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Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna?
Il numero 4 in Giappone: origine linguistica, superstizioni e curiosità che spiegano perché viene evitato.
Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna?
Ti è mai capitato di salire su un ascensore in Giappone e notare che il pulsante del quarto piano sembra essere sparito? Oppure di ricevere un regalo composto da tre oggetti invece che quattro? Non è una coincidenza.
In Giappone il numero 4 è considerato di cattivo auspicio e, ancora oggi, molte persone preferiscono evitarlo nella vita quotidiana. Questa credenza non nasce soltanto dalla superstizione, ma affonda le sue radici nella lingua giapponese, nelle tradizioni religiose e in una cultura che attribuisce grande importanza ai simboli e alle parole.
Ma perché il numero 4 porta sfortuna in Giappone? Come può una semplice pronuncia influenzare ospedali, hotel, regali e perfino la numerazione degli edifici?
In questo articolo scopriremo l’origine di questa antica credenza, come si manifesta ancora oggi nella società giapponese e perché il suo significato va ben oltre una semplice superstizione.
Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna? Il numero 4 e la parola “morte”: un legame linguistico
La principale ragione per cui il numero 4 è considerato sfortunato in Giappone si trova nella lingua giapponese. Il kanji 四, che indica il numero quattro, può infatti essere letto in due modi:
- 四 (shi)
- 四 (yon)
La lettura shi coincide con la pronuncia del kanji 死, che significa “morte”. Questa omofonia, cioè il fatto che due parole abbiano lo stesso suono ma significati diversi, è all’origine della cattiva fama del numero 4.
Nella vita quotidiana i giapponesi preferiscono spesso utilizzare la lettura yon, proprio per evitare l’associazione con la morte. Non si tratta di una regola grammaticale, ma di una consuetudine culturale profondamente radicata.
La lingua giapponese, come molte altre lingue dell’Asia orientale, attribuisce un forte valore ai suoni, alle assonanze e ai doppi significati oltre che alle tradizionali superstizioni. Per questo motivo un numero che richiama foneticamente un concetto negativo può assumere, nel tempo, un valore simbolico e influenzare i comportamenti quotidiani.
In giapponese il numero 4 si legge shi, lo stesso suono della parola “morte”. Da qui nasce la sua cattiva fama.

La cultura del non detto: quando evitare un numero diventa un rito
Il Giappone è una società che si regge anche sulla delicatezza del linguaggio e sull’attenzione a non generare disagio. Se pensiamo ai silenzi nei colloqui, ai modi indiretti per dire “no”, o all’uso degli onorifici, ci accorgiamo che la forma ha un peso enorme.
In questo contesto, regalare qualcosa in quantità di 4 è visto come un gesto inappropriato, quasi come augurare una fine prematura. Lo stesso accade negli ospedali e negli alberghi, dove spesso non esistono stanze numerate 4 o 44, così come da noi mancano i piani “13” in certi hotel.
Nei regali giapponesi, evitare confezioni da 4 pezzi è una regola di buon senso. Regalare quattro oggetti equivale a un cattivo augurio.
Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna? Il tabù del 4 negli ospedali e negli hotel
Uno degli esempi più chiari dell’avversione al numero 4 si vede nelle strutture sanitarie. Molti ospedali giapponesi non hanno stanze con il numero 4 o 44, e se ci sono, sono assegnate con cautela. Allo stesso modo, in hotel e ryokan, il 4 è spesso sostituito con “3A” o saltato del tutto nella numerazione.Questa scelta non è dettata da superstizione personale, ma dal rispetto verso la sensibilità collettiva. Un paziente malato, già fragile, non dovrebbe trovarsi a dover convivere con un numero che richiama la morte.

Non solo il 4: il 9 e il 42
Il numero 4 non è l’unico a essere evitato in Giappone. Anche altri numeri possono assumere un significato negativo quando la loro pronuncia richiama parole associate alla sofferenza o alla morte.
Il caso più noto è quello del 9, che può essere letto ku (九), una pronuncia identica a 苦 (ku), termine che significa “sofferenza”, “dolore” o “tribolazione”. Per questo motivo il numero 9 è spesso evitato in contesti delicati, come gli ospedali, i regali o alcune ricorrenze.
