Seifuku: l’uniforme scolastica in Giappone da Sailor Fuku e Gakuran a Sukeban e Gyaru

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Seifuku: l’uniforme scolastica in Giappone da Sailor Fuku e Gakuran a Sukeban e Gyaru

Avete presente le uniformi scolastiche giapponesi? Belle vero? Chi di noi non le conosce?
Esistono da circa 150 anni ed in giapponese sono chiamate Seifuku (制服), sia nella versione femminile che in quella maschile.
Nonostante molte persone le riconducano solo ad un tratto “colorito” e peculiare della cultura nipponica, conoscere la storia di queste divise, consente un approfondimento psicosociale di tutta la cultura giapponese.
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L’uniforme stile marinara Sailor Fuku
Per questo parleremo di Seifuku: l’uniforme scolastica in Giappone da Sailor Fuku e Gakuran, alle sottoculture Sukeban e Gyaru.
Il termine Seifuku è stato introdotto nel XIX secolo.

Inizialmente lo stile dell’uniforme giapponese era basato sulle divise militari dell’antica Europa. 

 

 

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Gakuran – fonte: Pinterest

 

Scelta semplice, perché di facile realizzazione ed in seguito diventata una delle uniformi scolastiche più caratteristiche, iconiche e riconoscibili.

 

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Sailor Fuku e Gakuran

Per studenti delle scuole medie e superiori fu istituita negli anni Venti del secolo scorso, un’uniforme di stile militare che inizialmente prevedeva un copricapo (ispirato a quella dell’esercito prussiano) per i maschi (Gakuran); e un completo in stile marina britannica per le femmine, (Sailor Fuku). 
La Sailor Fuku consisteva in una blusa con scollatura alla marinara (completato da un fiocco o nastro cucito sul davanti) e una gonna  plissettata sopra il ginocchio. 
I colori usati per la Sailor Fuku sono solitamente blu navy, rosso, bianco, grigio, verde e nero.
A completare l’uniforme, anche le scarpe ed i calzini che generalmente sono in tonalità scure.
Mentre i colori delle scarpe usate sono solitamente nere o marroni (tipo mocassino), i calzini possono essere anche blu o bianchi.
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Loose socks
Alcune scuole impongono addirittura l’utilizzo di zaini e borse standard, senza possibilità di variazioni e pantofole morbide da usare all’interno delle strutture dette Uwabaki.
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L’uniforme scolastica giapponese oggi

Attualmente, la divisa scolastica giapponese ha dettagli più occidentalizzati e sono stati introdotti altri indumenti.
Oggi possiamo trovare gilet e blazer, camicie e bluse completate con cravatte, in versioni sia gonna che pantaloni. 
Spesso si usa la fantasia tartan, abbinata a motivi scozzesi e logo della scuola, un po’ come nel mondo anglosassone.
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Studentessa di Tokyo – ph M. Parmigiani
Questo al fine di evitare associazioni con il passato militare giapponese.
I cambiamenti nei colori e nel design dipendono dalle scelte delle singole scuole.
Oggi, le uniformi sono richieste raramente nella maggior parte delle scuole elementari.
Infatti per i più piccoli, spesso ci si limita a dotare i bambini di cappelli dai colori vivaci (qualcuno ricorderà l’elmetto giallo che si vede in molti anime) o di camicie bianche per essere un po’ più visibile in mezzo al traffico.
Tuttavia, nelle occasioni formali, i bambini si vestono diversamente, soprattutto per le foto delle cerimonie.
 
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La divisa scolastica giapponese estiva e invernale

Ovviamente gli studenti giapponesi non portano la stessa divisa scolastica tutto l’anno, ma varia in base alla stagione, ovvero il primo giugno e il primo ottobre.

Queste sono le date in cui solitamente si passa dalla versione invernale a quella estiva e viceversa.

Quando esiste la necessità di utilizzare un abbigliamento sportivo, molti studenti indossano magliette e pantaloncini sotto la comune divisa e si cambiano in classe. 
Questo perché spesso nelle scuole giapponesi non esistono gli spogliatoi e se ci sono, non sono divisi per sesso.
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Il tentativo di personalizzazione delle divise scolastiche in Giappone

E’ chiaro che una tale omologazione non è facilmente accettata dagli adolescenti giapponesi che in qualche modo cercano di “ribellarsi”. 
Spesso le ragazze tendono ad accorciare la lunghezza delle loro gonne e non indossano i calzini regolamentari, ma ne mettono di più larghi, oppure possono personalizzarli con toppe, fibbie colorate o bottoni.
I ragazzi tentano la loro personale espressione nell’abbigliamento scolastico, indossando le magliette preferite sotto le camicie o allentando il nodo della cravatta.
I più romantici fra di voi, saranno lieti di sapere che gli studenti giapponesi hanno un modo molto particolare di dichiarare il loro amore e ha a che fare con la loro divisa.
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La dichiarazione d’amore tramite l’uniforme scolastica giapponese

Infatti, per dichiarare il loro amore a una ragazza – o a un ragazzo – i ragazzi giapponesi usano donare il secondo bottone – partendo dall’alto – della loro uniforme alla/al amata/o.
Questo perché si tratterebbe del bottone più vicino al cuore e – secondo una concezione animista – custode di tutte le emozioni e i sentimenti accumulati negli anni scolastici.
Molto tenero, vero?
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I bottoni dei gakuran – fonte: Pinterest

La scuola media in Giappone che controlla la biancheria intima delle studentesse

Bisogna sottolineare che purtroppo alcune scuole dettano legge anche sulla pettinatura, la tonalità dei capelli e il colore della biancheria delle ragazze.
Come si evince dal caso uscito in questi giorni in una scuola media nella Prefettura di Saga in Giappone, si è compiuta una grave violazione dei diritti umani.
Infatti in questa scuola, sarebbe obbligatorio l’utilizzo dell’intimo di colore bianco.
Per verificare che la norma sia rispettata, ragazze fra i 12 ed i 15 anni sono controllate ogni giorno tramite la bretella per verificare il colore del reggiseno.
Una vicenda che fa rabbrividire.

