Shoganai e mindfulness: un termine giapponese, una filosofia

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Shoganai e mindfulness: un ponte tra saggezza orientale e moderna. Il termine giapponese “shoganai” è tipicamente tradotto in italiano come “non può essere aiutato” o “non c’è rimedio”. Questa semplice espressione racchiude in realtà un profondo significato filosofico e culturale per i giapponesi.

Shoganai deriva dall’unione di tre kanji (caratteri giapponesi): Sho (正) nel senso di “giusto/corretto”, ga (賀) con sfumatura augurale di “celebrare/lodare” e nai (無) col significato finale di “mancanza/assenza”. L’interpretazione complessiva che se ne ricava è dunque: “ciò che è giusto celebrare per mancanza di alternative”.

L’origine temporale del termine non è certa, ma diverse fonti ne collocano la comparsa all’incirca intorno al periodo Edo (1603-1868), quando il Giappone era governato dagli shōgun del clan Tokugawa e viveva un lungo periodo di pace interna dopo secoli di sanguinose lotte fratricide. È plausibile che proprio la ritrovata stabilità di quei tempi, sotto l’autorità indiscussa dello shōgun, rafforzò nella mentalità nipponica l’accettazione delle situazioni date ed ereditate sulle quali non si aveva possibilità di intervenire appunto perché dettate dall’alto. In questo articolo esploreremo Shoganai e mindfulness: un termine giapponese, una filosofia.

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Shoganai come accettazione rassegnata o saggia?

Un equivoco diffuso in Occidente è intendere lo shoganai come una forma di passiva rassegnazione di fronte agli eventi avversi. In realtà, nella sua accezione originale questo termine esprime piuttosto un atteggiamento attivo e consapevole di accoglienza di ciò che non dipende strettamente dalla propria volontà. Questa sottile ma cruciale distinzione si riflette bene nella differenza tra le parole giapponesi “akirame” e “akiharae”: la prima denota una resa negativa allo scoraggiamento, la seconda una più matura accettazione che apre la strada ad uno sviluppo interiore.

È possibile parlare di shoganai non tanto con fatalismo o passiva rassegnazione, ma come un “realismo illuminato” che consente di discernere lucidamente tra ciò che possiamo cambiare e ciò che invece non dipende da noi.

Shoganai vivificato dalla saggezza zen invita dunque ad abbracciare gli eventi immodificabili, spostando altrove le nostre energie per intervenire su quegli aspetti che rimangono sotto il nostro controllo.

Shoganai e Resilienza

Da questa prospettiva, shoganai può essere accostato ad alcuni costrutti della psicologia occidentale contemporanea come il concetto di “resilienza“, intesa come la capacità di un individuo di superare traumatici eventi avversi attingendo a risorse personali interne.

C’è infatti un rapporto stretto tra la “accettazione matura” insita nello shoganai dei maestri zen e quella che in psicologia definiamo come resilienza ovvero la forma più piena di resilienza, quando cioè una persona riesce non solo a resistere allo shock subito, ma addirittura a trasformarlo in catalizzatore di profonda crescita interiore.

In tal senso lo shoganai, sganciandoci dall’illusione di controllo su eventi più grandi di noi e favorendo uno spostamento dell’attenzione su quegli aspetti che rimangono alla nostra portata, può essere funzionale proprio a liberare quelle energie interiori che supportano l’adattamento resiliente.

Accettazione creativa del cambiamento

Lo shoganai si rivela un concetto di grande attualità oggi, nel contesto della moderna società globalizzata e hyper-tecnologica, sottoposta a un ritmo esponenziale di cambiamenti sempre più repentini e destabilizzanti. Come ci ricordano saggi orientali, il cambiamento è l’unica costante dell’esistenza. Ogni fenomeno è in perenne mutamento. Dunque, opporsi alle forze del cambiamento è vano, genera solo frustrazione e sofferenza interiore.

La modernità ci pone dunque di fronte ad un dilemma cruciale: restare ancorati convulsamente al passato aggrappandoci alle vecchie certezze, oppure abbracciare shoganai, l’accettazione tranquilla dell’impermanenza, che sola consente di fluttuare in armonia con il nuovo che avanza.

