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Storia e significato delle lanterne di pietra in Giappone

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Tempo di lettura: 8 minuti

Storia significato lanterne pietra Giappone.

Simboli di luce e armonia: come le lanterne di pietra hanno unito spiritualità, estetica e natura in Giappone.

Storia e significato delle lanterne di pietra in Giappone

C’è un silenzio particolare nei giardini giapponesi. Non quello dell’assenza, ma una presenza discreta, fatta di muschio, pietra e acqua. In questo silenzio, da secoli, si ergono le lanterne di pietra giapponesi, dette tōrō (灯籠). Non sono semplici ornamenti: raccontano una storia fatta di fede, estetica e simmetrie invisibili. In senso più moderno, queste lanterne di pietra, sono chiamate ishidōrō (石灯籠), una delle declinazioni più conosciute dei tōrō giapponesi, utilizzate nei templi buddhisti, nei santuari shintoisti e nei giardini tradizionali.

Tornando alla storia e al significato delle lanterne di pietra in Giappone, le lanterne arrivarono in Giappone attraverso la Corea, attorno al VI secolo, insieme al buddhismo. Nei templi, fungevano da punti luce e simboli di illuminazione spirituale. Non a caso, la parola tōrō significa letteralmente “cesto della luce”. All’inizio erano esclusivamente legate al culto religioso, ma tra periodo Heian e Muromachi cominciarono a comparire anche nei giardini delle residenze aristocratiche, e più tardi nelle case da tè.

Come accade spesso nella cultura giapponese, un oggetto nato per uno scopo pratico si trasforma in contenitore di pensiero. Ogni tōrō è infatti costruita seguendo proporzioni precise e una simbologia stratificata.

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Storia significato lanterne pietra Giappone

Storia significato lanterne pietra Giappone. La forma della saggezza: struttura e simbologia

Una lanterna tradizionale in pietra non è composta da un solo blocco, ma da sei elementi sovrapposti, ciascuno con un preciso riferimento filosofico.

Hoju (宝珠) – il gioiello in cima, simile a una fiamma, rappresenta l’illuminazione.

Kasa (傘) – il tetto, che protegge il fuoco, simboleggia il cielo.

Hibukuro (火袋) – la camera della luce, dove ardeva la fiamma, indica la presenza umana.

Chūdai (中台) – il piano d’appoggio, riflette il mondo materiale.

Sao (竿) – il pilastro, spesso slanciato, rimanda all’elemento terreno.

Kiso (基礎) – la base, che poggia sulla terra e rappresenta le radici, la stabilità.

Questo schema, nella sua verticalità, ricorda una struttura cosmologica, simile a quella delle pagode: un’ascensione dal basso verso l’alto, dalla materia allo spirito. Non è un caso che, accanto a una tōrō, ci si senta spesso sospesi tra due dimensioni.

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Storia significato lanterne pietra Giappone. Dal tempio al giardino: l’evoluzione estetica

Con il tempo, le lanterne di pietra si sono affrancate dalla funzione religiosa e hanno conquistato nuovi contesti. Nei giardini zen, ad esempio, non sono solo decorative: orientate secondo assi precisi, dialogano con ponti, stagni e sentieri. Anche nei giardini da tè (roji), le lanterne hanno un ruolo pratico e poetico. Illuminarono un tempo il cammino degli ospiti durante le cerimonie serali, ma soprattutto indicano la necessità di un percorso: un cammino fatto di passi lenti, meditativi. Tra le più note, troviamo la Kasuga-dōrō, ispirata al santuario Kasuga Taisha di Nara: elegante, alta, con un corpo snello e una base ottagonale. Diversa è la Yukimi-dōrō, più bassa e dal tetto largo, usata nei pressi di stagni: yukimi significa “guardare la neve”, perché il suo cappello si riempie nei mesi invernali, creando un effetto poetico volutamente effimero.

Storia significato lanterne pietra Giappone. Un ponte tra natura e spiritualità

In ogni tōrō si coglie quella particolare forma di sincretismo che unisce il pensiero shintoista e buddhista. Da una parte, la celebrazione della natura: muschio, pioggia, pietra antica. Dall’altra, il richiamo al vuoto, alla riflessione. La lanterna non chiede attenzione: aspetta che tu ti fermi. Che osservi le sue linee. Che ascolti il tuo respiro. È un invito discreto al raccoglimento.