Ancora più inquietante è il 42. Letto shi-ni, può essere interpretato come “morire” (死に), un’associazione che lo rende particolarmente sgradito. In alcune strutture sanitarie o residenziali si preferisce evitare questo numero nella numerazione delle stanze, proprio per non evocare un significato così negativo.
Queste associazioni influenzano anche piccoli gesti della vita quotidiana. Alcune persone evitano targhe automobilistiche contenenti determinate combinazioni numeriche, altre preferiscono non vivere in abitazioni con il numero 42 o non regalare bouquet composti da nove fiori. Non si tratta di regole assolute, ma di attenzioni culturali ancora oggi abbastanza diffuse.
Più che una paura irrazionale dei numeri, queste usanze riflettono il forte valore simbolico che la lingua giapponese attribuisce ai suoni e alle parole, capaci di influenzare la percezione di ciò che è di buon o cattivo auspicio.
In Giappone anche il numero 9 è evitato, perché letto ku significa “sofferenza”.
Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna? Riti e superstizioni: dalla vita quotidiana ai funerali
Più che da una vera e propria religione, il rapporto dei giapponesi con il numero 4 nasce da un insieme di tradizioni, sensibilità culturali e rituali che si sono sviluppati nel corso dei secoli. Lo shintoismo e il buddhismo, profondamente intrecciati nella storia del Paese, hanno contribuito a rafforzare l’attenzione verso i simboli, i gesti e tutto ciò che può essere considerato di buon o cattivo auspicio.
Questa sensibilità emerge soprattutto nei momenti più importanti della vita. In contesti legati alla malattia, ai funerali o alle cerimonie, il numero 4 viene spesso evitato per non evocare il concetto di morte, mentre il 9 può essere escluso perché richiama la sofferenza.
Anche nella scelta dei regali è frequente prestare attenzione ai numeri. Gli omiyage, i tipici souvenir che si acquistano per parenti, amici o colleghi dopo un viaggio, sono spesso confezionati in quantità considerate più fortunate, come tre, cinque o sette pezzi, evitando quando possibile gruppi di quattro.
La stessa attenzione si riflette nella lingua. Nella vita quotidiana molti giapponesi preferiscono pronunciare il numero quattro come yon anziché shi, scegliendo la lettura che non richiama la parola “morte”. È un piccolo dettaglio che racconta bene quanto, nella cultura giapponese, il linguaggio possa contribuire a preservare l’armonia e a evitare situazioni potenzialmente spiacevoli.
Un confronto culturale: il 4 in Cina e Corea
📌 Curiosità: la “tetrafobia” non esiste solo in Giappone
Il timore del numero 4 è conosciuto con il nome di tetrafobia e non riguarda soltanto il Giappone. Anche in Cina, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e in altre aree dell’Asia orientale il numero quattro è considerato di cattivo auspicio, perché la sua pronuncia ricorda la parola “morte”.
Ecco alcuni esempi:
- 🇨🇳 Cina: in molti edifici il quarto piano viene omesso e gli ascensori passano direttamente dal 3 al 5. Al contrario, il numero 8 è considerato estremamente fortunato perché la sua pronuncia richiama il concetto di prosperità e ricchezza.
- 🇰🇷 Corea del Sud: in alcuni ospedali e palazzi il numero 4 viene sostituito con la lettera F (iniziale di Four) oppure eliminato dalla numerazione dei piani.
- 🇯🇵 Giappone: l’attenzione è rivolta soprattutto a evitare numeri e parole che richiamano la morte o la sofferenza, più che a ricercare numeri particolarmente fortunati.
Sebbene queste tradizioni siano ancora presenti, soprattutto negli edifici, negli ospedali e nei contesti più formali, oggi vengono vissute con intensità diversa a seconda dell’età, della regione e delle convinzioni personali.
La differenza fra Cina e Giappone sta nell’intensità: in Cina il numero 8 è celebrato come simbolo di prosperità, mentre in Giappone i numeri “fortunati” non hanno lo stesso peso. Qui è soprattutto l’evitare ciò che porta sfortuna a guidare i comportamenti.
Psicologia della superstizione: il peso del suono
Perché un semplice numero può suscitare disagio o essere percepito come un cattivo presagio? La risposta non risiede nel numero in sé, ma nel significato che una cultura gli attribuisce nel corso del tempo.