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Il ruolo dell’uniforme scolastica nella cultura del Giappone

L’uniforme scolastica in Giappone, non è solo il simbolo degli studenti, ma ha un importante ruolo anche in una prospettiva culturale più ampia.
Sebbene gli studenti giapponesi indossino abiti trendy e alla moda fuori dall’orario scolastico, è anche vero che molti di loro portano l’uniforme anche al di fuori, in occasione di altre attività e laboratori extrascolastici. 
Noi tutti abbiamo imparato a conoscerla tramite i cartoni animati, i manga e gli anime.
Il suo aspetto kawaii ha fatto sì che esistessero un’infinità di varianti più classiche, fino a quelli più ricercati delle scuole private e gli adattamenti creati appositamente per i cosplayer.
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Cosplayer con divisa Sailor Fuku

L’uniforme scolastica nella sottocultura giapponese: Sukeban

Il termine Sukeban è emerso in Giappone alla fine degli anni Sessanta per intendere un gruppo delinquenziale giovanile tutto al femminile.
Sukeban ha origine dal kanji 女 (Suke) e 番 長 (Banchou).
In modo letterale significa donna Banchou, dove banchou indica il leader di una gang.
Queste gang di studentesse erano nate come alternativa ai gruppi che includevano solo maschi, dette Yankii.
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Fonte: Pinterest
Questi ultimi erano gruppi maschili in antitesi alle rigide norme sociali giapponesi.
In realtà le gang di Sukeban non sono nate come forma criminale, bensì come forma di contrasto nei confronti delle forme di oppressione maschile così bene radicate nella società giapponese. 
L’atteggiamento di bad girl, interamente declinato nella divisa scolastica, ha creato l’elemento basilare e più rilevante di questa sottocultura giovanile giapponese molto diffusa negli anni Settanta.
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Sukeban

Come si vestivano le Sukeban delle gang femminili giapponesi?

Anche se le Sukeban sono oramai un ricordo lontano, alcuni echi si possono riscontrare in una sottocultura giovanile separata tutt’ora esistente: i Bōsōzoku.

 

 

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Bōsōzoku
Si tratta di gang criminali di motociclisti, in cui le donne sono accettate se compagne o fidanzate dai membri maschi della banda.
Gli amanti della cultura giapponese avranno sicuramente incontrato in film, anime, manga le Sukeban che nel doppiaggio italiano spesso venivano chiamate “teppiste”.
Le Sukeban avevano sopracciglia sottili e a punta.
Anche se all’inizio erano praticamente struccate, dagli anni Ottanta il loro trucco diventò molto pesante, com’era di tendenza nel resto del mondo.
Gonne lunghe, bluse accorciate (spesso tagliate con forbici per esporre l’ombelico), mascherine chirurgiche (eh sì, oggi sarebbero alla moda) e guanti di pelle.
A partire dagli anni Ottanta, le Sukeban usavano anche cinture con le borchie, Converse e bracciali di pelle.
Difficile non riconoscerle.
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Alcune gang di Sukeban utilizzavano kanji particolari sulle loro uniformi, sulle giacche o sui sukajan – i bomber giapponesi – simili a quelli delle gang di yankii.
Queste gang femminili giravano anche armate per combattere e non era difficile vederle con mazze da baseball, yo-yo, catene e lucchetti, stellette ninja, spade di legno, ma anche coltelli e rasoi.
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The kazama Sisters – fonte: Pinterest
Qualcuno ricorderà una scena epica di Kill Bill: Vol. 1 (2003) dove la protagonista Beatrix Kiddo interpretata da Uma Thurman lotta contro Gogo Yubari (Chiaki Kuriyama), studentessa giapponese in uniforme.
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Gogo Yubari in una scena del film

Da Sukeban a Gyaru e Kogyaru

Oramai lo stile Sukeban è un pallido ricordo, dato che questi gruppi hanno subito un forte declino negli anni Novanta.
Successivamente, lo stile femminile è cambiato definendosi in una dimensione di stile chiamata Gyaru.
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Lo stile Kogyaru – fonte: Pinterest
Lo stile Gyaru sarebbe contraddistinto da trucco marcato, capelli tinti e minigonne.
Dallo stile Gyaru si sarebbero originate altre sottoculture come il kogyaru (piccola ragazza), chiamato anche Kogal.
Le Kogyaru sarebbero una sottocultura nata negli anni Novanta, che prevede un look all’occidentale, con pelle abbronzata, capelli biondi o rossi, trucco pesante e fuku alla marinara.
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A completare il look i loose socks (calzini larghi e allentati).
Insomma, come abbiamo visto, il tema dell’uniforme scolastica in Giappone, simbolo di conformismo, ma anche di trasgressione, merita sicuramente ulteriori approfondimenti.
Ciò soprattutto in una prospettiva culturale e psicologica che tratteremo ancora.
Nel frattempo speriamo di aver soddisfatto la vostra curiosità con la storia della divisa scolastica più iconica del mondo!
Marzia Parmigiani
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