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Umi no Hi è la festa nazionale con cui il Giappone celebra il mare, una risorsa che ha contraddistinto la storia, la cultura e l’identità dell’arcipelago. Scopri le origini del Giorno del Mare, come si festeggia e perché vale la pena viverlo durante un viaggio in Giappone.
Umi no Hi (海の日): cos’è il Giorno del Mare in Giappone, storia, tradizioni e curiosità
Il Giappone è un Paese che vive in simbiosi con il mare. Circondato dall’Oceano Pacifico e composto da migliaia di isole, ha costruito nei secoli la propria identità attraverso la navigazione, la pesca, il commercio marittimo e un profondo rispetto per la natura. Non sorprende quindi che esista una festa nazionale dedicata proprio al mare: Umi no Hi (海の日), il Giorno del Mare.
Umi no Hi è una delle festività nazionali più particolari del Giappone e celebra il profondo legame tra il Paese e il mare, una risorsa fondamentale per la sua storia, la sua cultura e la vita quotidiana.
Celebrata ogni anno il terzo lunedì di luglio, questa ricorrenza rappresenta molto più di un semplice giorno festivo. È un’occasione per riflettere sull’importanza dell’oceano nella storia e nella vita quotidiana del Giappone, ma anche per trascorrere del tempo con la famiglia approfittando del lungo weekend estivo.
Nel 2026, Umi no Hi cade lunedì 20 luglio, una data che coincide con l’inizio del periodo delle vacanze per molti giapponesi e con uno dei momenti più vivaci dell’estate nipponica.
Ma perché il Giappone dedica una festa nazionale al mare? Quali sono le origini di questa ricorrenza e come viene celebrata oggi? Scopriamolo insieme.

Scatto personale: spiaggia di Zushi
Cos’è Umi no Hi
Il nome Umi no Hi significa letteralmente “Giorno del Mare”.
In giapponese, infatti:
- 海 (umi) significa “mare”;
- の日 (no hi) significa “giorno”.
Conosciuta anche con il nome inglese Marine Day, questa è una delle sedici festività nazionali del Giappone e nasce con uno scopo ben preciso: ringraziare il mare per i suoi benefici e augurare prosperità alla nazione.
Può sembrare insolito dedicare un’intera festa nazionale all’oceano, ma osservando la geografia del Giappone tutto diventa più chiaro.
Il Paese è formato da oltre 14.000 isole, delle quali circa 430 sono abitate. Per secoli il mare ha rappresentato una fonte indispensabile di sostentamento, un’importante via di comunicazione e un elemento fondamentale per lo sviluppo economico e culturale del Paese.
Ancora oggi il mare continua a essere protagonista della vita quotidiana dei giapponesi.
Pensiamo soltanto alla cucina. Pesce, alghe, crostacei e molluschi sono ingredienti centrali della gastronomia nipponica. Dai sushi ai sashimi, passando per ramen di pesce, donburi, tempura e numerose specialità regionali, il legame con il mare è evidente in quasi ogni tavola.
Ma Umi no Hi non è soltanto una celebrazione della pesca o dell’economia marittima.
È anche un invito a riflettere sul rapporto che il Giappone ha costruito nei secoli con l’acqua: un rapporto fatto di gratitudine, rispetto e, allo stesso tempo, di consapevolezza della sua forza.
Chi visita il Giappone durante questa giornata noterà un’atmosfera rilassata. Molte persone scelgono di trascorrere il tempo in spiaggia, visitare acquari, passeggiare nei porti o partecipare agli eventi organizzati nelle città costiere.
Altri ne approfittano semplicemente per concedersi una breve vacanza, grazie al lungo weekend creato dal cosiddetto Happy Monday System, che ha spostato alcune festività nazionali al lunedì.
Pur non essendo accompagnata da rituali religiosi particolari, Umi no Hi rappresenta uno dei simboli più interessanti del modo in cui il Giappone celebra gli elementi naturali che hanno contribuito alla propria storia.

Scatto personale: spiaggia di Taketomi
Le origini della festa: dalla Meiji Maru alla festa nazionale
La storia di Umi no Hi affonda le proprie radici nel periodo Meiji, una delle epoche più importanti della modernizzazione giapponese.
Tutto ebbe inizio nel 1876, quando l’Imperatore Meiji fece ritorno a Yokohama a bordo della Meiji Maru, una nave costruita pochi anni prima nei cantieri britannici e utilizzata dal governo giapponese.
Quel viaggio rappresentava molto più di un semplice spostamento. Il Giappone stava vivendo una trasformazione profonda, aprendosi definitivamente ai rapporti internazionali dopo secoli di isolamento. La modernizzazione del sistema navale era uno dei simboli di questo cambiamento.
Per commemorare il ritorno dell’imperatore, nel 1941 venne istituito il Kinenbi, una giornata celebrativa che con il tempo si trasformò nell’attuale Umi no Hi.
La vera svolta arrivò però soltanto nel 1996, quando il Giorno del Mare venne ufficialmente riconosciuto come festa nazionale.