In psicologia, i simboli acquistano valore attraverso l’apprendimento sociale. Quando una comunità associa per generazioni una parola, un suono o un simbolo a un evento negativo, quell’associazione finisce per influenzare il modo in cui le persone la percepiscono, anche senza una convinzione razionale. È lo stesso meccanismo che porta molte culture ad attribuire un significato particolare a determinati colori, animali o numeri.
In Giappone questo fenomeno è particolarmente evidente. La pronuncia shi, identica alla parola che significa “morte”, è diventata nel tempo un simbolo da evitare nei contesti in cui si desidera trasmettere serenità, rispetto o buon auspicio. Per questo motivo il numero 4 viene spesso sostituito dalla lettura yon, considerata più neutra.
Più che una semplice superstizione, si tratta di un tabù linguistico e culturale: evitare una parola o un suono ritenuto inappropriato è un modo per dimostrare attenzione verso gli altri e contribuire a mantenere quell’armonia sociale che rappresenta uno dei valori più importanti della cultura giapponese.
In Giappone il numero 4 è un tabù linguistico: non porta sfortuna di per sé, ma richiama un concetto che la società preferisce non evocare.
Perché in Giappone il numero 4 porta sfortuna? Il rovescio della medaglia: quando il 4 diventa neutro
Come molte tradizioni, anche il rapporto dei giapponesi con il numero 4 si è evoluto nel tempo. Le nuove generazioni, cresciute in una società sempre più globalizzata, tendono a vivere questa credenza con maggiore leggerezza rispetto al passato.
Nella vita di tutti i giorni il numero 4 è presente ovunque: viene utilizzato a scuola, nei documenti, nei calendari, nello sport e in tutti quei contesti in cui rappresenta semplicemente un valore numerico. Non tutti i giapponesi, quindi, lo considerano un numero da evitare.
Esistono però situazioni in cui questa sensibilità continua a essere particolarmente sentita. Negli ospedali, negli hotel, nella scelta di un regalo o durante alcune cerimonie, evitare il numero 4 è ancora oggi un gesto di attenzione e rispetto, soprattutto quando potrebbe essere interpretato come un cattivo auspicio.
Più che una superstizione condivisa da tutti, il numero 4 rappresenta un elemento della cultura giapponese che continua a influenzare i comportamenti quotidiani. Anche chi non gli attribuisce un significato personale può scegliere di evitarlo per rispetto della sensibilità altrui, un atteggiamento che riflette uno dei valori più profondi della società giapponese: la ricerca dell’armonia nelle relazioni con gli altri.

Un Giappone che convive con i suoi numeri
Il numero 4 in Giappone non è soltanto superstizione. È un esempio di come una lingua, una tradizione e una cultura possano attribuire significati profondi anche a ciò che, altrove, appare del tutto neutro.
Se durante un viaggio in Giappone noterai l’assenza del quarto piano in un hotel, una stanza numerata in modo insolito o un regalo confezionato in tre o cinque pezzi anziché quattro, saprai che dietro queste scelte non si nasconde una semplice credenza popolare. Sono piccoli gesti che riflettono un’attenzione radicata verso il linguaggio, il simbolismo e la sensibilità delle persone.
Conclusione
Il numero 4 è considerato sfortunato in Giappone perché la sua lettura più tradizionale, shi, ha la stessa pronuncia della parola che significa “morte”. Da questa semplice coincidenza linguistica è nata una tradizione che, nel corso dei secoli, ha influenzato abitudini, cerimonie e comportamenti della vita quotidiana.
Per questo motivo il numero 4 viene ancora oggi evitato in alcuni ospedali, hotel, abitazioni e nella scelta dei regali. Allo stesso modo, anche numeri come il 9 e il 42 possono essere considerati di cattivo auspicio perché richiamano, attraverso la loro pronuncia, concetti legati alla sofferenza o alla morte.
Più che una superstizione nel senso occidentale del termine, questa tradizione rappresenta un tabù linguistico e culturale. È il riflesso di una società che attribuisce grande valore alle parole, ai simboli e al rispetto reciproco, cercando di evitare tutto ciò che potrebbe risultare spiacevole o inappropriato.
