Washi: la tradizione giapponese della carta

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Washi: la tradizione giapponese della carta

Washi (和紙) è la carta tradizionale in Giappone e dal 2014 è diventato Patrimonio UNESCO.

Per i giapponesi è qualcosa di simile a ciò che il vino è per i francesi: un’ossessione ed un orgoglio.

Il fascino secolare del Giappone nei confronti della fabbricazione tradizionale della carta significa che esiste ancora una solida cultura analogica in un paese noto per le sue caratteristiche di modernità.

 

giapponese che scrive ideogrammi su carta

La nostalgia di epoche passate

Uno dei cliché su cui dobbiamo vivere nell’epoca postmoderna, è che nuove forme di tecnologia ci rendono nostalgici di quelle precedenti e delle epoche che connotano.

L’accumulo di musica digitalizzata dall’emergere dell’MP3 ha indotto un ritiro, per quanto di nicchia e in definitiva minore, nel mondo dei dischi in vinile e persino dei nastri.

Il saccheggio della struttura fisica del mondo, libri, giornali, negozi al dettaglio, mappe, è stato enorme ed improvviso.

A causa del puro peso accumulato del suo passato e della velocità della sua corsa verso il futuro, il Giappone offre queste contraddizioni e le ansie della modernità, in particolare abbondanza.

audio cassetta con nastro all'esterno

Fra antico e moderno

Il Giappone è stato geograficamente isolato per secoli, quindi il tempo tra l’apertura del paese ed il miracolo della ricostruzione del dopoguerra, hanno prodotto una narrazione lineare e soprattutto propulsiva, di una società agraria che venne definita urban futurism.

Il contrasto (e il conflitto) tra antico e moderno è la tensione primaria nelle moderne tradizioni letterarie e cinematografiche del Giappone.

Pensiamo alle famiglie rurali che vivono lo shock della città nei film di Yasujiro Ozu degli anni ’40 e ’50, o il dramma Noh nei romanzi del Fumiko Enchi, scrittore dell’era Showa.

 

Passato presente e futuro

Tutto, dalla perfezione della produzione elettronica del paese, alla proliferazione della sua cultura pop, all’aggressività dei suoi boom edilizi, sembra servire a ricordare che in tutto nell’era postbellica, il Giappone era sinonimo di futuro.

Tutte queste forze, passato, presente e futuro, possono essere cristallizzate in una tradizione giapponese persistente.

La longevità e la profonda tradizione della fabbricazione della carta. Forse il principale tra i fondamenti storici del Giappone è che si tratta di un paese di artigiani.

Infatti, è lo stesso governo nazionale a stabilire i requisiti per classificare un’attività come “mestiere tradizionale giapponese”.

Il primo di questi requisiti è che gli oggetti prodotti, devono essere pratici e usati regolarmente.

Questo aiuta a comprendere meglio il perché della particolare attenzione alla carta, o washi (che si traduce in “carta giapponese”).

Nella nostra era digitale, tendiamo a dimenticare quanto sia pratico e versatile usare la carta.

Molti dei suoi usi moderni possono essere fatti risalire direttamente al Giappone, dove l’arte di washi fatta a mano, è iniziata con l’arrivo dei monaci buddisti dalla Corea, nel VII secolo.

origami

 

La storia della carta in Giappone

Da allora, washi è stato usato come cartoleria, come tela e come arte stessa attraverso gli origami. Quest’ultimo è stato inventato quasi simultaneamente al washi.

Circa 700 anni prima della Bibbia di Gutenberg, i giapponesi stampavano a mano testi buddisti su carta.

Prima che i periodici stampati iniziassero ad apparire in Europa nel XVII secolo come predecessori del quotidiano moderno, il Giappone stampava yomiuri (letteralmente “leggere e vendere”), volantini venduti nei principali centri urbani.

Oggi, il Giappone mantiene la più grande diffusione di giornali stampati nel mondo.

La carta era oggetto dominante dell’estetica giapponese, apparendo ovunque dalle stanze domestiche ai funerali.

Le lanterne di carta venivano bruciate durante le cerimonie religiose. Alcuni abiti, sono stati concepiti utilizzando la carta.

lanterne arancioni di notte ad asakusa, tokyo

Carta per costruire abitazioni

Ad un certo punto, la carta è diventata un materiale di costruzione.

Gli schermi shoji che erano onnipresenti nel periodo Edo, spaziarono dal XVII alla fine del XIX secolo.

 

La carta cominciò ad essere usata in architettura, per porte e schermi scorrevoli, e così divenne indispensabile la necessità di ulteriori e più durature variazioni.

Fu così che la produzione di washi divenne una tradizione familiare.

