondurli coercitivamente entro confini canonici, quando non a biasimarli o ignorarli per alleggerire l’impatto destabilizzante. Sottostanti sono dunque in gioco dinamiche psicologiche legate ad ansie di fondo rispetto allo sfuggente, al diverso e al non immediatamente categorizzabile.

Perché essere multipotenziale spiazza? Conflitto di modelli socio-culturali

Ad un livello più generale, la questione rimanda ad una tensione profonda tra concezioni di fondo del funzionamento umano e tra modelli sociali, lavorativi ed economici ad esse coerenti. La multipotenzialità collide con una visione meccanicistica che enfatizza la standardizzazione, la replicabilità degli schemi acquisiti e la scomponibilità delle competenze.

Al contrario, questo profilo psicologico si inscrive pienamente in un paradigma olistico e complesso, che guarda alla persona come un tutto integrato in costante divenire, innervato di creatività e singolarità irriducibili ad etichette precostituite. Ne deriva uno iato culturale che richiederà profondi ripensamenti.

Valorizzare la complessità e il potenziale innovativo

Perché essere multipotenziale spiazza? Le implicazioni che ne derivano, come discusso nell’ultima parte del lavoro, toccano tutti gli ambiti, da quello formativo a quello professionale, da quello mediatico e comunicativo a quello più propriamente clinico e psicologico.

La sfida sarà evolvere verso un ethos culturale realmente inclusivo, che sappia accogliere e valorizzare anche ciò che eccede e complessifica gli schemi noti, riconoscendo in questa stessa eccentricità rispetto agli standard una possibile risorsa innovativa anziché una devianza da emarginare.

Solo a questa condizione persone dal peculiare profilo multipotenziale potranno trovare il loro spazio vitale senza doversi snaturare o conformare a forza a modelli dissonanti rispetto al loro sentire più autentico né, all’opposto, trovarsi confinate ai margini della società.

La scommessa sarà quella di fare della molteplicità e imprevedibilità che queste personalità incorporano non una minaccia destabilizzante di cui difendersi ma una ricchezza evolutiva da abbracciare.

Pensieri finali – Perché essere multipotenziale spiazza?

Perché essere multipotenziale spiazza? Nel corso di questo articolo abbiamo presentato evidenze empiriche e riflessioni teoriche che concorrono a far luce su un fenomeno tanto affascinante sul piano del potenziale umano, quanto controverso rispetto alle strutture socio-culturali odierne: la multipotenzialità.

Con questo termine si indica la caratteristica di alcuni individui di sviluppare interessi, attitudini e talento in una gamma estremamente ampia e diversificata di domini, dimostrando una spiccata curiosità intellettuale, versatilità cognitiva ed inclinazione a stabilire connessioni tra contesti anche molto lontani.

Se da un lato queste proprietà rappresentano indubbiamente una preziosa risorsa in termini di capacità creative e innovative. La review della letteratura condotta documenta le rilevanti difficoltà di integrazione e comprensione che le persone multipotenziali sperimentano nella maggior parte degli ambienti relazionali e professionali, spesso percepiti come riduttivi o poco stimolanti.

In effetti, la loro stessa esistenza sembra porsi in una relazione di tensione, quando non di conflitto, con gli assetti socioculturali attuali, dominati da spinte verso standardizzazione, specializzazione estrema e conformismo comportamentale fin dalle prime fasi dello sviluppo individuale.

La presente trattazione ha inteso far emergere, attraverso molteplici prospettive teoriche e narrative soggettive, i complessi risvolti psicologici e culturali associati a questo peculiare profilo di personalità.

Elina Sindoni

 

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