Scatto personale: a Urasoe, spiaggia di Chatan, Okinawa
Inizialmente la ricorrenza cadeva sempre il 20 luglio, indipendentemente dal giorno della settimana.
Successivamente, nel 2003, il governo giapponese introdusse il cosiddetto Happy Monday System, una riforma che aveva l’obiettivo di favorire il turismo interno e migliorare l’equilibrio tra lavoro e tempo libero.
Grazie a questo sistema, alcune festività furono spostate al lunedì per creare weekend di tre giorni consecutivi.
Da quel momento Umi no Hi viene celebrato ogni terzo lunedì di luglio.
Per questo motivo la data cambia ogni anno.
Nel 2026, ad esempio, cade proprio lunedì 20 luglio.
La protagonista di questa storia, la Meiji Maru, esiste ancora oggi.
La nave è conservata presso la Tokyo University of Marine Science and Technology e rappresenta uno dei più importanti beni culturali legati alla storia marittima del Giappone. In alcune occasioni viene aperta al pubblico con visite speciali, attirando appassionati di storia navale e curiosi.
È interessante notare come una ricorrenza nata per ricordare un episodio storico si sia progressivamente trasformata in una festa dedicata a un concetto molto più ampio: il legame tra il Giappone e il mare.
Oggi, infatti, pochi giapponesi collegano immediatamente Umi no Hi al viaggio dell’Imperatore Meiji. La maggior parte delle persone vive questa giornata come un momento per celebrare l’oceano e riconoscerne l’importanza nella vita del Paese.

Scatto personale: spiaggia di di Taketomi, isole Yaeyama
Perché il mare è così importante per il Giappone
Per comprendere davvero il significato di Umi no Hi bisogna guardare una cartina geografica.
Il Giappone è un arcipelago che si estende per oltre 3.000 chilometri da nord a sud e possiede una delle coste più lunghe del mondo.
Ovunque ci si trovi, il mare non è mai troppo distante.
Questa caratteristica ha influenzato profondamente lo sviluppo della società giapponese.

Scatto personale: a Itoman, Bibi Beach (Okinawa)
Per secoli il mare ha rappresentato la principale fonte di sostentamento per milioni di persone. La pesca è stata un pilastro dell’economia e ancora oggi il Giappone è tra i Paesi con la più alta cultura gastronomica legata ai prodotti ittici.
Ma il rapporto con il mare non si limita al cibo.
Nella religione shintoista, la natura è abitata dai kami, le divinità o spiriti che risiedono negli elementi naturali come montagne, fiumi, alberi e, naturalmente, il mare.
Per questo motivo l’oceano non viene considerato semplicemente uno spazio geografico, ma un elemento da rispettare.
Molti santuari sorgono proprio lungo la costa e, in alcune zone del Giappone, il mare continua a essere protagonista di rituali tradizionali, cerimonie di purificazione e festival locali.
Esiste però anche un altro aspetto, meno romantico ma fondamentale.
Il mare è una risorsa preziosa, ma può essere anche imprevedibile.
Nel corso della storia il Giappone ha dovuto convivere con tsunami, tifoni e mareggiate che hanno segnato profondamente la memoria collettiva del Paese.
Questo ha contribuito a sviluppare un atteggiamento particolare nei confronti della natura: non l’idea di dominarla, ma quella di convivere con essa, accettandone sia la bellezza sia la forza.
Chi visita il Giappone percepisce spesso questo rispetto nei piccoli gesti quotidiani.
Dai porti perfettamente organizzati alla pulizia delle spiagge, fino all’attenzione per la tutela degli ecosistemi marini, il mare viene considerato un patrimonio da preservare per le generazioni future.
Anche la cultura popolare riflette questo legame.
Il mare è presente nella letteratura classica, nei dipinti ukiyo-e, negli anime, nei film di Hayao Miyazaki e in moltissime opere contemporanee. È uno sfondo costante, ma anche una metafora del viaggio, del cambiamento e della connessione con la natura.
Forse è proprio questo il messaggio più profondo di Umi no Hi.
Non si tratta soltanto di celebrare l’oceano come risorsa economica o luogo di svago, ma di ricordare quanto il mare abbia contribuito a plasmare l’identità del Giappone.
Per chi visita il Paese durante questa ricorrenza, può essere l’occasione perfetta per osservare il Giappone da una prospettiva diversa: non solo attraverso i suoi templi, le grandi metropoli o i paesaggi montani, ma anche attraverso quell’immenso orizzonte blu che, da sempre, accompagna la storia dell’arcipelago.