Nel 1800, quando furono introdotte le tecniche industriali capitalistiche, oltre 100 mila famiglie producevano la propria carta a mano per vari usi domestici. 

Insomma, la carta ha una lunga storia in tutto il mondo, ma è per il Giappone qualcosa di fondamentale.

Rimane, nonostante ogni innovazione da allora, il materiale centrale della cultura giapponese.

 

 

La carta oggi

Oggi, tuttavia, i resti di queste tradizioni possono essere visti negli edifici modernisti che si trovano ancora nelle principali città.

Un esempio, la International House of Japan di Tokyo, uno degli hotel più famosi del paese, progettato nel 1952.

Le radici architettoniche della carta sono ancora più chiare nelle opere più recenti di Shigeru Ban, i cui rifugi di emergenza a seguito del terremoto di Fukushima del 2011 sono stati realizzati principalmente in carta, in particolare tubi di cartone riciclato o da Kengo Kuma, i cui edifici si rifanno continuamente all’artigianato giapponese.

Tokyo stessa rimane un paradiso per l’arte, i manga e i negozi di cartoleria. 

vetrina con manga ad akihabara, tokyo

Come si produce Washi?

Washi è una delle carte più resistenti del mondo e per produrlo bisogna coltivare il kozo, un albero arbustivo che è legato al gelso.

A differenza della carta in stile occidentale, la corteccia dell’albero viene schiacciata e trattenuta nella produzione.

Le fibre risultanti devono essere battute e sbiancate e mescolate con una melma che proviene dalle radici del Tororo-aoi.

Questo mix viene quindi stratificato su uno schermo, a quel punto è possibile aggiungere i colori e aumentare lo spessore della carta con più strati.

Alla fine, la polpa viene pressata ed essiccata. Il risultato è una carta difficile da strappare, pallida lucente e incredibilmente resistente.

Il prodotto è più di una semplice superficie su cui trasmettere pensieri o idee; è un oggetto scultoreo, tattile, e la sua presenza molto fisica aiuta a rendere conto della sua resistenza.

La carta, quindi, non è solo un veicolo per il testo o le immagini, ma un oggetto in sé. Non qualcosa semplicemente “visto”, ma che deve essere anche toccato. 

 

 

Il grande paradosso

Paradossalmente, il paese fu anche uno dei primi produttori di tecnologia globale, in particolare con la fondazione nel 1946 di Sony (originariamente chiamata Tokyo Telecommunications Engineering Corp.).

Essendo stato una volta un innovatore della fabbricazione della carta, il paese divenne anche il sito di altri importanti progressi.

I primi registratori e radio a transistor di consumo sono emersi qui negli anni Cinquanta.

Nel 1966, il Sony Building a Ginza, il vecchio quartiere degli affari di Tokyo, ha ulteriormente trasformato l’aspetto della città moderna diventando il primo esempio di “architettura multimediale”, con facciate che mostravano immagini video.

veduta sul sony building di Ginza
Sony Building di Ginza

Uno sviluppo per gli schermi che era forse inevitabile in un paese che ha aperto la strada a questa tecnologia, quando si era ancora in fase analogica.

Per ironia della sorte, anche la prima rete cellulare è giapponese, introdotta nel 1979 da Nippon Telegraph e Telephone.

In un paese in cui le radici della carta sono così profonde, oggi il materiale è ancora ovunque, anche quando non lo è.

Certo, come in molti luoghi del mondo, i passeggeri della metropolitana fissano continuamente i loro telefoni.

 

marzia in metro a ginza
Marzia nella metro di Ginza, Tokyo

I caffè capolavoro

Tuttavia, lo stesso spirito che continua a coltivare il magnifico washi, fa persistere meikyoku kissaten, i “caffè capolavoro” dove le persone siedono e ascoltano le registrazioni di musica classica su vecchi fonografi.

Centinaia di luoghi nostalgici, punteggiano le strade e i vicoli di Tokyo e riflettono una riverenza verso epoche e dispositivi del passato.

giradischi vintage

In un’epoca di crescente digitalizzazione in un etere immateriale, può essere difficile ricordare che anche la carta è solo un altro mezzo, qualcosa che funge da trasmettitore per qualcosa di scritto o digitato nel passato.

 

Un foglio di carta però, porta un’impronta del suo autore, ma anche del suo fruitore.

Per questo motivo, quei fogli chiari e sfrangiati mantengono una misura del tempo, e il senso di sé.

Ecco perché washi continua ad essere importante e fondamentale, mentre ci precipitiamo sempre più verso un futuro ancor più digitale.

 

 

 

 

 

Marzia Parmigiani

 

 

 

 

 

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