Solo questa “accettazione creativa” permette quel costante adattamento ai repentini cambi di paradigma tecnologici, economici e culturali che caratterizzano la società attuale in perenne divenire.

Shoganai e felicità interiore

Alla luce del diffuso senso di ansia, depressione e precarietà esistenziale che affligge la società contemporanea, shoganai si propone come un antidoto semplice ma potente. Come insegnano i maestri Zen, la radice della infelicità umana sta nel senso di inadeguatezza e frustrazione generate dal divario incolmabile tra realtà com’è e realtà come vorremmo fosse.Shoganai ci invita ad abbandonare questa lotta controproducente col reale e ad abbracciare incondizionatamente l’esistenza così come ci si manifesta. In questo lasso di distensione e lucida accettazione affiora quel senso di appagamento e saggezza interiore cui anelano le anime più sensibili.

Shoganai e responsabilità individuale

Un possibile fraintendimento dello shoganai è quello di giustificare una de-responsabilizzazione o l’abbandonarsi all’inerzia con la scusa del “non ci posso fare niente”. In realtà il saggio insegnamento orientale ci ricorda che accettazione matura delle situazioni date e senso di responsabilità personale non sono affatto in contraddizione. Ogni evento esterno su cui non abbiamo potere è il prodotto di infinite altre cause e concause, in un intricato intreccio di fenomeni interdipendenti. Tuttavia, come ci rammenta il Buddha, in ultima istanza sono sempre le proiezioni della nostra mente ad attribuire un particolare significato a quegli eventi, colorandoli emotivamente in base alle nostre personali inclinazioni, aspettative, paure o desideri.

Dunque, se nulla possiamo per cambiare certe circostanze esterne, moltissimo è invece nelle nostre possibilità rispetto alla risposta mentale ed emozionale che scegliamo di dare ad esse. E da quella risposta dipendono poi grandemente le nostre condizioni di benessere o malessere. Parliamo del resto di locus of control esterno e interno.

Accettazione attiva e flessibilità cognitiva – Shoganai e mindfulness

In ambito psicologico si parla di “flessibilità cognitiva” come capacità della mente di modulare i propri schemi e rappresentazioni in funzione di situazioni nuove e mutevoli. Una mentalità rigida e cristallizzata su vecchi modelli si associa invece a una minore resilienza individuale. In questa prospettiva, lo shoganai, favorendo il distacco dalle nostre zavorre concettuali e il rilassamento nel qui-e-ora, agevola quel recupero di lucidità e apertura creativa tanto necessaria per adeguarsi con successo alle circostanze emergenti, senza inutili e dannose resistenze. Si tratta di un equilibrio sottile ma cruciale: shoganai non è affatto arrendevole passività, ma un’accettazione qualificata, vigile, elastica, sempre pronta a cogliere segnali di novità su cui puntare per ri-orientare positivamente la rotta. È insieme realismo e lungimiranza.

Shoganai e team working

Lo shoganai trova una significativa applicazione anche rispetto alle dinamiche nei contesti collettivi e organizzativi. Che si tratti di team working aziendale o di semplici relazioni amicali, i conflitti nascono tipicamente dallo scarto tra aspettative reciproche idealizzate e comportamenti reali dell’altro. Applicare lo shoganai significa: accettare serenamente i limiti altrui, focalizzandosi su ciò che invece è nelle nostre possibilità per migliorare la collaborazione. Anziché concentrarci ossessivamente su differenze di metodo o di carattere, spostiamo piuttosto l’attenzione sulle necessità condivise. Invece di pretendere dagli altri standard ideali e reagire con frustrazione ai loro errori, lavoriamo con empatica pazienza su ciò che possiamo costruire insieme.

In tal modo, lo shoganai consente di prevenire molti conflitti relazionali e di rendere più costruttivo il lavoro di gruppo.

Verso una leadership illuminata

In un mondo segnato da crescenti interdipendenze e rapidità di cambiamenti su scala globale, il modello del “leader-eroe” a tutti i costi focalizzato esclusivamente al risultato e alla competitività mostra tutti i suoi limiti. Servono oggi forme di leadership più sagge e lungimiranti, centrate anzitutto sulla cura delle persone e sulla qualità dei processi.

