Wagyu prodotto con stampante 3D in Giappone

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Wagyu prodotto con stampante 3D in Giappone

Il Giappone non finisce mai di sorprendere!

Notizia di pochi giorni fa, grazie all’isolamento delle cellule staminali, alcuni scienziati giapponesi hanno ricreato il manzo Wagyu con una stampante.

Il pregiato manzo – da sempre sottoposto a dibattiti internazionali- per la pratica di allevamento, ha ora una valida alternativa artificiale.

La scelta di ridurre il consumo di carne è causata sia dal cambiamento climatico sia per questioni ambientaliste e in favore degli animali.

Da qualche anno, infatti, i surrogati di carne sono sempre più comuni.

E non vengono consumate solo da vegani o vegetariani, ma anche da parte di molti chef famosi come leggiamo spesso sul Gambero Rosso.

 

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Wagyu prodotto con stampante 3D in Giappone a Osaka

Un progetto portato avanti da alcuni ricercatori dell’Università di Osaka. Hanno infatti studiato un modello di stampante 3D dotato di una tecnologia avanzata capace di stampare e ricreare esattamente il manzo dalle cellule staminali isolate della carne.

Dalle parole dello scienziato Dong-Hee Kang si evince la particolarità del progetto: “Utilizzando la struttura istologica del manzo Wagyu come modello, abbiamo sviluppato un metodo di stampa 3D in grado di produrre strutture complesse su misura, come fibre muscolari, grasso e vasi sanguigni”.

 

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Hamburger di Wagyu a Le café V di Louis Vuitton a Ginza

Ma il manzo di Wagyu prodotto in 3D assomiglia all’originale?

Un prodotto simile ovviamente non identico all’originale che può però rappresentare la soluzione per chi è vegetariano o semplicemente per chi vuole ridurre il quantitativo di carne nella sua dieta.

Questa carne 3D permette però di non rinunciare al gusto e alle proprie ricette preferite.

Questo è un sistema sicuramente meno impattante a livello ambientale. Anche in Italia purtroppo gli allevamenti intensivi hanno una grande responsabilità, ovvero il 15% del particolato PM 2,5 italiano e delle emissioni C02: 502 milioni di tonnellate l’anno.

 

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Il famoso Wagyu allo Tsukiji Market

Perché il Wagyu originale di Kobe costa così tanto?

In un articolo abbiamo parlato di quanto questa meravigliosa città sia in realtà famosa anche per altri motivi: scopri perché Kobe è famosa oltre alle bistecche di Wagyu!

La parola Wagyu significa “mucca giapponese” e sono distinte da alcune caratteristiche particolari come pelo e corna.

Ci sono diverse tipologie di Wagyu: le più comuni sono nere e sono note come manzi di Kobe. Ma esistono anche quelli bruni sia con che senza corna corte.

Questi bovini vengono allevati e curati con delle diete particolari e ipercaloriche che danno all’animale il 50% di massa grassa: e questo contribuisce all’inquinamento e alle emissioni ambientali.

Le bistecche di Wagyu sono famose per la marezzatura, ovvero la fantasia marmorea della carne.

E’ facile ormai trovare questa carne in tutto il mondo, però ovviamente per testarne la sua bontà originale è consigliato andare a provarla a Kobe.

A proposito, sai che Kobe è gemellata con la città di Terni?

Questa carne è saporita e molto tenera, per noi di Traveltherapists “si scioglie in bocca” ed è anche super costosa ovviamente.

Il suo prezzo varia in base al taglio ma parte dai 100 euro al kg per arrivare anche a 1000 euro al Kg.

 

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Come viene classificata la carne di Kobe? 

Chi mangia il wagyu per la prima volta riceve beneficio e gusto alle proprie papille gustative.

L’eccellenza ha ovviamente un peso, le caratteristiche di marezzatura la rendono super gustosa e molto molto morbida.

Le differenze Wagyu vanno cercate in ogni tipologia di animale e soprattutto anche nelle tecniche di allevamento e nel luogo dove crescono e mangiano.

C’è una distinzione primordiale da fare tra: wagyu giapponese e wagyu estera.

Da molti anni ormai non si può più trovare una mucca Wagyu giapponese all’estero.

 

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Tofu di manzo Wagyu

Ma quali sono le differenze del Wagyu giapponese e come viene qualificato?

Nella categoria Wagyu dal Giappone, si possono trovare varie differenze con delle caratteristiche differenti che si possono definire DOP, di provenienza oppure di sottozona.

Quello che incide di più è sicuramente la provenienza geografica, il clima e il modo in cui crescono gli animali.

La metodologia di allevamento, può essere tradizionale oppure all’avanguardia, ovvero, fatto con delle tecnologie nuove e di nicchia.

C’è senza dubbio in tutti e due i casi una grandissima ricerca per avere sempre una carne buona. Queste caratteristiche non fanno altro che fare in modo che si possa determinare il valore di una carne piuttosto che di un’altra. La Japan Meat Grading Association ha creato un metodo di classificazione basato su rendimento della carcassa e sulla resa. Questo determina la qualità della carne e va dal grado A il più alto fino a C il più basso.

Va anche misurata la qualità in termine di colore e brillantezza e anche di compattezza e texture, da livello 1 a 5.

A: superiore allo standard 72%

B: standard dal 69% al 72%

C: inferiore allo standard del 69%

Il punteggio viene fatto anche dal Beef Marble Score (BMS) che in questo caso va da 1 a 12, indicando il livello di marmorizzazione ovvero il grasso intramuscolare.

 

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Come si fa a qualificare una carne Wagyu A5?

Per la qualifica A5 bisogna che il wagyu abbia tutte le caratteristiche che abbiamo indicato e il punteggio del BMS deve essere almeno di 8.

 

Qualche conclusione in merito al wagyu prodotto con stampante 3D in Giappone

E’ evidente ovviamente che il Wagyu sintetico prodotto in 3D non può essere come quello originale però è pur vero che per una scelta ambientalista siamo favorevoli a questa novità.

 

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Elina Sindoni

 

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