Scatto personale: Bibi Beach, spiaggia di Okinawa
Come si festeggia Umi no Hi oggi
A differenza di altre festività giapponesi, Umi no Hi non è caratterizzato da un unico grande festival nazionale o da un rituale religioso condiviso in tutto il Paese. Ogni prefettura e ogni città interpreta questa giornata in modo diverso, adattandola alla propria storia e al proprio rapporto con il mare.
Per molti giapponesi, però, il significato di Umi no Hi è semplice: è un momento per uscire di casa, trascorrere del tempo con la famiglia e godersi l’estate.
Le località balneari iniziano a riempirsi di persone, soprattutto se la stagione delle piogge è ormai terminata. Le spiagge di Kanagawa, Chiba, Shizuoka e della penisola di Izu diventano mete molto frequentate, così come le isole di Okinawa, dove il mare regala scenari tropicali.
Anche i porti assumono un’atmosfera particolare. In alcune città vengono organizzate visite a navi della Guardia Costiera Giapponese, dimostrazioni di soccorso in mare, attività dedicate ai bambini e iniziative per sensibilizzare il pubblico sulla tutela dell’ambiente marino.
Gli acquari registrano spesso un aumento dei visitatori e propongono eventi speciali, laboratori didattici e spettacoli dedicati alla biodiversità degli oceani. Per le famiglie è una delle attività più apprezzate della giornata.
Non mancano nemmeno eventi sportivi. Regate, competizioni di canoa, vela e altre discipline acquatiche vengono organizzate in diverse località costiere, mentre chi vive vicino al mare approfitta semplicemente della giornata libera per fare surf, paddle o una passeggiata sul lungomare.
Una delle particolarità di Umi no Hi è proprio questa: non esiste un modo “giusto” di festeggiarlo.
Per alcuni significa trascorrere una giornata in spiaggia. Per altri è l’occasione di visitare un museo marittimo o partecipare a un evento locale. Molti, invece, sfruttano il lungo weekend per partire verso altre regioni del Giappone.
Questa dimensione informale rende la festa particolarmente interessante anche per chi visita il Paese. Più che assistere a una celebrazione spettacolare, si ha la possibilità di osservare come i giapponesi vivano uno dei primi grandi weekend dell’estate.

Scatto personale: spiaggia di Okinawa
Visitare il Giappone durante Umi no Hi: cosa sapere
Se stai programmando un viaggio in Giappone nel mese di luglio, è utile sapere che Umi no Hi coincide con uno dei periodi in cui aumenta il turismo interno.
Grazie al lungo weekend, molte famiglie decidono di spostarsi verso il mare, la montagna oppure nelle principali destinazioni turistiche. Di conseguenza, è normale trovare treni ad alta velocità più affollati del solito e una maggiore richiesta di hotel.
Se hai intenzione di utilizzare lo Shinkansen o di pernottare nelle località più popolari, prenotare con un po’ di anticipo è sicuramente una buona idea.
Dal punto di vista climatico, luglio rappresenta un periodo di transizione. Nelle regioni centrali del Giappone, come Tokyo e Kyoto, la stagione delle piogge è spesso vicina alla conclusione, lasciando spazio a giornate molto calde e umide. Le temperature possono superare facilmente i 30 °C e l’umidità rende il caldo particolarmente intenso.
Se viaggi in questo periodo, porta sempre con te una borraccia, un piccolo asciugamano e cerca di programmare le visite nelle ore meno calde della giornata. I giapponesi stessi adottano spesso questi accorgimenti.
Umi no Hi può essere anche un ottimo momento per scoprire una parte diversa del Giappone. Chi è abituato a concentrarsi esclusivamente sulle grandi città potrebbe cogliere l’occasione per visitare località costiere, piccoli porti di pescatori o isole meno conosciute, osservando un volto del Paese spesso trascurato dagli itinerari più classici.
Naturalmente bisogna mettere in conto una maggiore affluenza, soprattutto nelle destinazioni balneari e nei luoghi facilmente raggiungibili da Tokyo e Osaka. Tuttavia, proprio questa vivacità permette di immergersi nell’atmosfera delle vacanze estive giapponesi e di vedere come le persone trascorrono il loro tempo libero.