Nei cimiteri, ancora oggi, le tōrō accompagnano i defunti, come luci poste al confine tra due esistenze. Alcune vengono accese durante Obon – il festival dei morti, per guidare le anime di ritorno. Ma molte restano spente. Non per mancanza di fuoco, ma perché la loro luce non è fatta di fiamma. È presenza, è tempo inciso nella pietra.

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Storia significato lanterne pietra Giappone: il suono del silenzio

Chi ha passeggiato in un giardino giapponese sa che il suono non è mai assente: c’è il rumore dell’acqua che scorre, il vento tra i bambù, i propri passi sulla ghiaia. Le lanterne non emettono suono, ma creano uno spazio acustico. Lo definiscono, lo proteggono. Fungono da sentinelle immote, ma mai passive.

E forse è questa la loro funzione più profonda: non illuminare, ma custodire. Non indicare la via, ma ricordare che ogni cammino è personale. E che, nel tempo sospeso di un giardino, anche una pietra può insegnare a vivere con più grazia.

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Storia significato lanterne pietra Giappone. Funzione: tra luce fisica e presenza simbolica

In origine, la funzione delle lanterne di pietra era strettamente rituale: nei templi buddhisti, erano accese durante cerimonie per onorare il Buddha e rappresentare la sua luce interiore. In certi casi, erano parte integrante del percorso cerimoniale che i monaci seguivano, e scandivano il passaggio dall’ingresso al cuore sacro del complesso. Ma questa funzione si è evoluta e moltiplicata nel tempo.

Nel contesto dei giardini giapponesi, le tōrō non servivano solo a fare luce fisica – compito spesso affidato a piccole fiamme di olio vegetale o candele – ma a marcare un passaggio, un’area da meditare o osservare. In particolare, nei giardini da tè, erano disposte lungo il sentiero che conduceva alla chashitsu (stanza del tè), fungendo da guide silenziose per l’ospite, soprattutto di sera. Erano collocate in punti strategici, mai casuali: vicino a un albero centenario, accanto a un ponte o presso una pietra piatta che invita a fermarsi.

Nel contesto shintoista, le lanterne assolvevano anche a una funzione propiziatoria. Durante le feste stagionali, venivano accese per onorare i kami, gli spiriti della natura, o durante Obon, per guidare gli antenati. In epoca Edo, alcune famiglie nobili usavano lanterne ornamentali nei giardini privati come segno di raffinatezza estetica e conoscenza del principio del wabi-sabi, la bellezza dell’imperfetto e del fugace.

Infine, non va dimenticato l’aspetto più intimo e quotidiano: una tōrō può oggi non avere più luce, ma continua a svolgere la sua funzione primaria. Quella di ricordare, in silenzio, che anche il più piccolo dettaglio, se osservato con attenzione, può contenere un significato più grande. In un mondo sempre più veloce, queste lanterne di pietra sembrano sussurrare la necessità di rallentare, di ascoltare, di vedere davvero.

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Curiosità: quello che forse non sapevi sulle lanterne in pietra del Giappone

Alcune delle lanterne più antiche del Giappone non si trovano nei templi famosi o nei giardini imperiali, ma in piccoli santuari rurali, spesso dimenticati. La pietra, corrosa dalla pioggia e dalle stagioni, conserva tracce di epoche perdute, con iscrizioni che raccontano offerte, nomi di devoti o date di restauri avvenuti secoli fa. Ogni tōrō è una testimonianza storica, a volte più duratura dei documenti scritti. Durante l’epoca Edo, le lanterne divennero oggetti d’arte ambiti anche dai mercanti arricchiti, che ne commissionavano versioni raffinate per i propri giardini. Alcune furono scolpite da maestri scalpellini come vere e proprie sculture firmate, con motivi floreali, animali mitici o simboli esoterici.