Una leadership in grado di discernere lucidamente fra ambiti su cui è possibile incidere efficacemente e sfere di realtà che richiedono invece comprensione ed accettazione responsabile.

I grandi leader del futuro sapranno coniugare coraggio e shoganai, visione strategica e spirito collaborativo. Sapranno alternare momento di spinta proattiva verso il cambiamento e momenti di quieta riflessione interiore per rigenerarsi.

In loro la maturità dell’accettazione pacata si sposerà con l’entusiasmo della spinta creativa verso nuovi orizzonti di progresso economico e civile.

Shoganai e perseveranza consapevole

Un equivoco in cui si può talvolta incorrere è associare shoganai ad una sorta di quietismo che induce ad arrendersi di fronte alle prime difficoltà. In realtà l’accettazione matura di cui parliamo non equivale affatto a rinuncia all’azione o assenza di perseveranza. Al contrario, lo shoganai libera grandi energie interiori proprio grazie al distacco da frustranti ossessioni su risultati ideali irraggiungibili. Ci rammenta che il valore di ogni nostra azione non risiede nel mero esito finale, ma di presenza mentale ed intenzionalità etica che vi impegniamo.

Senza questa consapevolezza è fin troppo facile, di fronte ad impedimenti ed ostacoli, abbandonarsi all’avvilimento e ad attribuire altrove – alla sfortuna, agli altri, alle circostanze – la responsabilità dei mancati traguardi, in una spirale autodistruttiva. Lo shoganai ci insegna invece l’umiltà di chi sa di essere solo un anello in una catena ben più grande, e proprio per questo si applica con instancabile passione al compito etico a lui assegnato, quale che ne sia il riscontro empirico.

Multiculturalità e sviluppo personale: Shoganai e mindfulness

Un campo di grande interesse è l’applicazione del concetto shoganai ai contesti sociali multiculturali, sempre più diffusi nel villaggio globale contemporaneo. Di fronte alla sfida di integrare identità e valori anche molto distanti, lo shoganai può rivelarsi una chiave preziosa.

Il suo invito ad accogliere pienamente “ciò che è” senza pretendere di cambiarlo si traduce, sul piano relazionale, nel coltivare quella fondamentale attitudine all’ascolto empatico dell’alterità, senza la quale ogni autentico dialogo interculturale resta impossibile.

Ascolto profondo significa sospendere anzitutto i nostri giudizi stereotipati e le nostre proiezioni cognitive, lasciando che l’identità altrui ci si riveli in tutta la sua irriducibile particolarità, anziché forzarla entro categorie nostre prestabilite che inevitabilmente la tradiscono.

Solo così potremo apprezzare la singolarità di ogni individuo nella sua essenza più genuina ed autentica, premessa per una convivenza realmente arricchente tra le culture.

Shoganai e mindfulness

Tra i vari paradigmi psicologici occidentali, quello della mindfulness presenta forse le più evidenti assonanze col millenario insegnamento dello shoganai. Non a caso le radici della mindfulness affondano proprio nelle pratiche meditative orientali tese a sviluppare consapevole presenza mentale e lucida accettazione dell’esperire immediato.

Shoganai può essere inteso come l’estensione nella vita quotidiana di quella attitudine essenziale coltivata nella meditazione, ovvero la capacità di abitare il qui-e-ora nella sua mutevolezza, senza aggrapparsi ad ideali astratti proiettati sul passato o sul futuro.

È l’apertura ad accogliere l’esistenza così come effettivamente si manifesta al di là dei filtri deformanti delle nostre aspettative e convinzioni. Una disponibilità profonda che ci consente di armonizzarci costruttivamente alle circostanze emergenti.

Antiche radici della mindfulness

Per comprendere più a fondo le profonde assonanze tra shoganai e mindfulness dobbiamo anzitutto ripercorrere brevemente la genesi di quest’ultimo termine nel contesto della tradizione contemplativa orientale, di cui lo shoganai stesso si nutre.

Com’è noto, la mindfulness germoglia dall’incontro fecondo tra le antiche pratiche meditative buddhiste – volte a coltivare presence mentale, consapevolezza del momento presente e visione lucida della realtà così come si manifesta – e alcuni moderni approcci psicoterapeutici occidentali, quali la Psicologia Umanistica, la Gestalt.

