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Sotto il cielo di Tiangong: itinerario alternativo di Roma

Poteva non essere la migliore delle idee quella di muoversi nel weekend di Pasqua.
Una Pasqua 2018 arrivata prestissimo sul calendario con un meteo incerto e poco convinto delle gite fuori porta.
Fra timori della pioggia e la paura che un pezzo della Tiangong ci cadesse in testa.
Eppure, ci siamo mosse fra il piacere del nuovo ed un’indolenza strana.
Il solito tempo rubato fra lavoro, un giorno festivo in più e la nuvoletta di Fantozzi che ci seguiva fedelmente con il GPS.
Ci siamo mosse con la consapevolezza che qualcosa di buono avremmo comunque trovato, sapendo che nella capitale, le sorprese sono sempre dietro l’angolo: nel bene, e nel male.
La positività dipende dagli occhi con cui si guardano le cose.
Ad esempio c’è chi trova poetico un barbone che dorme accovacciato, protetto nella notte dal Colosseo.
Quante persone al mondo possono vantare un simile privilegio? 
Roma, Tevere in una giornata di pioggia – ph M. Parmigiani

Roma città eterna?

Sono stata l’ultima volta qui circa quattro anni fa. Roma, la città eterna.
Una città eternamente indolenzita, addormentata ma che a tratti trova la capacità di sedurre e fare innamorare; soprattutto chi viene da molto lontano. 
Per me che sono italiana, somiglia un po’ ad un revival con echi che vanno dalla scuola elementare all’esame di maturità.
Roma, che durante la pandemia è stata riportata di recente sotto i riflettori internazionali grazie a Baby, la serie Netflix ispirata allo scandalo delle baby squillo.
Una città in cui tutto è già stato creato può essere facile anche annoiarsi.
Potrei semplicemente parlare di questa città mettendone in luce soltanto gli aspetti meravigliosi: alla fine siamo un blog di viaggio.
Roma: ammirare il paesaggio millenario da scorci come quello del Giardino degli Aranci sul colle Aventino – dove consiglio di recarsi al tramonto per godere di una vista che difficilmente qualsiasi apparato elettronico potrà mai catturare appieno – o spiare dal buco della serratura lì accanto (nella piazzetta dei Cavalieri di Malta), resa famoso dal film di Sorrentino,  per poter godere della vista di San Pietro.
Le file sono ormai lunghissime (o forse era così solo per Pasqua?)
Peccato che le persone siano più interessate a provare a fotografare con smartphone quello che si percepisce dalla serratura, anziché goderne appieno utilizzando i propri sensi.
Paura di non ricordarlo?
Il nostro viaggio è iniziato la sera dopo il lavoro.

Il Venerdì Santo a Roma

Un venerdì Santo e la Via Crucis del Papa che tanto preoccupava le forze dell’ordine ed i fedeli per il rischio attentati.
La città era blindata. Carabinieri, polizia ed esercito, collocati come in un’immensa partita di Risiko in tutti punti sensibili della città.
Siamo arrivate ormai di notte sulla via Anagnina dov’era collocata la nostra scelta Booking.
Avere a disposizione un intero appartamento con tanto di cucina è stata una piacevole sorpresa.
La prima sera abbiamo cenato in un pub del quartiere chiamato Corner Pub: cibo non troppo pretenzioso e ottima birra per ristorarsi dopo una lunga giornata!
I romani amano cantare e ci siamo trovate nella serata karaoke in cui si cimentavano voci decisamente rodate.
Al momento attuale, rimpiango anche serate senza pretese come questa.
Abbiamo affrontato la serata bevendo birra scozzese e mangiando cibo spazzatura molto buono, fra cui i romanissimi supplì di riso.

