Siete turisti o viaggiatori?

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Siete turisti o viaggiatori?

Cos’è il turismo e da dove nasce? Quali sono le implicazioni e le ricadute sulla nostra identità?

Scopriamo assieme la storia del turismo e come si lega alla nostra identità. E voi, siete turisti o viaggiatori?

 

Viaggio e identità

Come si può mettere in relazione il fenomeno del viaggio con l’identità? La maggior parte dei riti nelle società esistenti, ha come scopo il rafforzamento o la costruzione dell’identità.

Individuale o collettiva che sia, l’identità dipende dall’incontro e dal contatto con gli altri.

Identità allo specchio
               Identità allo specchio

I riti assumono in via metaforica la forma del viaggio. Non è difficile comprendere che in ogni viaggio possa esser riscontrato qualcosa del rito, un evento insomma, che implica iniziazione.

Probabilmente, dato che ogni iniziazione comporta una sorta di avventura al di fuori di sé, ogni viaggio resta un po’ iniziatico.

Parlare di viaggio, però, non è lo stesso che parlare di turismo: essi non sono sinonimi. 

 

Turisti e viaggiatori

La contrapposizione fra viaggiatore e turista si fonda su un’antica e duplice identificazione.

Il turista si rispecchia nel “turista di massa”, mentre il giovane nobile, protagonista del grand tour, con la figura del vagabondo.

In realtà, anche se con il grand tour, si pensa ad un viaggiatore aperto al nuovo e disinteressato ai fini materiali, non è così.

Chi seguiva l’itinerario del grand tour, ha caratteristiche più vicine al turista di massa, che al vagabondo.

In viaggio.

Infatti in entrambi i casi si ha una pratica di viaggio ritualizzata e istituzionalizzata che è praticamente assente nei viaggi del vagabondo. Quest’ultimo, difficilmente programma percorsi e incontri.

Il viaggio del passato era un qualcosa di formativo. Il protagonista ideale cercava di comprendere chi fosse, senza mai arrivarci davvero e dubitava enormemente di sé stesso.

Il turista postmoderno, invece, fa tutt’altro. Trasmette e riceve informazioni, appare sicuro e sembra dubitare ben poco della sua identità. Da questo punto di vista, la figura del viaggiatore e del turista non sono assimilabili. 

Il turista è occupato in diverse attività, senza mai però esser implicato in una trasformazione essenziale dell’essere.

E’ veloce, non si ferma a lungo, mentre il viaggiatore ama sostare, prendersela comoda e approfondire.

Se il turismo può esser un oggetto di studio e costituire il fondale di un romanzo, il viaggio è la scrittura, il pensiero del viaggiatore, destinato alla rilettura.

 

L’evoluzione dei viaggi in Italia

L’Italia, destinazione privilegiata dei viaggi fin dal XVI secolo, ne è la migliore dimostrazione. E’ stata interessata da una lunga serie di “rivoluzioni” turistiche. Alcuni esempi? Il grand tour, il viaggio romantico, il termalismo, i soggiorni invernali nel Mezzogiorno, l’alpinismo, il turismo invernale, la balneazione marittima.

Da tempo l’Italia non è più la principale destinazione turistica. Le indagini dell’Enit sul perché i turisti si rechino in Italia hanno messo in evidenza soprattutto motivi culturali, artistici e storici, mentre il mare e la montagna sono stati citati solo raramente.

L’Italia è oggi una destinazione turistica piuttosto elitaria, incentrata sulla visita alle città d’arte con viaggi organizzati di gruppo.

Il nostro paese con più di 35 siti UNESCO ha subito un processo di “museificazione”.

          Scale mobili

 

L’antropologia del turismo

L’antropologia del turismo, si occupa dello studio di due componenti essenziali: il movente che porta il viaggiatore a spostarsi per intraprendere un viaggio ed i processi che intervengono nella circolazione di individui, immagini e servizi, nonché redditi e idee.

Lo studio dell’antropologia del turismo non è una pratica antica. L’esordio della disciplina  può esser fatto risalire alla metà degli anni Ottanta.

I cultural studies

La Scuola di Chicago con i suoi cultural studies, è stata fondamentale per l’antropologia del turismo.

Tali studi si fondano sul presupposto che i popoli “invasi” da stranieri, siano detentori di una maggior resistenza e creatività culturale.

Si concentrano sui fenomeni di mescolanza, ibridazione e relazione fra localismo e globalizzazione.

La reale novità dell’approccio antropologico è non considerare le comunità invase dal turismo come passive.

Il fenomeno viene invece trattato in termini di relazione reciproca fra locali e turisti, ovvero hosts e guests.

Si tratta di una relazione bidirezionale fra i visitatori che hanno un effetto sugli abitanti ed i locali che trovano nel turismo la possibilità di tratteggiare e ridefinire la propria identità, spesso con falsificazioni e occultamenti.

Per cui il turismo, come sostiene Franco La Cecla:

“ […] diventa talvolta un “felice malinteso” tra due o più culture, tra alcune apparentemente subordinate ma in realtà abili nel giocare sul proprio travestimento da offrire ai curiosi e altre apparentemente dominanti ma assetate di esotismo e alterità.”

Insomma, gli abitanti del luogo, spesso mostrano al turista ciò che il turista si aspetta di vedere nel posto che sta visitando.

La categoria del turista spesso viene connotata negativamente e, preferibilmente attribuita agli altri.

Infatti a tutti piace definirsi viaggiatori, ma difficile è trovare qualcuno che ami esser definito turista. 

Turismo e viaggio nella surmodernità

Cos’è la “surmodernità”? Si tratta di un’accelerazione, una complicazione degli effetti della modernità.

E’ l’effetto combinato dell’accelerazione storica, del restringimento degli spazi e l’individualizzazione dei percorsi di vita.

Travel is good for the soul
Travel is good for the soul

Ognuno di questi fattori, è risultante da dinamiche più complesse. Infatti, se la storia sembra velocizzarsi è perché quotidianamente conosciamo un’enormità di avvenimenti sempre nuovi.

Se lo spazio sembra comprimersi, è perché le tecnologie hanno ridotto il tempo di viaggio e quindi delle distanze.

Sono anni di una nuova presa di coscienza globale, dei problemi che riguardano il nostro pianeta, non ultimi, quelli di tipo ecologico. Tutti noi siamo connessi al mercato globale ed alle nuove forme di comunicazione e di consumo.

Di fronte a queste dinamiche, perché parlare di turismo?

Il turismo è essenziale per illustrare alcuni aspetti di questa surmodernità. L’apertura dell’intero pianeta al turismo è sicuramente aumentata dalla diffusa circolazione delle immagini e delle informazioni. I viaggi vengono sempre più presentati come prodotti da vendere online.

A noi tutti che siamo sempre online, vengono proposti gli stessi pacchetti, alle stesse condizioni, negli stessi momenti.

Il turismo è in grado di attraversare anche barriere storiche e politiche: paesi “politicamente chiusi” aprono volentieri le loro porte ai turisti danarosi occidentali. Qualche esempio? I paradisi terresti del golfo del Bengala o dell’America Centrale, ma anche alcuni paesi dell’Africa e del Sud America.

Parlare di turismo, è quindi essenziale per comprendere i complessi fenomeni globali nei quali siamo immersi.

 

Marzia Parmigiani

 

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