In certi casi, le tōrō sono asimetriche di proposito. Questa scelta non è errore, ma riflette un principio fondamentale dell’estetica giapponese: l’imperfezione voluta (kanso e fukinsei), che evita la simmetria rigida a favore di un’armonia naturale, più vicina al ciclo delle cose.

Infine, c’è una curiosità moderna. In Giappone, alcune tōrō sono restaurate con cura e rimesse in funzione con luci a energia solare, in piccoli templi o giardini privati. Un ponte tra antico e contemporaneo che, senza forzature, rinnova il legame tra passato e presente. Perché, anche oggi, una lanterna può indicare molto più di una via: può suggerire un modo di vedere.

firma marzia parmigiani

 

Marzia Parmigiani è Psicologa clinica iscritta all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna (n. 5657), copywriter freelance e co-fondatrice del progetto Traveltherapists.

Si occupa di benessere psicologico, travel therapy, psicologia del viaggio, cultura giapponese e strategie digitali. Scrive contenuti SEO e accompagna viaggiatori in Giappone come guida sul territorio.

Divulgatrice di approfondimenti storico-culturali sul Regno di Ryūkyū, è esperta di turismo slow e turismo di lusso a Okinawa, dove realizza reportage e itinerari nati da viaggi ricorrenti e da una conoscenza diretta delle isole del sud del Giappone. Tra i suoi articoli di riferimento, la Guida a Okinawa: cosa sapere prima di partire è oggi uno dei contenuti più completi disponibili online in lingua italiana.

Cura e scrive in esclusiva i contenuti del blog culturale in inglese The LCN Firm, punto di riferimento per la narrazione delle radici italo-americane.

Il suo lavoro è stato citato da testate nazionali, tra cui la Repubblica.

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FAQ storia e significato delle lanterne di pietra in Giappone

1. Cosa sono le lanterne di pietra giapponesi?

Le lanterne di pietra giapponesi, chiamate tōrō, sono antiche strutture in pietra usate nei templi e nei giardini per scopi spirituali, estetici e simbolici.

2. Da dove vengono le lanterne di pietra in Giappone?

Le lanterne arrivarono in Giappone dalla Corea nel VI secolo, insieme al buddhismo, e venivano usate nei templi per illuminare e rappresentare la luce spirituale.

3. Che significato hanno le lanterne di pietra giapponesi?

Simbolizzano l’illuminazione, la connessione tra terra e cielo e il percorso spirituale. Ogni parte rappresenta un elemento filosofico, dal mondo terreno fino allo spirito.

4. Come sono fatte le lanterne giapponesi in pietra?

Sono composte da sei parti sovrapposte, tra cui una base, un pilastro, una camera della luce e una cima a forma di fiamma. Ogni elemento ha un significato preciso.

5. A cosa servivano le lanterne nei templi giapponesi?

Nei templi buddhisti servivano a onorare il Buddha, illuminare i percorsi cerimoniali e simboleggiare la luce interiore e la presenza sacra.

6. Perché ci sono lanterne di pietra nei giardini giapponesi?

Nei giardini, le tōrō creano armonia con la natura e guidano simbolicamente il visitatore, invitando alla lentezza e alla contemplazione.

7. Che differenza c’è tra Kasuga-dōrō e Yukimi-dōrō?

La Kasuga-dōrō è alta e slanciata, usata nei santuari. La Yukimi-dōrō è più bassa, con tetto largo, perfetta vicino agli stagni per “guardare la neve”.

8. Le lanterne giapponesi hanno ancora una funzione oggi?

Sì, anche se spesso spente, restano simboli di raccoglimento e bellezza. Alcune vengono accese durante Obon per onorare gli antenati.

9. Esiste un significato spirituale dietro le lanterne giapponesi?

Sì. Le tōrō rappresentano l’equilibrio tra natura e spirito, tra il visibile e l’invisibile, tra il tempo presente e l’eternità.

10. È vero che le lanterne giapponesi sono costruite imperfette apposta?

Sì, molte tōrō sono volutamente asimmetriche. Questo riflette l’estetica giapponese del wabi-sabi: la bellezza dell’imperfezione e della transitorietà.

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FOTO: Credit by Depositphotos.com

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