In fondo, il numero 4 racconta molto più di una semplice credenza: racconta un Giappone in cui anche i dettagli più piccoli possono diventare una finestra sulla storia, sulla lingua e sul modo in cui una cultura costruisce il proprio rapporto con il mondo.
Il numero 4 in Giappone non è sfortuna magica, ma linguistica: un suono che richiama la morte e che la società preferisce evitare per rispetto e armonia.

Marzia Parmigiani è Psicologa clinica iscritta all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna (n. 5657), Senior SEO copywriter freelance e co-fondatrice del progetto Traveltherapists.
Si occupa di benessere psicologico, travel therapy, psicologia del viaggio, turismo medico, cultura giapponese e strategie digitali. Scrive guide e approfondimenti dedicati ai viaggi e accompagna viaggiatori in Giappone come guida sul territorio.
Divulgatrice di approfondimenti storico-culturali sul Regno di Ryūkyū, è esperta di turismo slow e turismo di lusso a Okinawa, dove realizza reportage e itinerari nati da viaggi ricorrenti e da una conoscenza diretta delle isole del sud del Giappone. Tra i suoi articoli di riferimento, la Guida a Okinawa: cosa sapere prima di partire è oggi uno dei contenuti più completi disponibili online in lingua italiana.
Cura e scrive in esclusiva i contenuti del blog culturale in inglese The LCN Firm, punto di riferimento per la narrazione delle radici italo-americane.
È iscritta al Registro Nazionale Mindfulness con il numero 3168.
Puoi scoprire di più su di lei su LinkedIn.
Domande frequenti sul numero 4 in Giappone
Perché il numero 4 porta sfortuna in Giappone?
Perché una delle sue pronunce, shi (四), è identica alla parola giapponese 死, che significa “morte”. Questa coincidenza linguistica ha reso il numero 4 un simbolo di cattivo auspicio e ha influenzato molte tradizioni della vita quotidiana.
Come si legge il numero 4 in giapponese?
Il numero 4 può essere letto in due modi:
- shi (四)
- yon (四)
Nella vita quotidiana molti giapponesi preferiscono usare yon, perché evita il richiamo alla parola “morte”.
In Giappone esiste davvero il quarto piano negli hotel?
Dipende dall’edificio. Alcuni hotel, ospedali e condomini omettono il quarto piano oppure utilizzano numerazioni alternative, soprattutto per rispetto delle persone più sensibili a questa tradizione.
Quali altri numeri sono considerati sfortunati in Giappone?
Oltre al 4, anche il 9 è spesso evitato perché la sua pronuncia (ku) richiama la parola “sofferenza”. Anche il 42 può essere considerato di cattivo auspicio perché letto shi-ni ricorda il verbo “morire”.
È maleducato regalare quattro oggetti a un giapponese?
Non sempre, ma è preferibile evitarlo, soprattutto se si tratta di un regalo formale. Molti scelgono confezioni da tre, cinque o sette pezzi, considerate più appropriate e di buon auspicio.
Tutti i giapponesi credono che il numero 4 porti sfortuna?
No. Le convinzioni variano da persona a persona e tra le diverse generazioni. Molti giovani non sono superstiziosi, ma continuano comunque a evitare il numero 4 in alcuni contesti per rispetto della tradizione e della sensibilità altrui.
Anche altri Paesi asiatici evitano il numero 4?
Sì. La cosiddetta tetrafobia è diffusa anche in Cina, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e in altre aree dell’Asia orientale, dove la pronuncia del numero quattro richiama anch’essa la parola “morte”.
Esistono numeri fortunati in Giappone?
Sì, anche se hanno un’importanza minore rispetto ad altri Paesi asiatici. Il 7 è tradizionalmente considerato un numero di buon auspicio, mentre il 3 e il 5 sono spesso associati a equilibrio e armonia e vengono utilizzati in diverse festività e cerimonie.
La superstizione del numero 4 deriva dal buddhismo?
Non direttamente. La sua origine è principalmente linguistica, ma lo shintoismo, il buddhismo e le tradizioni popolari hanno contribuito a mantenere viva questa sensibilità culturale nel corso dei secoli.
Cosa significa la parola “tetrafobia”?
La tetrafobia è il termine utilizzato per indicare l’avversione o il timore nei confronti del numero 4, diffuso soprattutto nei Paesi dell’Asia orientale a causa della sua associazione linguistica con la morte.
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