Trastevere soggiorno Roma Hotel

Una Roma alternativa tutta da scoprire 

Il giorno dopo siamo andate subito verso il centro.
Molto strategico, da questo punto di vista, è stato lasciare la nostra auto sulla via Tuscolana.
Qui ci sono diverse possibilità di parcheggio (se si riesce a dribblare i parcheggi in seconda, terza fila) per poter poi prendere la metro e nel giro di 5/6 fermate essere in centro a Barberini: primo step, la Fontana di Trevi.
 
Credo di non aver mai visto la fontana senza persone attorno, se non in atmosfere felliniane.
Un’enorme fontana tardo barocca con influenze neoclassiche che ha come tematica centrale il mare.
Fino a qualche anno fa vedevo persone lanciare monetine ed esprimere un desiderio, ma evidentemente ora è stato vietato.
La fontana dà il suo meglio quando è illuminata dalla luce del sole ed è un peccato vederla in giornate piovose.
Poco distante da lì, per gli amanti del global, abbiamo l’Hard Rock Café di Roma nel quale siamo andate a mangiare la sera di Pasquetta, anche se, mi dispiace dire, che forse sia uno dei più costosi in cui sia mai stata in Europa.
 
 
Qualche passo ancora per trovarci a Piazza Navona: una piazza molto grande con tre fontane collocate in tre punti differenti, costruita dalla famiglia dei Pamphili.
 
 
Imprescindibile se si va a Roma, è “espatriare” in Vaticano per la visita alla Basilica di San Pietro e i musei vaticani.
A seconda che voi siate credenti o meno, troverete differenti livelli di bellezza e di spiritualità.

Mangiare a Roma

Fra una visita e l’altra, concedetevi di gustare, in uno dei tanti posticini del centro (a volte un pochino commerciali) una pasta alla carbonara, dei carciofi alla romana, dei saltimbocca o la mitica Pinsa.
Se volete consigli su dove andare, cliccate qui.
Non ve ne pentirete. Non sono male neanche i vinelli bianchi dei colli.
Le passeggiate lungo il Tevere invece possono compiersi per chilometri e chilometri, dalla sponda sia sinistra che destra e si possono osservare diversi scenari fra cui Castel Sant’Angelo (o mausoleo di Adriano).
 
Se dovessi scegliere una zona di Roma che ho nel cuore, posso ridurre tutto al quartiere di Trastevere dove si trova anche il ghetto ebraico ed il mercatino di Porta Portese.
Da lì vicino si può arrivare prendendo il tram, alla piazzetta di Campo dei Fiori, una vera chicca per il mercato e localini che si trovano ai lati della piazza.
La fermata della metro chiamata Spagna, è quella che ci porta nell’omonima piazza (per chi non la conoscesse quella con la scalinata che porta al giardino di Villa Borghese).
Nella parte bassa della piazza abbiamo la fontana della Barcaccia del Bernini (scheggiata nel 2015 dagli olandesi tifosi del Feyenoord durante una partita di calcio, poi ripristinata credo a nostre spese) e appena dopo, Via Condotti (o Via dei Condotti), la via delle griffes e dei brand più costosi.
Per la maggior parte di noi è proibitivo anche solo entrare in uno di quei negozi.
Credo che le cose stiano diversamente per turisti giapponesi, russi, cinesi ed arabi.
A poca distanza da questi negozi abbiamo un’altra strada (Via della Croce, 82) in cui si trova “Pompi”: il miglior tiramisù del mondo (o così dicono).
Personalmente l’ho trovato buono ma non eccezionale (io però non sono una grande amante del genere).
Cosa dire del Colosseo? È imponente, maestoso considerato tutto quello che è successo in quel luoghi.
 