Da questa confluenza, a partire dagli anni ’70, si sviluppano negli USA sempre più metodologie volte ad adattare tecniche di meditazione orientali ad obiettivi di benessere psicofisico secolarizzato per la società contemporanea.

Apertura non giudicante all’esperienza interiore

Ciò che accomuna le variegate pratiche di mindfulness moderna è l’enfasi sull’assunzione di una particolare qualità di consapevolezza: una presenza mentale incentrata sul qui-e-ora, libera per quanto possibile da ogni giudizio valutativo o verbalizzazione intellettuale rispetto ai contenuti dell’esperienza personale che affiorano istante dopo istante. Si tratta di uno stato meditativo di semplice osservazione equanime di sensazioni, emozioni e pensieri nel loro darsi, senza forzarli entro schemi precedenti e senza lasciarsi coinvolgere in estenuanti battaglie interiori con essi. Una posizione di distacco vigile, ma accogliente.

È immediato cogliere come questa qualità essenziale sviluppata nella meditazione formale altro non sia se non un’estensione nel flusso della vita quotidiana dell’attitudine profonda cui allude il concetto di shoganai: abitare il qui-e-ora accogliendo pienamente l’esperienza così come si manifesta istante dopo istante, inclusi gli eventi problematici, senza pretendere di forzarla entro le maglie di schemi mentali prestabiliti e lasciando fluire quel che fluisce.

Lo shoganai invita a sviluppare proprio questa disposizione meditativa di accettazione serena e non giudicante che apre alla saggezza del momento, anziché costringerlo forzosamente entro categorie ideali astratte inevitabilmente destinate a scontrarsi col dato reale.

Impermanenza e distacco

Sia la tradizione contemplativa buddhista che le moderne psicologie della mindfulness enfatizzano due concetti-cardine: impermanenza ed equanimità. Tutti i fenomeni materiali e mentali sono per loro intrinseca natura impermanenti e in costante divenire; ne consegue che ogni viscoso attaccamento ad essi non può generare altro che frustrazione e sofferenza.

“Di qui l’invito pratico a coltivare quella fondamentale attitudine non giudicante di distacco empatico che, senza né aggrapparsi né respingere alcunché, consente di fluttuare in armonia con il mutevole flusso dell’esperienza così come naturalmente emerge e si dissolve momento dopo momento.”

Dott. Ssa Marzia Parmigiani

Anche questo sguardo meditativo altro non è se non una chiara espressione dello spirito profondo che anima lo shoganai.

Accettazione creativa e resilienza psicologica

Numerose ricerche empiriche documentano oggi come la coltivazione meditativa della qualità di presenza così come intesa dalle pratiche di mindfulness – apertura accogliente all’esperienza interiore nell’hic et nunc – induca una serie di positive trasformazioni, incrementando notevolmente la resilienza psicofisica individuale.

Ne consegue un potenziamento delle nostre naturali capacità di far fronte in modo adattivo agli eventi traumatici e stressanti della vita, traendo da essi occasioni di maturazione, senza restarne schiacciati o deviati in direzioni disfunzionali.

Anche da questa prospettiva scientifica: “lo shoganai si rivela tutt’altro che un invito alla passività rinunciataria, bensì una preziosa risorsa interiore che, attraverso la saggezza meditativa dell’accettazione profonda del reale, amplifica le nostre fondamentali potenzialità di resilienza trasformativa.”

Dott. Ssa Elina Sindoni

Conclusioni su Shoganai e mindfulness

In questa occasione abbiamo trattato Shoganai e mindfulness: un termine giapponese, una filosofia ed esplorato le profonde assonanze esistenti tra il concetto cardine del pensiero orientale shoganai e i fondamenti degli approcci psicologici noti come mindfulness, ampliando così la comprensione della natura di tale affascinante costrutto.

Ben lungi dall’appiattirsi in una accezione riduttiva di passiva rassegnazione, shoganai si rivela sempre più come l’espressione sintetica di una saggezza antica che, passando per il crogiuolo della moderna mindfulness, manifesta oggi più che mai la sua perenne validità ed attualità come chiave di volta per la nostra complessità esistenziale contemporanea.

Elina Sindoni

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