Scatto personale: raffigurazione della divinità mare a Okinawa
Curiosità su Umi no Hi che forse non conoscevi
Dietro questa festa si nascondono alcuni dettagli interessanti che spesso sfuggono anche a chi conosce il Giappone.
La prima curiosità riguarda la sua storia. Sebbene oggi venga celebrata come festa dedicata al mare, le sue origini sono strettamente legate a un evento storico preciso: il viaggio dell’Imperatore Meiji a bordo della Meiji Maru. Con il passare del tempo, però, il significato della ricorrenza si è ampliato fino a rappresentare il rapporto dell’intera nazione con l’oceano.
Un altro aspetto poco noto è che Umi no Hi è una delle festività introdotte relativamente di recente. È diventata festa nazionale soltanto nel 1996, risultando molto più giovane rispetto a celebrazioni storiche come il Capodanno o il Giorno della Fondazione Nazionale.
Molti visitatori pensano che durante questa giornata si svolgano grandi matsuri in tutto il Paese. In realtà non è così. Esistono eventi locali, ma il cuore della ricorrenza è il tempo libero trascorso con la famiglia, più che una celebrazione collettiva.
Vale la pena ricordare anche che Umi no Hi segna simbolicamente l’inizio della stagione estiva delle vacanze per moltissimi giapponesi. Da questo momento iniziano a moltiplicarsi gli eventi all’aperto, i fuochi d’artificio, i festival estivi e le tradizionali feste che caratterizzeranno tutto il mese di agosto.
Infine, questa ricorrenza racconta qualcosa di profondamente giapponese: l’idea che gli elementi naturali meritino gratitudine e rispetto. In un Paese dove montagne, foreste e oceano hanno modellato la storia e la cultura, dedicare una festa nazionale al mare appare quasi una conseguenza naturale.

Scatto personale: gatta della colonia felina sul mare a Ishigaki, isole Yaeyama
Un mare che racconta l’identità del Giappone
Per chi arriva in Giappone per la prima volta, Umi no Hi potrebbe sembrare una festa minore rispetto ai celebri matsuri o alla spettacolarità della fioritura dei ciliegi. Eppure, osservandola più da vicino, racconta qualcosa di essenziale sull’identità del Paese.
Il mare non è soltanto un paesaggio o una risorsa economica. È una presenza costante nella vita quotidiana, nella cucina, nella spiritualità e persino nel modo in cui i giapponesi guardano alla natura. Una natura da cui dipendere, da rispettare e con cui imparare a convivere.
Visitare il Giappone durante Umi no Hi significa quindi andare oltre la semplice esperienza turistica. È l’occasione per comprendere un aspetto della cultura giapponese che spesso passa inosservato, ma che ha contribuito a plasmare la storia dell’arcipelago per secoli.
Se il tuo viaggio coincide con questa festività, concediti qualche ora lontano dai quartieri più affollati. Passeggia lungo un porto, fermati davanti all’oceano, osserva le famiglie che trascorrono insieme la giornata e lasciati guidare dal ritmo dell’estate giapponese.
A volte sono proprio le feste più semplici a raccontare il volto autentico di un Paese.

Marzia Parmigiani è Psicologa clinica iscritta all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna (n. 5657), Senior SEO copywriter freelance e co-fondatrice del progetto Traveltherapists.
Si occupa di benessere psicologico, travel therapy, psicologia del viaggio, turismo medico, cultura giapponese e strategie digitali. Scrive guide e approfondimenti dedicati ai viaggi e accompagna viaggiatori in Giappone come guida sul territorio.
Divulgatrice di approfondimenti storico-culturali sul Regno di Ryūkyū, è esperta di turismo slow e turismo di lusso a Okinawa, dove realizza reportage e itinerari nati da viaggi ricorrenti e da una conoscenza diretta delle isole del sud del Giappone. Tra i suoi articoli di riferimento, la Guida a Okinawa: cosa sapere prima di partire è oggi uno dei contenuti più completi disponibili online in lingua italiana.
Cura e scrive in esclusiva i contenuti del blog culturale in inglese The LCN Firm, punto di riferimento per la narrazione delle radici italo-americane.
È iscritta al Registro Nazionale Mindfulness con il numero 3168.
Puoi scoprire di più su di lei su LinkedIn.
Domande frequenti su Umi no Hi
Quando si celebra Umi no Hi?
Umi no Hi si festeggia ogni anno il terzo lunedì di luglio. Nel 2026 cade lunedì 20 luglio.
Cosa significa Umi no Hi?
Letteralmente significa “Giorno del Mare” ed è una festa nazionale dedicata all’importanza del mare per il Giappone.
Umi no Hi è un giorno festivo in Giappone?
Sì. È una festività nazionale e scuole, uffici pubblici e molte aziende rimangono chiusi.
Perché il Giappone celebra il mare?
Per riconoscere il ruolo fondamentale che il mare ha avuto nello sviluppo economico, culturale e storico del Paese e per esprimere gratitudine verso questa risorsa.
Ci sono festival durante Umi no Hi?
Non esiste un unico festival nazionale, ma numerose città organizzano eventi nei porti, attività marittime, visite a musei e iniziative dedicate all’oceano.
Vale la pena visitare il Giappone durante Umi no Hi?
Sì, soprattutto se si desidera vivere l’atmosfera dell’inizio dell’estate giapponese. È consigliabile, però, prenotare con anticipo treni e hotel, poiché molte persone approfittano del lungo weekend per viaggiare.
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