Mi fanno solo un po’ di tristezza i finti centurioni che vogliono scroccare cinque euro per fare una foto con loro.
Allo stesso modo, mi fanno tristezza anche i buchi delle strade che si trovano a Roma e sono pericolosi, soprattutto se non la conosci.
Fontana di Trevi a Roma. Uno dei luoghi più “caldi” per il rischio terrorismo

Nemi e le sue fragole

La mattinata del giorno di Pasquetta, abbiamo deciso di uscire dalla città e di salire sui colli per raggiungere Nemi, che sorge sopra l’omonimo lago, nei pressi di Castel Gandolfo probabilmente più famoso per la residenza estiva del Papa.
Non facciamo sicuramente una buona figura da viaggiatrici se vi diciamo di non aver prenotato da nessuna parte per mangiare e di conseguenza nessuno voleva rifocillarci.
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In più siamo rimasti in fila per un sacco di tempo sia per salire nel paesello, sia per cercare parcheggio.
Il tutto contornato da gesti scenografici che pensavo essere solo retaggio degli anni 80.
A quanto pare le corna fatte agli automobilisti per esprimere disprezzo, stanno tornando in auge.
Diciamocelo: queste località non andrebbero mai visitate durante le festività, ma noi siamo state costrette a farlo per esigenze pratiche.
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Alla fine siamo riuscite, almeno, a gustare le famose fragoline di Nemi e a portarci via i dolci tipici con crema pasticcera e fragole e godere della vista del lago dal Belvedere.
Siamo riuscite a pranzare attorno alle tre e mezza del pomeriggio quando ormai avevo perso ogni speranza.
Lungo la via Anagnina un ristorante che stava chiudendo ci ha accolto comunque. 
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L’arco del palazzo degli Ambasciatori nel quartiere Coppedè di Roma.

Roma e la Grande Bellezza

Nella “Grande Bellezza” Roma è stata rappresentata in modo attendibile almeno per quel che riguarda lo spaccato moderno.
Roma eterna, ma anche bloccata.
Un po’ come quando si è già detto tutto su qualcosa e qualsiasi altra opera non eguaglierà mai quelle passate; quella gloria vecchia di più di 2000 anni.
Roma non più Città Aperta. 
Dopo il pranzo di Pasquetta, oramai merenda, il navigatore ci ha fatto andare per una strada stranissima: stretta e piena di buche.
Mentre noi cercavamo l’autostrada.
Sembrava che tutto il mondo fosse lì per il giorno di Pasquetta e questo ci ha creato non pochi problemi.
Acrobazie su quattro ruote per tornare indietro perché non c’era una via d’uscita.
Ad un certo punto ci siamo trovati di fronte all’antico acquedotto romano (per carità un’opera meravigliosa), ma di fatto non c’era via d’uscita e dopo il disagio iniziale ho riflettuto.

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La scena de “La Grande Bellezza” all’acquedotto di Roma

Mi è venuta in mente una scena chiave del film di Sorrentino, quando davanti ad un bel numero di persone, una giovane artista (Marina Abramovic) durante una sua performance corre nuda in mezzo al campo e finisce a sbattere contro il basamento di questo antico acquedotto romano.
Anche lì non c’era via d’uscita.
Come se tutto di quel passato glorioso sia troppo alto e impareggiabile; e la paura di sbagliare di fronte a questi mostri arcaici sia troppa.
Il risultato è quello di una capitale e di un paese (l’Italia) a mio avviso, completamente bloccati.
Ma questa è la mia visione, la sintesi di tre giorni in cui per alcuni aspetti è stato troppo poco il tempo a disposizione e per altri fin troppo.
Io sono già stata diverse volte a Roma, ma a dire la verità per conoscerla e fruirne appieno bisogna passare lì almeno un mese
Diceva Anaïs Nin che “noi vediamo le cose come siamo e non come sono” ed io somiglio di più forse all’indolente Andrea Sperelli, sempre in bilico fra noia e ricerca del piacere, che a Valentina Persia, quindi non faccio testo.
James Joyce diceva: “Roma? Come un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna.” Joyce, però, era arrivato a odiare questa città ed il suo decadentismo.
Sappiamo che l’odio è l’altra faccia dell’amore. Roma, affascinante ma anche incredibilmente opprimente a livello energetico.
Una città che “stanca molto”, forse più per quello che è stato, rispetto a ciò che è ora.
Marzia Parmigiani
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